DELLY.
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Tu, mio sole.
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1977. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il conflitto eterno e sempre nuovo tra il purissimo amore che tutto trasfigura e la bruciante passione che tutto distrugge,  da Delly descritto magistralmente in questo romanzo, denso di vicende che la giovane protagonista affronter per conquistare la pi grande vittoria.
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca.
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Tu, mio sole.
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Capitolo 1.
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Quella mattina di luglio, uscendo dalla Sorbona, Norbert Defrennes incontr nella Avenue Saint-Germain il suo amico Foury e, chiacchierando, si incamminarono insieme verso via Saint-Guillaume dove Norbert abitava.
Foury, bruno, tarchiato, con il viso colorito e i gesti esuberanti, era l'antitesi del suo compagno: snello, elegante, dai lineamenti delicati ma un po' freddi, dall'andatura agile ed elegante. Nel carattere erano dissimili come nel fisico.
Avevano fatto amicizia al liceo, poi si erano ritrovati alla Facolt di lettere. Foury aveva nel figlio del banchiere Defrennes un compagno generoso, sempre pronto a fargli un imprestito quando finiva troppo presto la bella sommetta che sua madre gli passava ogni trimestre.
Norbert continuava, pi per abitudine che per altro, quella relazione amichevole; a Foury invece conveniva molto coltivarla. Per mezzo del signor Defrennes padre, persona
autorevole nell'ambiente politico di sinistra, aveva ottenuto un buon posto nell'amministrazione statale, e sperava, grazie a quella protezione, di fare una carriera rapida e brillante.
Era insomma un simpatico egoista, non cattivo, capace anche di qualche slancio generoso, ma troppo amante di tutti i piaceri della vita. Cos lo giudicava Norbert, con perfetta equit.
Camminavano lentamente per il viale. Foury parlava dei suoi progetti per il mese di agosto: prima un soggiorno a Cabourg in allegra compagnia, poi una quindicina di giorni dedicati a sua madre nella casa di famiglia della Rochelle; in seguito in Guascogna, da certi cugini, per l'apertura di caccia.
Norbert lo ascoltava con aria distratta. I suoi occhi, di un grigio scuro, che a volte sembravano quasi azzurri, avevano in quel momento una espressione indifferente e sognante, che un osservatore vi avrebbe scorta spesso, specialmente in quegli ultimi tempi. Sembrava allora che la sua mente rimanesse a contatto con l'interlocutore soltanto quel poco che gli bastava per seguire superficialmente la conversazione.
Dopo un breve silenzio, Foury domand: E tu, mio caro, che cosa intendi di fare?
Un viaggio in Danimarca con Bartholier. Poi... non lo so. Forse andr per qualche giorno a Larchamp, quando i miei saranno l.
Eh! Buona idea! Larchamp  piacevolissimo quando c' gente. Ci si diverte molto! La tua matrigna  straordinaria per organizzare divertimenti!
Un lieve sorriso ironico pieg le labbra di Norbert. Oh, s,  bravissima!  bravissima per organizzare ogni cosa.
Una donna molto intelligente, veramente notevole! Foury parlava con calda convinzione. ... Ed  ancora una bella donna, molto chic, soprattutto!
Norbert ripet con la stessa aria ironica: Molto chic, senza dubbio.
Continuarono a camminare in silenzio per un momento, poi Foury, strizzando maliziosamente l'occhio verso il compagno, disse: Ho sentito dire che sei fidanzato.  vero?
Norbert volse verso di lui uno sguardo pieno di calma sorpresa. Io? Chi te lo ha detto?
La signora Sorgues. Dice che lo sa da fonte sicura.
Ebbene, questa fonte sicura le ha dato a bere una frottola. Nessun fidanzamento, per ora.
Ritiro dunque i rallegramenti... non per molto tempo, suppongo, poich di certo la graziosa signora Figures diventer presto signora Defrennes.
Norbert rispose freddamente: Pu darsi.
Foury non insist. Sapeva che all'amico non piaceva che la gente cercasse di scrutare i suoi pensieri n che si impicciasse della sua vita sentimentale. Inoltre erano ormai arrivati in via Saint-Guillaume, perci dopo una stretta di mano, si separarono. Norbert entr nel vecchio palazzo dove in fondo a un cortile a ferro di cavallo limitato da edifici di aspetto signorile
patinati dai secoli, si trovava il suo appartamento. Per suo padre e per la sua matrigna la scelta di quell'angolo antico, in quella vecchia strada, era sempre fonte di stupore.
Una tomba! dicevano. Trovavano naturale, s, che avesse passione per le cose antiche; mobili e oggetti d'arte erano molto di moda; ma che arrivasse fino ad abitare in una di quelle case della riva sinistra, era una cosa veramente incomprensibile per persone che ritenevano che l'atmosfera dei quartieri pi eleganti di Parigi fosse la sola respirabile.
In quella scelta egli aveva seguito l'inclinazione naturale dell'animo suo che lo portava a indagare nel passato, a studiare la vita morale e materiale delle generazioni trascorse.
Forse vi contribuiva una istintiva reazione al lusso troppo nuovo, alla esistenza troppo mondana dei suoi genitori e delle persone che frequentavano.
A volte, per, tra quelle vecchie mura, provava una certa nostalgia. Nostalgia di che cosa? Non poteva capirlo tanto era vaga, mutevole, come gli effetti di ombra sulle onde palpitanti del mare. Tuttavia ne rimaneva una impronta nella sua indole riflessiva, segretamente vibrante, dotata di una sensibilit che nessuno avrebbe sospettata in lui, perch era un'anima chiusa che neppure l'amore aveva potuto schiudere del tutto.
...
Mentre attraversava il vestibolo, il domestico gli si fece incontro dicendo: Il signor Defrennes ha telefonato per dire che stasera aspetta il signore a pranzo.
Bene. Porta qui la macchina alle sette e mezzo.
Norbert entr nello studio, dove le tende tirate mantenevano un po' di fresco in quella giornata estiva. La stanza lunga, parata di vecchie tappezzerie, aveva tre porte a vetri
che davano su un giardinetto, ultimo avanzo di un grande giardino di altri tempi che era stato adorno di statue, di vasche e di siepi di bosso.
Tra le antiche librerie intarsiate, alcuni piedistalli sostenevano dei busti di marmo. La grande scrivania sobriamente adorna di bronzi ben cesellati, era appartenuta a un appaltatore
generale del diciottesimo secolo. Carte e libri erano disposti con l'ordine che Norbert metteva in ogni cosa. In un piccolo vaso di Sassonia alcune rose cominciavano a sfiorire.
Norbert and a una delle finestre e ne socchiuse una imposta; poi si sed alla scrivania.
C'era una lettera per lui. Era della signora Figures, la bella Reine Figures, moglie di un amministratore coloniale; aveva in corso un divorzio ed era molto innamorata di quel simpatico Defrennes dagli occhi sognanti e dal sorriso talvolta leggermente ironico.
Da Param, dove in quel momento si trovava, scriveva a Norbert per pregarlo di andare a passare qualche giorno l; altrimenti, diceva, il tempo le sarebbe parso troppo lungo fino a ottobre, quando si sarebbero ritrovati a Parigi.
Norbert lesse con piacere quella lettera tenera, spiritosa. Amava quella giovane signora bionda dagli occhi vivi, espressivi, dai gusti delicati, tanto conformi ai suoi. Reine aveva assaporata l'amarezza di un matrimonio male assortito, e gi da due anni viveva in casa di suo padre, Abele Figures, che era stato il professore di letteratura antica di Norbert.
Il giovane laureato l'aveva conosciuta in casa del professore, e si erano amati subito.
Ma mentre Reine dava il suo cuore senza riserve, Norbert sentiva talvolta passare sul suo amore come un'ombra; un'ombra leggera, fuggevole, che lasciava in lui una certa disillusione.
Dopo aver messo da parte la lettera per rispondere, egli apr una rivista e lesse fino all'ora in cui gli parve opportuno prepararsi per andare dal padre. Per lui, quelle riunioni di famiglia non erano un divertimento. Suo padre, tutto preso dagli affari e dai divertimenti, gli accordava un'attenzione soltanto superficiale. Non esisteva tra loro affinit di gusti n di pensiero. L'anima di Norbert era stata spesso segretamente urtata al contatto di quel materialismo di gaudente, della ristrettezza di una mente incline al settarismo.
I loro rapporti si limitavano solo a qualche pranzo, a qualche giorno passato insieme, sul finire dell'estate, al castello di Larchamp, nell'Oise.
La matrigna era con lui di una cortese indifferenza. Tutto il suo interesse, tutta la sua attivit, che non era poca, si concentravano sulle distrazioni mondane, le prove di vestiti, le riunioni per opere di beneficenza patrocinate da note personalit politiche e finanziarie.
In quanto a Lisette, la sorellastra di Norbert, a diciannove anni si era gi fatta una vita indipendente, e sarebbe stato inutile cercare un po' di affetto da quella bella ragazza egoista.
Perci da quando a sette anni gli era morta la mamma, Norbert viveva in una solitudine morale alla quale si era in apparenza abituato, ma che pi di una volta era stata per lui cagione di amarezza, di inconfessata sofferenza, specialmente quando osservava in qualche famiglia di sua conoscenza, un sistema di vita ben diverso.
E nell'attrazione che provava per Reine, nel suo desiderio di unirsi a lei, c'era forse pi che altro l'aspirazione della sua anima solitaria verso un focolare e un caldo affetto.
Quella sera, arrivando nel lussuoso appartamento del Parco Monceau, trov la signora Defrennes che stava discutendo con Lisette, che rifiutava di andare con lei a La Baule.
Sprofondata in una poltrona, con le gambe incrociate che uscivano fino al ginocchio dalla gonna stretta, secondo la moda, la ragazza opponeva alle osservazioni della madre il sorriso sprezzante delle sue labbra troppo rosse e brevi frasi lanciate con impertinenza.
La signora Defrennes prese a giudice il figliastro.
Vuole andare a Biarritz con i Landremart, Norbert. A me pare una cosa un po' arrischiata. Certo sono anch'io di idee larghe; ma la signora Landremart ha una pessima fama! E suo marito vale ben poco. All'et di Lisette, non ti pare che...?
Senza dubbio hai il dovere di impedirlo.
C'era una certa ironia nella risposta. Lisette guard Norbert con beffarda malizia.
Suo fratello la conosceva bene. Sapeva che faceva sempre tutto di sua testa, la bella ragazza bruna che vedeva soltanto la propria personalit intelligente, vivace, orgogliosa, gonfia di ambizioni segrete che si riassumevano in fondo in questa formula: molto denaro per ottenere pi piaceri possibili. Non erano le aspirazioni di un animo molto elevato, ma la parola anima non aveva senso in casa di Maurice Defrennes.
Il banchiere entrava in quel momento: bell'uomo, sebbene un po' pingue, dal colorito acceso e la testa un po' calva. Strinse la mano al figliuolo, dicendo: Ho da parlarti. Andiamo a tavola! Discorreremo l.
...
Passarono nella sala da pranzo, sedettero attorno alla tavola apparecchiata con lusso raffinato. Sotto la luce elettrica la signora Defrennes, truccata, con un vestito grigio argento,
dava ancora l'illusione di una donna giovane, bench fosse prossima alla cinquantina. Da quando tra i suoi capelli di un bel castano dorato era apparso qualche filo bianco, li tingeva in biondo. Nel viso espressivo e fine, gli occhi azzurri avevano una luce un po' dura.
La signora Defrennes passava per una donna che sapeva amministrare con la stessa competenza la propria casa e le opere di beneficenza di cui era presidentessa, tesoriera o consigliera. Suo marito le lasciava completa libert, purch, naturalmente, non si ingerisse nei fatti suoi. Cos, di tacito accordo, si erano fatti ognuno una vita a modo loro, senza preoccuparsi l'uno dell'altro.
Il signor Defrennes, dopo aver mangiato con calma la minestra, volse verso Norbert gli occhi azzurri dallo sguardo un po' fuggevole.
Ho un piacere da chiederti, mio caro. Ecco di che cosa si tratta: il notaro Roubin, di Clergeac, mi scrive che ha avuto ultimamente una richiesta di acquisto per una mia vecchia bicocca. Non offrono gran che, e vorrebbero una parte o tutti i mobili.  meglio che me ne liberi, tanto non me ne faccio niente. Ma vorrei che prima tu andassi l a dare una occhiata a quelle anticaglie, e a vedere se c' qualche oggetto che convenga conservare. Ci dovrebbe essere un bellissimo armadio antico...
La signora Defrennes drizz gli orecchi. Un armadio antico? Di che genere?
Del Seicento, credo. Era in salotto, e forse mio fratello Raimond lo avr lasciato l; aveva il culto delle tradizioni!
Vi era un certo sarcasmo nel tono del banchiere.
Del Seicento? Starebbe bene nella piccola anticamera. Norbert se ne intende e vedr se vale. Non ci sono mobili del Settecento, Maurice?
Non credo. Ma  tanto tempo che non ho messo piede laggi.
Il signor Defrennes si serv dal vassoio che il cameriere gli presentava e cominci a mangiare; poi si rivolse di nuovo al figliuolo.
Ti dar una procura e sistemerai tutto per il meglio. Non hai impegni che ti impediscano questo viaggetto?
Se basteranno cinque o sei giorni, no, babbo. Anzi, vedr con piacere il luogo dove vissero i nostri avi.
Una orrenda tana! Non c' niente da vedere, tranne la chiesa e i resti dell'abbazia. Sbrigherai presto questo affaretto di cui lascio a te il profitto in compenso del disturbo. Anderai in macchina, immagino? Alla risposta affermativa del figlio, soggiunse, dopo aver inghiottito qualche altro boccone: Una volta c'era un buon alberghetto: Lo scudo d'Oro. Oppure potresti alloggiare in casa. La vecchia Elisa, una antica domestica della famiglia, che sorveglia la casa, potrebbe prepararti una camera e farti una buona cucina all'usanza paesana. Come preferisci?
Preferirei quest'ultima soluzione. C' una rimessa dove possa tenere la macchina?
S, c'. Scrivendo al notaro per annunziargli il tuo arrivo, lo pregher di avvertire Elisa perch sia pronta ad accoglierti entro la prossima settimana.
 una bella seccatura quella che ti d il babbo, Norbert! disse Lisette facendo una smorfia.
Ma no, invece! Ripeto che far con piacere conoscenza con quella vecchia cittadina.
Ci abbiamo ancora dei parenti, babbo?
Le labbra del signor Defrennes ebbero una piega sprezzante.
S, alcuni cugini. Dei bigotti accaniti!
Uno  prete...
Ah, ah! beffeggi Lisette. Andrai a trovarli, Norbert?
Non so se...
Interrompendo il figlio, il signor Defrennes disse impazientito: Norbert non ha niente a che fare con quella gente. Non ho pi rapporti con loro da molto tempo.
Siete in discordia, babbo?
In discordia non si pu dire, ma mi sono assolutamente indifferenti... o meglio, per essere esatto, assolutamente antipatici.
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Capitolo 2.
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Il crepuscolo invadeva la cittadina di Clergeac
quando Norbert vi giunse, in una calda
sera di estate.
La vecchia citt raggruppava le sue vie in
salita, attorno a una chiesa del Duecento, di
cui, a quell'ora tarda, il giovane distinse soltanto
i contorni. Egli si fece indicare la direzione
della casa Defrennes e infil la macchina
in una stradina stretta, tra vecchie case
nelle quali cominciavano ad accendersi alcuni
lumi.
La casa che cercava si trovava proprio su
in alto, a breve distanza dalla chiesa che
proiettava su di essa la sua ombra secolare.
Alla poca luce del crepuscolo Norbert vide
soltanto le finestre del pianterreno adorne di
grate di ferro battuto, ben lavorate, la porta
stretta, con il picchiotto a forma di testa di
uomo.
Scese di macchina e si ferm un momento
prima di bussare. Nel buio della sera, nel silenzio
della strada deserta, tra le case tutte
chiuse, ebbe la fuggevole impressione di trovarsi
circondato di mistero.
La scacci subito, sorrise, e alz il picchiotto
che ricadde facendo un rumore sordo.
Quasi nello stesso istante la porta venne
aperta e apparve il viso minuto di una vecchia
dai capelli bianchi, coperti dal fazzoletto
paesano. La luce che usciva dal vestibolo illumin
Norbert che, levandosi il cappello,
chiese:
 questa la casa del signor Defrennes?
Ma s, signore! Oh, non speravo pi di
vedervi! Per fortuna ho tenuto il pranzo in
caldo.
Ho avuto un guasto presso Limoges, e
ho fatto tardi. C' una rimessa dove possa
mettere la macchina?
Ecco, signore. L'avevo gi aperta...
Quando Norbert, non senza difficolt a
causa della ristrettezza della strada, ebbe sistemata
l'automobile nella grande rimessa
vuota attigua alla casa, varc la soglia di
questa seguendo la domestica. Diverse porte
si aprivano sopra un lungo corridoio dove
fluttuava un certo odore di muffa.
Elisa ne apr una.
Ecco la sala da pranzo. Se il signore
vuole entrare lo servir subito.
La stanza era ampia, ammobiliata con una
grande credenza di mogano a palchetti, una
tavola rotonda, e numerose seggiole di giunco.
Le due porte a vetri davano sul giardino.
Norbert si avvicin a una di esse. Nel buio
sempre pi fitto distingueva soltanto la sagoma
di qualche albero e gli arbusti pi vicini;
ma un frescolino piacevole giungeva fino
a lui, carico del profumo delicato dei fiori.
Rimase l immobile mentre la donna apparecchiava
in silenzio. Si sentiva penetrare da
un gradevole senso di calma in quell'ambiente
nuovo che lo portava indietro negli
anni e lo faceva pensare a persone scomparse
di cui non sapeva quasi niente, perch Maurice
Defrennes non parlava volentieri della
sua famiglia.
Sapeva che suo padre aveva avuto un fratello
maggiore, sposato, morto sulla quarantina
dopo aver perduto l'unico figlio. Il fratello
minore aveva allora ereditata la casa di
Clergeac e un piccolo patrimonio, insignificante
in confronto alla somma vistosa ormai
gi accumulata dal banchiere. Dopo la morte
del fratello, Maurice non era pi tornato nella
casa paterna affidata alle cure di Elisa, la domestica
che aveva assistito Raimond Defrennes
nei suoi ultimi momenti. Questo era tutto
quello che Norbert sapeva della casa che conservava
il ricordo dei suoi antenati.
Elisa annunzi che il pranzo era servito.
Norbert si sed davanti alla tavola apparecchiata
con una bella tovaglia di lino. La lumiera
illuminava il servito di porcellana
bianca filettata di verde, il cristallame antico,
le posate di acciaio ben lucidate. Elisa
si scus:
Non ho altro, signore. L'argenteria non
c' pi: il signor Maurice se la fece spedire
dopo la morte del signor Raimond. Vi erano
dei pezzi bellissimi, che erano stati ereditati
da una bisnonna dei signori.
Va benissimo cos, Elisa, non preoccupatevi.
Mangi con appetito, lod Elisa per la sua
cucina, ma non si attard a tavola. In quella
grande stanza poco illuminata provava un
certo disagio. Elisa lo preced per la scala di
pietra grigiastra, dagli scalini consunti dai
passi di tutti i Defrennes che vi avevano vissuto.
Apr una porta nel corridoio pavimentato
con piccoli mattoni esagonali e si ritrasse
per lasciar passare Norbert, poi entr anche
lei.
Ho preparato questa camera per il signore,
perch  la pi simpatica, e anche perch
vi sono dei ricordi. Il signor Raimond
e il signor Maurice nacquero qui, dopo la
loro sorellina, volata subito in cielo.
La stanza era grande, bene aereata da due
finestre che lasciavano entrare l'aria della
sera, tepida, che portava i profumi raccolti
dai giardini.
Norbert vide un immenso letto di mogano,
della forma detta a barca, un armadio, un
cassettone dell'epoca di Luigi Filippo, una
tavola ovale sotto la quale era steso un tappeto
che ricopriva in parte l'impiantito di
legno ben lucidato.
Elisa chiese:
Il signore desidera che stanotte resti in
casa, per il caso che avesse bisogno di qualche
cosa?
No, Elisa, grazie. Tornate pure a casa
vostra;  inutile cambiare le abitudini per il
poco tempo che rimarr qui.
Buona notte, dunque, signore. Spero
non vi manchi niente. Il bicchiere d'acqua
 l.
Tendeva la mano verso il comodino.
... Ho messo la valigia nell'armadio. Domattina
verr presto. Buona notte, signore,
buon riposo!
Usc, dignitosa e tranquilla, dopo aver posato
la lampada sulla tavola.
Norbert fece qualche passo per la stanza.
Il lume, con il suo paraluce di porcellana
verde, spandeva un debole cerchio di luce sul
tappeto della tavola, di vecchio velluto circondato
da una striscia a piccolo punto, e lasciava
nella penombra gli altri mobili, le sedie
di mogano con le spalliere a forma di lira,
la grande poltrona ricoperta di tappezzeria a
piccolo punto.
Per osservare meglio tutto, Norbert mosse
il lume e lo gir attorno per la stanza.
Vide allora alle pareti qualche ritratto,
uno specchio ovale in cornice dorata sopra il
caminetto, un orologio a pendolo di bronzo,
di stile Impero, molto bello, tra due lumi
della stessa epoca, con i globi opalini.
Norbert illumin il cassettone. Sul piano
di marmo nero c'era una statua della Madonna
che teneva tra le braccia il Bambino Ges.
Era di legno, scolpita con un'arte un
po' rozza, dipinta con colori addolciti dal
tempo. I drappeggi cadevano rigidi, gli atteggiamenti
erano privi di grazia, ma i due visi
avevano una espressione soave, tenera, e tuttavia
maestosa.
Un pezzo molto interessante, pens Norbert.
Primo periodo del Duecento, senza
dubbio. Lo vedr meglio domani.
La luce cadde su un grande Crocifisso di
avorio ingiallito che spiccava sul legno nero
di una croce.
Fu una breve visione. Norbert si volt e
and verso una delle finestre.
Entrambe si aprivano sopra un terrazzo di
pietra. Di l da quello c'era il giardino, immerso
in un buio profondo. Appoggiato alla
balaustrata Norbert aspir i profumi estivi
che giungevano fino a lui.
Dal giardino accanto, vicinissimo, perch
da quella parte la finestra era l'ultima della
casa, arrivava un mormorio di voci. Sporgendosi
un poco Norbert distinse tre persone
sedute davanti a una porta a vetri dalla quale
veniva un riflesso della luce accesa nell'interno.
In quel momento l'orologio della chiesa
batt la mezza. Poi una campana cominci
a sonare e riemp la placida notte della sua
sonorit piena, potente.
Dal gruppo delle tre persone qualcuno si
alz dicendo:
Ecco il primo rintocco. Vado a vestirmi,
babbo.
Quella voce di donna era giovane, fresca,
e colp gradevolmente l'orecchio di Norbert.
Egli intravide una figura snella, vestita di
chiaro, in piedi davanti alla panchina sulla
quale erano sedute le altre due persone, due
uomini con le teste calve, illuminate dal riflesso
della luce.
Nelle vibrazioni della campana si perse il
rumore delle voci. Norbert vide la figurina
femminile sparire nell'interno. Poco dopo i
due uomini la imitarono. Norbert osserv allora
che uno di loro era un prete e che camminava
con una certa difficolt.
Rimase ancora un momento appoggiato alla
balaustrata di pietra un po' screpolata. Il tepore
dell'aria, la calma della sera, lo intorpidivano
dopo quella giornata di viaggio all'aria
aperta e a una discreta velocit.
E poi qualcosa di molto dolce, di calmante,
lo avviluppava, si insinuava in lui. Soffio
misterioso al quale si schiudeva la sua anima
solitaria.
La campana, rimasta per un poco in silenzio,
sonava di nuovo. La notte risonava delle
vibrazioni profonde del bronzo. Un'altra campana
si un alla prima. Aveva un suono ancor
pi possente che il campanaro univa con
maestria alla voce della sua compagna. Fu
un duetto magnifico. Norbert lo ascoltava,
con la mano appoggiata sulla vecchia pietra.
Quelle voci di bronzo non risvegliavano in
lui alcuna delle emozioni suscitate dai ricordi
di una infanzia mistica che ha conosciuto il
ciclo indimenticabile delle feste liturgiche.
Sua madre gli aveva insegnato a pregare nella
prima infanzia, ma dopo la sua morte, chiuso
in un collegio laico, per volere espresso del
padre che cominciava a far fortuna e desiderava
farsi benvolere dai suoi amici politici,
non aveva avuto nessuna istruzione religiosa.
In seguito, gli studi lo avevano portato a
interessarsi del cristianesimo come degli altri
sistemi filosofici. Ma le lezioni dei suoi
maestri gliene avevano presentata soltanto
una immagine deformata che non lo attraeva.
Tuttavia, siccome non era affatto settario,
sentiva vivamente la bellezza delle cerimonie
liturgiche alle quali gli era capitato di assistere
come curioso. Non si stancava mai di
ammirare con fervore i nobili santuari antichi,
e quando, nel corso di un viaggio, passava
nelle vicinanze di una di quelle cattedrali
che inalzavano verso il cielo, sul suolo
di Francia, lo splendore mistico delle loro
pietre cesellate, faceva magari un giro pi
lungo per rivederla, per vagare sotto le cupe
navate, per scoprire talvolta in qualche cantuccio
di cappella, nel capitello di una colonna,
nella penombra di una sagrestia, qualche
piccolo capolavoro ancora a lui ignoto.
E la voce delle campane aveva sempre avuto
per lui una attrazione particolare.
Da bambino, si metteva alla finestra ad
ascoltarle quando sonavano per le feste solenni.
Giovanotto, amava udire quelle voci
possenti di cui non capiva i mistici appelli
all'adorazione, alla preghiera, ma che risvegliavano
strani echi, sopravvivenze ataviche,
nell'anima di quel discendente di una vecchia
stirpe borghese molto religiosa, di cui molti
membri avevano preso posto nelle file del
clero regolare e secolare.
Ecco perch, anche ora, Norbert rimaneva
l ad ascoltare le campane che annunziavano
le funzioni della sera. Mentre intorno a lui si
spandevano le larghe onde sonore, provava
l'impressione di non essere pi solo nella
casa sconosciuta; invisibili presenze lo circondavano,
benevole, ospitali. Un senso di
benessere, di riposo, lo penetrava fino nel pi
intimo del suo essere, lo teneva l fermo in
una specie di quiete. Quando le campane tacquero,
rimase ancora per un momento immobile,
con gli occhi fissi nel buio, dove in
lontananza si intravedeva qualche luce. Un
rumore di voci in una stradetta vicina giunse
fino a lui, e una risata attravers l'aria. Poi
fu di nuovo in silenzio, la pace imbalsamata
di quella notte di estate.
Tornato nella grande camera poco illuminata
dove tutto gli era estraneo, prov la
stessa impressione di pace familiare, di presenze
misteriose. Prima di prendere sonno
pens per qualche momento agli avi il cui
sangue scorreva nelle sue vene, e dei quali
nulla sapeva.
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Capitolo 3.
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La mattina dopo Norbert si svegli al suono
dell'Angelus. Un venticello gi caldo entrava
nella camera insieme con i rumori diversi
della cittadina che tornava alla vita di ogni
giorno.
Dal letto Norbert vedeva il sole illuminare,
al suo sorgere, l'orizzonte e le colline boscose
che si disegnavano nettamente sull'azzurro
pallido di un cielo purissimo.
Si prepara una bella giornata, pens,
voglio sbrigarmi a concludere con questo
notaro per poter fare conoscenza con la citt
e i dintorni nel pomeriggio.
Mentre si vestiva il suo sguardo fu attratto
di nuovo dalla statua di legno, e si avvicin
per guardarla meglio.
Dal punto di vista artistico gli sembrava
abbastanza interessante da indurlo a includerla
tra gli oggetti da portar via prima di
concludere la vendita. E cos pure l'orologio
a pendolo che, se suo padre non avesse avuto
niente in contrario, avrebbe messo nel suo
studio. In quell'ambiente comprato sarebbe
stato il solo ricordo di famiglia.
Non c'era altro che meritasse di essere conservato,
in quella stanza? No, veramente non
vedeva altro.
Il suo sguardo faceva il giro della camera.
Per qualche istante si indugi sul grande
Crocifisso ingiallito, appeso alla croce di legno
nero.
Quello non ha alcun valore, mormor.
Ricordava certi Crocifissi antichi ammirati
nei musei o nelle esposizioni. Questo non
aveva niente che ricordasse quegli oggetti
preziosi. Norbert ne distolse dunque lo
sguardo con indifferenza, non senza pensare,
come aveva fatto tante altre volte:
 strano il culto che tanti esseri umani
rendono, da secoli, a quest'uomo suppliziato,
vittima della intolleranza ebraica.
Mentre finiva di vestirsi continu a esaminare
la stanza. Sul caminetto si facevano riscontro
due fotografie: rappresentavano un
uomo dal viso fine e pensoso, e una giovane
donna sorridente, in crinolina, che teneva tra
le braccia due ragazzetti.
I nonni senza dubbio, insieme con mio
zio e mio padre, pens Norbert.
Quando fu pronto, prima di scendere, si
avvicin al terrazzo per dare una occhiata al
giardino che, la sera prima, nel buio, non
aveva potuto vedere. Era un buon vecchio
giardino di provincia, un po' trascurato, ma
tuttavia grazioso, con i suoi boschetti di noccioli,
di allori, i suoi vecchi alberi, il pergolato,
le aiuole dove fiorivano in un miscuglio
i rosai del Bengala, i ranuncoli, le grandi
margherite dal cuore giallo.
Una palizzata di legno che spariva sotto il
fogliame folto delle clematidi lo separava dal
giardino accanto. Questo, molto simile al
primo, era tenuto meglio, per lo meno nella
parte che Norbert poteva scorgere. C'erano
dei bellissimi rosai, delle piante di vainiglia
il cui odore era nell'aria.
Sporgendosi un poco dal terrazzo vide tutta
una fioritura di rose tea sulla facciata della
casa che sembrava molto antica. scorse una
porta ad arco acuto, delle sculture ornamentali
intorno alle finestre. Al riparo di un vecchio
fico c'era un pozzo adorno di artistici
ferri battuti. Dietro a quello, Norbert scorse
un'ala rientrante, con finestre ogivali, e pinnacoli
scolpiti all'orlo del tetto.
In quella cittadina dovevano esistere interessanti
resti del passato. Si ripromise di vederli
prima di partire.
Quando scese, Elisa aveva gi apparecchiato
nella grande sala da pranzo, resa un
po' scura dalla vicinanza di un folto ippocastano.
Mentre lo serviva gli domand come
aveva passato la notte. Nel risponderle, Norbert
la osservava attentamente, perch la sera
prima, nella luce incerta, l'aveva vista male.
Era una vecchia alta e magra, ancora molto
dritta. Il viso rugoso, color della cera ingiallita,
doveva avere avuto una certa bellezza.
Gli occhi nerissimi erano ancora belli sotto
le palpebre appassite. Il loro sguardo dolce
e franco piacque subito a Norbert.
Mentre cominciava a far colazione, chiese:
Dove abita il notaro Roubin dal quale
mio padre ha saputo che un suo cliente vorrebbe
comprare questa casa?
Nella via degli Arcieri, signore, a dieci
minuti da qui. Dovete attraversare la piazza
della Chiesa, in fondo alla via dei Tre Angeli,
c' la via degli Arcieri. Dunque, il signor
Maurice ha idea di vendere la casa?
Fece una breve pausa prima di soggiungere
in tono di rimprovero:
La casa paterna.
 Eh, s, Elisa! A lui non serve proprio
a niente, perch ormai si  stabilito a Parigi
da tanto tempo e non ha alcuna intenzione di
tornare da queste parti.
Giacch il signore  ricco avrebbe potuto
serbarla perch non uscisse dalla famiglia.
Questo era anche il parere di Norbert. Non
capiva perch, senza necessit, suo padre vendesse
la vecchia casa dove era nato, dove
aveva trascorsa l'infanzia e l'adolescenza.
Ma ricordando la disinvoltura con la quale
il signor Defrennes gli aveva parlato della
vecchia bicocca della quale voleva sbarazzarsi,
il giovane si rendeva conto che per lui
i ricordi di famiglia non esistevano. Volgendo
lo sguardo attorno, Elisa sospir a lungo.
Mi pareva gi molto triste che la casa
non fosse mai abitata; ma vederci degli estranei
sar anche peggio!
Siete affezionata a questa casa, Elisa?
S, signore, ed  facile capirlo! Entrai
al servizio della famiglia Defrennes quando
avevo dodici anni. Ho preso parte a tutte le
gioie e a tutti i dolori dei miei padroni; perci
accettai con gioia l'offerta che mi fece il
signor Maurice, dopo la morte del signor Raimond,
di aver cura della casa. E mi rimaneva
facile, perch la nipote presso la quale
mi sono ritirata a vivere con le mie piccole
rendite, sta proprio qui vicino, sulla piazza.
Quando avr parlato con il notaro voglio
vedere la citt. Vi sar pure qualche cosa
di interessante. Prima di tutto la chiesa, non
 vero?
S, signore.  molto bella e antichissima.
Un tempo era la chiesa degli Agostiniani
che avevano qui un monastero fondato
da san Norberto stesso. Molti turisti vengono
a visitarla, e ammirano anche quello
che resta dell'abbazia. Poi c' la Porta dei
Cantori, le vecchie torri, una parte di bastioni,
e anche diverse case che sono della
stessa epoca della chiesa.
Anche quella qui accanto?
S, quella dei signori Laurentie, che
sono cugini del signore.
Cugini prossimi?
Non molto. Credo che i nonni del signor
Maurice e del signor Bruno fossero cugini
in primo grado. Ma in ogni modo tra le
due famiglie c'era una grande amicizia. Il
padre del signor Maurice e il signor Arciprete,
che erano della stessa et, si volevano
bene come due fratelli. In seguito fu lo stesso
tra il signor Raimond e il signor Bruno.
Chi  il signor Bruno?
Il figlio di un fratello maggiore del signor
Arciprete.  notaro come suo padre,
come il suo nonno, come altri Laurentie
prima di loro. Il suo studio  il pi antico
e accreditato di tutta la regione. Disgraziatamente
non ha figli maschi; ha soltanto una
figlia, la signorina Nicolette, che  tanto carina,
ma un po' delicata di salute come la
sua povera mamma. Manda avanti la casa
dove vive anche il signor Arciprete, che 
molto vecchio.
Mentre Norbert beveva una eccellente cioccolata,
la vecchia soggiunse:
Ha una bella voce, la signorina Nicolette.
Ieri sera cant un'Ave Maria che piacque
a tutti.
C'era una funzione in chiesa?
S, per la festa di Santa Maria degli
Angeli, alla quale  dedicata la chiesa, come
era dedicato anche il monastero. Ah, non 
pi piena come una volta, certo! Clergeac sta
morendo, come dice il signor Bruno, e tra
quelli che rimangono ci sono molti indifferenti!
Prima di recarsi dal notaro Norbert volle
visitare la casa. Percorse le stanze, non molto
numerose, ma vaste: il salotto adorno di pannelli
di legno grigio e di mobili stile Impero
un po' sciupati; lo studio di consultazione, di
una semplicit quasi monacale, che aveva
servito al dottor Raimond Defrennes, a suo
padre, e al suo nonno.
Al primo piano visit le tre camere che non
conosceva, tutte ammobiliate presso a poco
come quella nella quale aveva dormito. In
una not un ritratto a olio che rappresentava
un ragazzo di cinque o sei anni, bruno, esile,
dall'aria sofferente. Gli occhi azzurri, pensosi,
davano a quella fisonomia di bambino
un fascino che trattenne un momento Norbert,
in pensosa contemplazione.
La domestica, dalla quale si inform scendendo,
gli disse che era il ritratto del figlio
di Raimond Defrennes, il piccolo Domenico.
La camera dove si trova era quella del
signor Raimond. Lui, poverino, dormiva
nella camera dei nonni, perch era pi luminosa,
pi arieggiata. E mor l, come un vero
piccolo santo.
Una lacrima vel gli occhi neri.
Norbert domand:
Mio zio era gi vedovo?
Il viso di Elisa espresse una vivissima sorpresa
per quella domanda che mostrava
l'ignoranza completa del giovane riguardo
alla sua famiglia paterna.
Ma no. il signor Raimond non era vedovo!
Sua moglie, una bellissima donna, alta,
bruna, lo aveva abbandonato per andare in
America con uno spagnolo ricchissimo. Per
il povero signore fu un colpo dal quale non
si rimise mai. L'aveva amata molto, quella
sciagurata che ingannava tutti con la sua
aria seria e devota. Lui si dedic al piccino
abbandonato dalla madre, lo cur come non
avrebbe saputo fare nemmeno una donna. Ma
il bambino, nei suoi ultimi giorni, cominci
a chiamare:
Mamma! Voglio la mamma!
Avevamo un bel ripetergli:  in viaggio,
molto lontano! lui ripeteva sempre:
Voglio la mamma!
Un giorno guard suo padre con occhi
cos supplichevoli, che il povero signore non
resse pi. And a sedersi davanti alla scrivania
nello studio. Quando usc di l, con una
lettera in mano, era bianco come un panno
lavato, aveva il viso irrigidito e gli occhi
pieni di dolore, tanto dolore, signore! Mi
disse con voce secca:
Ecco, Elisa. Andate a impostarla.
E mi gett quasi sul viso la busta che
portava l'indirizzo della signora Defrennes,
in un grande albergo di Parigi dove, per
mezzo di alcuni amici, il padrone aveva saputo
che si trovava in quel momento.
Arriv la sera dopo, bellissima, elegantissima.
Il bambino era andato sempre peggiorando,
ma aveva chiesto di lei diverse altre
volte. Ebbe la forza di tenderle le braccia, di
mormorare con un fil di voce: Mamma, e
lei lo abbracci dicendogli con la bella voce
carezzevole:
Nichino... Nichino mio caro!
Il signore era l in piedi dietro a lei, con
il viso di un morto, e stringeva i pugni.
Elisa tolse di tasca il fazzoletto e si asciug
gli occhi.
...Il piccino mor in nottata. Lei si era
sdraiata su un letto per riposarsi. Siccome
Domenico non aveva pi chiesto di lei, il signore
non volle che la svegliassero. Quando
il giorno dopo lei volle fargliene un rimprovero,
lui rispose con un'aria dura che non gli
avevo mai visto:
Ti ho fatta venire qui soltanto per il
bambino al quale non potevo rifiutare nulla,
neppure questo sacrificio. Ma a te, la madre
che lo ha vilmente abbandonato, a te che non
hai avuto, al letto di morte di quell'angiolo
il minimo segno di pentimento, e nemmeno di
vero dolore, non ho da dire che questo: non
profanare pi a lungo con la tua presenza
questa casa nella quale sono vissute donne
irreprensibili, e dalla quale  volata or ora
verso Dio una animuccia purissima. Pentita
ti avrei accolta, non senza rivolta e dolore,
perch la mia fede me lo avrebbe comandato;
ma cos, come sei, non posso vederti un istante
di pi sotto il mio tetto.
Lei se ne and cercando di fare la spavalda,
ma senza avere il coraggio di rispondere.
Pare che sia morta qualche anno fa,
all'estero. Ma scusate, signor Norbert; forse
vi annoio con tutte queste tristi storie!
Norbert le disse che, anzi, erano molto interessanti
per lui; infatti gli faceva piacere
sentir parlare un poco di quella famiglia paterna
che, in casa del banchiere, era stata
relegata nell'oblio.
Mentre si preparava per uscire, ripensava
al dramma narratogli dalla vecchia domestica.
Quella casa tranquilla, che sembrava avesse
ospitate solo vite calme e semplici, aveva conosciuto
la tragica discordia di due persone
che si erano promesse amore e fedelt, la diserzione
di una moglie, di una madre debole
davanti all'appello della passione, ma
forse pi che altro avida di una vita pi
brillante, dei falsi piaceri mondani, che il
dottor Defrennes non poteva procurarle.
Sebbene educato in un ambiente che, dal
punto di vista morale praticava ci che la
moglie di Maurice Defrennes chiamava la
massima larghezza di idee, Norbert non
aveva mai approvato certi abbandoni. Esisteva
in lui, istintivo, il sentimento della famiglia,
il rispetto del legame che ne  la base,
e del focolare che la costituisce.
Ma siccome la sua educazione non lo aveva
preparato a comprendere la dottrina del sacrificio,
l'accettazione del dolore nel dovere,
si trovava piuttosto imbarazzato nel tentativo
di conciliare l'impressione penosa che
gli causava l'allentamento dei legami familiari
nella societ alla quale apparteneva, con
il principio del diritto alla libert di godimento
che, molto naturalmente, deriva dalla
credenza che la morte  la fine di tutto l'essere,
l'annientamento totale.
Questo, del resto, non era che uno dei lati
del conflitto di sentimenti, della lotta segreta
tra le forze ancestrali e lo spirito nuovo in
quel giovane retto, probo, cercatore di verit,
di ideale, e sprezzante delle gioie fittizie di
cui gli altri intorno a lui si appagavano.
Quando usc dalla casa, Defrennes volse
prima di tutto lo sguardo attorno. Di fronte
c'era il muro di un giardino, piuttosto decrepito
e coronato di semprevivo, al quale si collegava
una casetta a un piano che faceva angolo
con la strada e con la piazza. Norbert
si volt per guardare la casa Defrennes, le
sue finestre con le inferriate, il terrazzo di
ferro battuto. E subito dopo rivolse la sua
attenzione alla casa accanto.
La porta a sesto acuto, le finestre a crociera,
le docce dei tetti, la piazzavano in un
lontano passato. Lontano forse quanto la
chiesa di cui Norbert, facendo qualche passo
verso la piazza, scorse la massa imponente.
Risaliva al primo periodo gotico. La facciata,
in quanto a sculture, non presentava
che un interesse secondario, ma la nobile purezza
delle sue linee colp Norbert. Un campanile
di proporzioni armoniose si ergeva
snello nella luce di quella mattinata estiva.
Tra le aperture a sesto acuto Norbert distinse
le campane di cui aveva sentita la voce la
sera prima.
Dando una occhiata alla piazza vide alcune
casette dall'aspetto assai modesto, che dovevano
avere un secolo o due di vita; ma a sinistra
della chiesa, comunicante con essa per
mezzo di un piccolo chiostro dalle finestre
geminate, si inalzava una dimora dalle mura
antiche, dal tetto verdastro, nella quale si entrava
per una porta a sesto acuto sormontata
da una croce di pietra. Quella porta, e le
finestre dello stesso stile, la segnalavano come
un testimone della stessa epoca medioevale
alla quale appartenevano Santa Maria degli
Angeli e la casa dei Laurentie.
Quest'ultima si trovava situata all'angolo
di una stradina mal selciata che costeggiava
da quella parte il fianco della chiesa, e continuava
con l'ala che Norbert aveva scorta
dalla sua finestra sul giardino. Al disopra di
una porta distinse una insegna stinta. Probabilmente
era l'ingresso allo studio notarile
Laurentie.
Rimettendo a pi tardi un esame pi approfondito
di tutto quello che attirava la sua
attenzione in quel primo momento, Norbert
usc e prese la strada che gli aveva indicata
Elisa per recarsi allo studio del notaro Roubin.
All'estremit della vecchia via degli Arcieri,
le cui case pittoresche erano tutte di
sghembo come se stessero per cadere l'una
sull'altra, una casa ospitava lo studio notarile
Roubin.
Norbert vi trov un giovane notaro che non
gli piacque punto per la sua aria manierata
e per il modo sprezzante con cui parlava della
vecchia casa della quale, a parer suo, il signor
Defrennes faceva benissimo a disfarsi.
L'occasione  ottima, e forse non si presenterebbe
pi per molto tempo. Il signor
Mutin, mio cliente, ritirandosi dal commercio,
desidera comprare una casa. La vostra
gli piacerebbe, e sarebbe disposto a comprare
anche i mobili, per poco prezzo, s'intende,
perch ormai  mobilia passata di moda, che
non ha alcun valore, tranne forse qualche
pezzo che probabilmente vorrete conservare,
non  vero?
Infatti ho intenzione di ritirare alcune
cose. Ma voglio pensarci bene. Torner a trovarvi
oggi nel pomeriggio, o domani.
Sono a vostra disposizione, signore.
E il notaro Roubin riaccompagn con premura
fino al cancello della corte il figlio del
banchiere, di quel Maurice Defrennes che era
una personalit nel partito politico di cui il
giovane notaro era uno dei militanti nella
piccola citt.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
E cos, dopo esser venuto con l'intenzione
di concludere alla svelta la vendita, Norbert
lasci lo studio senza aver deciso niente.
Aveva provato a un tratto una strana ripugnanza
all'idea di cedere a un estraneo
quella casa che racchiudeva i ricordi di tutti
i Defrennes scomparsi, quei mobili che le loro
mani avevano toccati, quegli oggetti dei quali
si erano serviti per l'esistenza quotidiana.
E poi, a che scopo? Il signor Defrennes
non teneva nemmeno alla somma, insignificante
per lui, che avrebbe ricavata dalla vendita,
dal momento che l'aveva in anticipo ceduta
al figlio. Non c'era dunque alcuna ragione
che giustificasse agli occhi di Norbert
quella fretta di sbarazzarsi della casa.
Gli scriver, pens per chiedergli se
ha proprio intenzione di venderla. Credo che
sarebbe molto meglio conservarla.
Stava salendo lungo la vecchia via dei Tre
Angeli, un po' buia a causa delle sue vecchie
case con i piani superiori che strapiombavano
dai pianterreni. L alcune botteghe s'intravedevano
nell'ombra. Su una di esse un
nome colp Norbert: Drogheria Mutin.
Mutin? Il nome dell'eventuale compratore.
Doveva essere proprio lui che voleva la casa.
Sulla porta c'era un omaccione pieno di
sussiego, piantato sulle gambette corte, con
le mani in tasca. Accanto a lui una ragazza
agghindata, ricciuta, di una eleganza vistosa,
lanci una occhiata verso il giovane forestiero.
Degli arricchiti, gente che non poteva soffrire,
a qualsiasi categoria sociale appartenessero.
Ne incontrava spesso, perch erano
legioni nell'ambiente frequentato dai suoi genitori
e nel quale lui stesso aveva delle conoscenze.
Ma il suo temperamento dignitoso,
riservato, aveva sempre disprezzata la loro
ingombrante stupidit.
Si sent seccato all'idea che costoro, l'omaccione
vanitoso e la ragazza pretenziosa e volgare,
andassero ad abitare nella vecchia casa,
usassero i mobili di quella dimora che era
stata per secoli della famiglia Defrennes.
Il padre si sarebbe seduto nella grande poltrona
Luigi 13 che stava all'angolo del caminetto,
nella camera dei nonni, quella dove
Norbert aveva dormito la notte; la figlia
avrebbe fatto la smorfiosa nel salotto Impero;
a meno che, giudicando quei mobili indegni
di lei, non li sostituisse con mobili
nuovi di un gusto orrendo. E del giardino,
il vecchio giardino scorto dalla finestra, che
cosa avrebbero fatto quegli estranei?
Si strinse un po' nelle spalle pensando:
Che me ne importa, dopo tutto? Quella
casa non ha ricordi per me, non ci sono mai
vissuto. Sono stato proprio stupido a non
concludere subito l'affare.
Era ora sulla piazza della Chiesa. L si
ferm per osservare ancora l'insieme; poi attravers
la piazza soleggiata per avvicinarsi
al portale. Una graziosa loggia di pietra traforata
si stendeva sopra il timpano le cui
sculture erano mutilate, come anche le statue
all'interno del portale. Ma, al disopra
delle due porte laterali, due angeli si ergevano
ancora intatti, uno reggendo una spada,
l'altro un libro aperto.
Norbert ammir a lungo l'armoniosa morbidezza
dei drappeggi di pietra, la finezza
espressiva dei visi che parevano vivi sotto la
calda luce che li avvolgeva.
Sentendo un rumore dietro a s si volt un
poco. Un vecchio prete veniva verso la chiesa,
appoggiandosi al braccio di una ragazza vestita
di bianco; o meglio si dirigeva proprio
verso di lui, Norbert. I suoi occhi, dietro gli
occhiali neri, lo fissarono. Si ferm per chiedere:
Il signor Norbert Defrennes, non 
vero?
Norbert, un po' stupito, si tolse il cappello.
S, signore.
Sono un vostro cugino, Franois Laurentie,
un cugino molto lontano, per, ma
che  stato amico intimo di vostro nonno, ragazzo mio.
Ragazzo mio. Il vecchio prete aveva
detto quella parola con una dolcezza che commosse
Norbert.
Era alto e magrissimo. Rughe profonde gli
solcavano il viso e formavano due pieghe agli
angoli della sua bocca pensosa. Dal cappello,
che teneva molto calato sugli occhi, forse per
difenderli dalla luce troppo viva, venivano
fuori dei capelli bianchissimi. La ragazza teneva
aperto sulla sua testa un ombrello foderato
di verde.
Norbert si inchin rispettosamente.
Elisa mi ha parlato di voi stamattina,
Monsignore. Sapevo ben poco dei miei antenati.
Mio padre, ormai lontano da molto
tempo da Clergeac, mi aveva lasciato nella
pi completa ignoranza sull'argomento.
Mentre parlava Norbert guardava la ragazza.
Vide due occhi dorati come il fogliame di
autunno accarezzato dal sole, che lo osservavano
con pensosa seriet.
Il prete scosse leggermente la testa, mormorando:
Gi... gi! Ha voluto dimenticare.
La ragazza fece sentire la sua voce.
Zio, non stiamo qui fermi. Sai bene che
non devi stare fermo al sole.
S, Nicolette, torneremo subito a casa.
Avete gi visitato la nostra chiesa, amico
mio?...
Non ancora. Stavo guardando il portale
che  molto interessante, ma purtroppo molto
rovinato.
S, durante le guerre di religione. Ma il
momento non  favorevole, sotto questo sole
cocente. Bisogna venir qui all'ora del tramonto
per poter osservare tutto con comodo.
Guardate invece l'interno. Se avete piacere
che vi faccia da guida, sarebbe una gran gioia
per me mostrarvi questa chiesa della quale
conosco ogni minimo particolare, e che amo
come la migliore, la pi sicura delle amiche.
Ne sarei felicissimo, Monsignore.
Il prete sorrise, un po' malinconicamente
fissandolo con uno sguardo che Norbert sentiva
penetrante, dietro gli occhiali scuri.
Avrei piacere che mi chiamaste cugino,
se ci non vi dispiace, naturalmente!
No davvero... anzi!
Nonostante le prevenzioni che l'educazione
ricevuta potevano avergli inculcate contro il
clero cattolico, Norbert provava una improvvisa
simpatia per quel vecchio che lo avvicinava
con tanta semplicit.
Si incamminarono verso il portale. Quando
furono l, all'ombra, la ragazza chiuse l'ombrello,
mentre il prete, fermandosi un momento
prima di spingere la porta, diceva con
un sorriso:
Dimenticavo di presentarvi vostra cugina
Nicolette, la figlia di mio nipote, il notaro
Bruno Laurentie.
Norbert incontr di nuovo gli occhi limpidi
che illuminavano un visetto dai lineamenti
delicati, arrossato dal caldo. Mentre si
inchinava, Nicolette gli tese la mano con un
gesto pieno di grazia, senza affettazione. Un
modesto sorriso le schiudeva le labbra.
Sono lieta di conoscervi, cugino.  vero
che siete venuto a Clergeac per vendere la
casa paterna?
 vero, cugina.  capitata una occasione,
e mio padre vorrebbe approfittarne.
La fisonomia del vecchio e quella della nipote
espressero la stessa disapprovazione. Il
prete sospir, tentenn la testa, e mormor:
La diserzione, lo sradicamento... purtroppo!
Spinse la porta ed entr per primo, togliendosi
il cappello e mettendo in mostra la testa
calva, circondata da una corona di capelli
bianchi.
Nicolette, che camminava dietro a lui, si
volse per offrire a Norbert l'acqua benedetta
presa con la punta delle dita nella vecchia
vasca di pietra sostenuta da un angelo. Ma il
gesto rimase a mezzo. Di nuovo gli sguardi
dei giovani si incontrarono. Quello di Nicolette,
interrogatore e triste, pareva chiedere:
Davvero non siete credente?
Quello di Norbert conteneva un rifiuto un
po' esitante, come quello di un uomo che teme
di recar dispiacere.
La mano ricadde lungo il vestito bianco, la
testa si volt, non senza che Norbert avesse
tempo di vedere la bocca delicata di Nicolette
contrarsi a un tratto come a chi ha voglia
di piangere.
Mentre il vecchio sacerdote si copriva la
testa con una calotta, Norbert fece qualche
passo e osserv, con un lungo sguardo, l'insieme
della cupa navata. Lo slancio delle colonne
gli piacque per la elegante audacia, e
le proporzioni gli dettero subito una impressione
armoniosa. Il prete, avvicinandosi, gli
fece osservare la nobile semplicit che aveva
presieduto alla concezione dell'edificio.
Le sculture sono poco numerose, ma
quasi tutte presentano un grande interesse.
Guardate sui capitelli quelle foglie tutte diverse.
Le finestre sono un po' pi ornate. Il
loro arco  anche pi largo, pi grazioso degli
archi della navata. Ci si spiega con il
fatto che sono un po' posteriori, di una epoca,
cio, in cui l'arco gotico si era completamente
liberato da ogni influenza romanica.
Gli occhi di Norbert, abituandosi alla poca
luce,del grande edificio deserto e fresco, cominciavano
a discernere i particolari che il
prete gli mostrava. Questi era una guida sicura.
Minacciato da cecit, non aveva bisogno
di vedere per fare gli onori di Santa Maria
degli Angeli, di cui ogni angolo gli era
caro e familiare fin dall'infanzia.
Nicolette precedeva i due uomini, fermandosi
quando si fermavano, visibilmente attenta
ai passi dello zio, e tuttavia raccolta,
con una piega di tristezza agli angoli delle
labbra. Dalla vetrata posta al disopra del
portale, nella finestra geminata, scendeva un
lungo raggio azzurro aureo e color porpora
che ornava sontuosamente il vestito bianco,
prima di andare a infrangersi sulle colonne
della navata.
Quella figura sottile ed elegante attirava
lo sguardo di Norbert appena cessava di osservare
le diverse parti dell'edificio sulle
quali il sacerdote richiamava la sua attenzione.
Lo colpiva la grazia spontanea del portamento,
il profilo un po' minuto ma di linea
purissima, l'eleganza fragile di quel giovane
corpo che sembrava uno stelo flessuoso pronto
a piegarsi a ogni soffio di vento. Era carina,
quella cuginetta di provincia, del tutto diversa
dalle ragazze che aveva incontrate fino
ad allora.
Dopo aver mostrato a Norbert il coro, nel
quale gli stalli e l'altare di legno sobriamente
adorni di sculture meritavano un attento
esame, don Laurentie gli addit, nel transetto
di sinistra, una statua che risaliva al
Duecento. Rappresentava un angelo che alzava
una mano verso il cielo, mentre teneva
l'altra appoggiata sulla testa di un uomo inginocchiato,
che pareva chiedergli aiuto o
consiglio. L'espressione delle fisonomie era di
un verismo che colpiva, come fece osservare
il sacerdote.
Quando Norbert l'ebbe contemplata a lungo,
il vecchio lo condusse verso le cappelle
che erano tutte disposte nell'abside. Non vedendo
pi Nicolette accanto a loro, Norbert,
al momento di entrare nella prima cappella,
si volt e la vide ritta davanti all'angelo di
pietra, a mani giunte, con gli occhi rivolti
in su, in un atteggiamento raccolto; figura
ideale della preghiera virginea.
Il suo sguardo si stacc da lei a malincuore
per posarsi su un quadro che il sacerdote gli
indicava. Poco dopo Nicolette li raggiunse
e continu insieme con loro la visita della
chiesa. Per qualche momento lei e il vecchio
prete si inginocchiarono davanti all'altare
della Madonna, sul quale tremolavano tre
ceri mezzi consumati. La luce rossastra di
una lampada davanti al tabernacolo, era per
loro indizio della presenza del Sacramento.
Norbert, in piedi accanto a Nicolette, osservava
il vecchio altare adorno di candelieri
antichi, di gigli d'oro resi opachi dal tempo,
e di rose fresche. La sobria armonia di quegli
ornamenti non disdiceva affatto con l'austera
bellezza dell'antica cappella, quasi buia
a quell'ora, ma che all'ora del tramonto doveva
accendersi di tutti i fuochi delle sue vetrate.
Guardate: sulle vetrate sono rappresentate
le visite angeliche all'umanit, spiegava
un istante dopo il vecchio Monsignore
Laurentie. Bisogna notare, anche, che gli
angeli tengono un gran posto nella ornamentazione
della chiesa, di cui fu direttore dei
lavori, secondo una tradizione conservata
nella nostra famiglia, un nostro antenato,
che, rimasto vedovo, venne poi ammesso come
monaco nell'abbazia. Lass potete vedere i
guardiani del paradiso terrestre dopo che
l'uomo ne fu scacciato. Qui, l'arcangelo Raffaele
che appare a Tobia...
Il prete si interruppe volgendo la testa
verso Norbert.
Ma forse, figliuolo, la nostra storia biblica
vi  ignota? Mi  stato detto che vostro
padre non vi ha fatto dare alcuna istruzione
religiosa.
 vero. Tuttavia gli studi che ho fatti,
le letture che li hanno completati, mi hanno
dato una sufficiente nozione delle diverse religioni,
e particolarmente del cristianesimo,
da permettermi di capire benissimo le vostre
spiegazioni, cugino.
Mentre il vecchio prete continuava ad accennare
a Norbert i particolari di quelle magnifiche
vetrate, Nicolette aveva aperto il
cancello del coro, si era avvicinata all'altare
e, dopo una genuflessione, raddrizzava alcune
rose che, a sua idea, non erano disposte
bene. Con mano leggera spian la tovaglia
dell'altare, di seta bianca con ricami celesti
e oro, poi torn verso i compagni, sempre con
quella stessa aria di semplice raccoglimento
che aveva fin da quando era entrata in chiesa.
Tutti e tre tornarono indietro lungo la
navata di destra, in fondo alla quale, in un
incavo del muro, si trovava il fonte battesimale,
bel lavoro del Quattrocento.
Vedendo che Norbert lo osservava, il sacerdote
disse:
Qui vi amministrai il santo battesimo,
Norbert.
Il giovane fece un gesto di vivo stupore.
Sono stato battezzato, io?
Vostro padre non ve lo ha mai detto?
Mai.
Il prete scosse la testa, gettando sul giovane
uno sguardo di compassione.
Povero ragazzo! S, vostra madre voleva
assolutamente che foste battezzato, e poich
Maurice temeva di compromettersi con i
suoi amici politici, fu deciso che la cerimonia
si facesse qui. Fu padrino vostro zio Raimond,
madrina mia nipote Teresa, sorella di
Bruno.
Non ne sapevo niente...
Alla sorpresa si univa ora in Norbert un
certo risentimento contro il padre. Perch
non dirgli che lo aveva fatto battezzare?
 vero che agli occhi di suo padre questo era
un fatto senza importanza; e non aveva importanza
neppure per lui, veramente. Perch
dunque provava tanto risentimento?
Maurice dov acconsentire a battezzarvi
anche per riguardo a suo fratello, soggiunse
il prete come parlando a se stesso.
Povero Raimond, quanto gli dispiaceva vedergli
rinnegare la sua fede!
Accanto a lui, Nicolette, con le mani appoggiate
al pomo dell'ombrello, guardava
Norbert; le sue palpebre fremevano mentre
nei suoi occhi Norbert pot leggere una misericordiosa
compassione.
Il prete propose a Norbert di fargli visitare
il chiostro.
Siccome il giovane esitava dicendo che non
voleva disturbarlo pi a lungo, il vecchio rispose:
Non abbiamo fretta. Prima di pranzo
avremo tempo di dire le nostre orazioni. Se
la guida non vi annoia troppo, approfittatene
senza complimenti, mio caro.
Norbert non chiedeva di meglio. Quel vecchio
sacerdote, quella cuginetta dallo sguardo
puro e cos stranamente profondo, gli ispiravano
una improvvisa simpatia, cosa rara
in lui e completamente estranea alle abitudini
del suo carattere riservato, sempre un
po' diffidente verso qualsiasi sconosciuto.
Il piccolo chiostro collegava la chiesa con
la canonica, antica dimora del padre superiore
al tempo dell'abbazia. Il sole, entrando
dalle finestre geminate che Norbert aveva osservate
dal di fuori, illuminava le arcate gotiche
aperte su un cortile nel quale alcune
galline becchettavano l'erba.
Il prete addit a Norbert le teste di bimbi
inquadrate da due alette, che decoravano i
capitelli delle colonne.
Vedete, sempre angeli. Osservate quei
visetti; ciascuno ha una espressione diversa.
Quello sorride, quell'altro medita; quello ha
una espressione di estasi. Guardate anche ai
due lati di questa porta che d nella canonica:
l'arcangelo san Michele e l'arcangelo Gabriele.
Ai tempi dei monaci di san Norberto
queste presenze angeliche regnavano
talmente su Clergeac che era stata soprannominata
la Citt degli Angeli.
Mentre suo zio e Norbert parlavano, Nicolette
era andata nel chiostro. Prese in braccio
una piccola gallina bianca e torn verso
di loro, accarezzandola.
Suo zio tese la mano verso di lei.
Guardate quanto bene vuole alle bestie
questa piccina!  vero che queste mostrano,
in compenso, una vera predilezione per lei.
Nicolette fece una risatina.
Sono buone creaturine del Signore. Ammirate
questa gallinella candida, cugino!
Che begli occhietti vivi e intelligenti!
Ma lo sguardo di Norbert, dopo avere sfiorato
la testolina pennuta rifugiata sul petto
di Nicolette, risaliva al fine viso roseo, agli
occhi dorati che ridevano con discrezione
come le labbra dischiuse sui piccoli denti
bianchi.
Sembra molto felice di essere in braccio
a voi, cugina.
Ma s, poverina! Sente che le voglio
bene.
Dopo aver baciata la testina bianca, Nicolette
pos la gallina in terra e voltandosi
verso Norbert, soggiunse:
Porta l'uniforme della Vergine e degli
Angeli; per questo  la mia preferita.
Respinse un po' con la mano il cappello di
paglia che le era scivolato sulla fronte, coperta
da alcuni ricciolini di capelli castani.
Il sacerdote tese la mano a Norbert.
Ora, figliuolo, vi lasciamo, ma saremmo
felicissimi se veniste a trovarci e faceste la
conoscenza di mio nipote.
Sar per me un gran piacere.
Quanto pensate di trattenervi qui?
Mi propongo di ripartire domani, appena
conclusa la vendita; ma ora mi sto domandando
se non cercher di indurre mio
padre a tenere la casa, perch non mi  piacevole
l'idea che vada a finire in mani di
estranei.
La fisonomia del vecchio e quella della nipote
si illuminarono simultaneamente.
Oh, avete ragione! disse vivamente
Nicolette. Come vi comprendiamo! Che
tristezza pensare che la casa che  sempre appartenuta
a membri della nostra famiglia,
debba passare in altre mani!... Credete che
vostro padre acconsentir?
Lo spero, perch per lui non era questione
di interesse. Gli scriver subito in proposito;
ma naturalmente, nell'attesa, dovr
prolungare il mio soggiorno qui.
Meglio cos! disse il prete. Ne profitteremo
per girare un poco nei dintorni,
molto pittoreschi, e per visitare a fondo la
nostra cittadina. Bruno potr raccontarvene
la storia e mostrarvi le vecchie cronache conservate
nella biblioteca comunale. Venite a
passare un'ora da noi, oggi nel pomeriggio,
se vi far piacere.
Norbert accett senza esitare. Si accomiat
dal vecchio sacerdote e da Nicolette che rientrarono
in chiesa e attraversarono di nuovo
la navata, mentre lui usciva dal portale mutilato
per tornare a casa.
Sulla soglia della vecchia casetta che, all'angolo
della strada, era di fronte alla casa
dei Laurentie, stava una donna bruna, con
una scopa in mano.
Costei squadr Norbert con una ostilit che
lo colp, come lo colp la durezza dei suoi lineamenti
assai belli.
Chi  questa virago, e che ha contro di
me? pens.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Dopo aver mangiato, prima di mettersi a
scrivere, Norbert and a vedere il giardino.
Si inoltr per i vialetti che Elisa teneva abbastanza
in ordine, si ferm un momento davanti
alla meridiana, alle spalliere piene di
pesche quasi mature, e si indugi sotto il pergolato,
godendo dell'ombra fresca in quella
ora cos calda. Osserv anche il cancellino
a sbarre rade, semplicemente chiuso con un
paletto, che metteva in comunicazione il giardino
dei Defrennes con quello dei suoi cugini.
Era una prova dell'intimit esistita un
tempo tra le due famiglie, che erano sempre
l'una in casa dell'altra, come Elisa aveva
detto a Norbert.
E a un tratto quella intimit era stata interrotta.
Senza motivo, o per lo meno senza altro
motivo che questo: Maurice Defrennes, che
aveva fatto fortuna, volendo assicurarsi le
buone grazie del partito politico al quale si
assoggettava, non aveva voluto pi avere alcun
rapporto con quei parenti che conducevano
una vita semplice, una vita austera, e
conservavano intatte la fede e le tradizioni
rinnegate da lui.
Sentimenti cos bassi erano incomprensibili
per un'anima elevata come quella di Norbert.
Accorgendosi che erano quelli del padre,
provava una sorda irritazione, mista a
un certo disprezzo... e anche a una certa ironia,
perch pensava che quel vecchio, quella
ragazza, avevano in s una distinzione fisica
e morale ben superiore a quella dei conoscenti
dei suoi genitori e di Lisette.
Rientrando in casa si imbatt nel vestibolo
in Elisa che usciva dalla stanza da pranzo.
La donna chiese:
Il giardino vi piace, signore?
S, mi piace molto; ma se decidessi di
non vendere la casa, bisognerebbe prendere
un giardiniere per tenerlo in ordine, non vorrei
che voi duraste questa fatica.
Come vorrete.  vero che sono vecchia e
che non posso pi fare quello che facevo una
volta. Il giardiniere che pensa al giardino del
signor Bruno potrebbe occuparsene;  un
brav'uomo e lavoratore. Il giardino accanto
 molto bello, come il signore deve aver visto
dalla finestra. Alla signorina Nicolette piacciono
tanto i fiori!
Monsignor Laurentie mi ha parlato di
una sorella del signor Bruno che  stata mia
madrina.
Ah! La signora Teresa Dolmaine! Che
brava signora!
Abita anche lei a Clergeac?
Ma no, signore, sta a Parigi, dove il
figlio maggiore  parroco in una vasta parrocchia.
Ah! mormor Norbert.
Pensava:
Mio padre non mi ha mai nemmeno parlato
di lei. Ma infine, mi ha parlato cos poco
anche di suo fratello Raimond!
Elisa, che non distoglieva lo sguardo dal
giovane padrone, disse con voce commossa:
Come somigliate al signor Raimond, signore
! Specialmente in questo momento...
Un istante dopo, seduto davanti alla scrivania
nello studio del dottor Defrennes, Norbert
pensava a quelle parole della vecchia
domestica. Le sue dita palpeggiavano la cartella
di cuoio verde, consumata agli orli, dove
si trovavano ancora alcuni fogli e qualche
busta. Gli pareva di vedere lo zio, seduto l,
a scrivere ricette su quella carta spessa, di
un bianco opaco, con la fine penna di acciaio
che aveva trovato l, accanto al calamaio di
vetro. Con la fronte appoggiata alla mano
cerc di immaginare la vita di quel parente
sconosciuto, nella piccola citt tranquilla, i
pensieri che lo occupavano mentre stava l
assorto, davanti a quella stessa scrivania di
noce.
Pensieri dolorosi, molto spesso, non c'era
da dubitarne, perch la disgrazia lo aveva duramente
colpito.
Norbert provava una improvvisa attrazione
verso di lui, attrazione non meno sorprendente
della simpatia spontanea che gli avevano
ispirato il vecchio Monsignore e la nipote
di lui. Era come se si fosse trovato a un
tratto nell'ambiente adatto all'animo suo, al
suo cuore, tra persone da lungo tempo familiari,
che ritrovava dopo averle a lungo cercate.
S, davvero, si sentiva a suo agio in quella
vecchia casa, liberato dalla impressione nostalgica
che lo perseguitava dovunque.
Nelle poche righe che scrisse al padre
espresse con forza il desiderio di conservare
la casa, chiedendo che venisse lasciata a lui
invece della somma che il signor Defrennes
era disposto a donargli.
In appoggio alla richiesta non fece valere
nessuna ragione sentimentale, ben sapendo
che non sarebbe stata capita. Ma diceva che
la cittadina gli piaceva, che vi aveva trovato
cose interessanti da studiare, che aveva perci
l'intenzione di ritornarvi e che gli sarebbe
piaciuto serbare quel punto di appoggio.
Scritta la lettera Norbert pens che ora
poteva andare dai suoi vicini. Dieci minuti
dopo faceva ricadere il picchiotto della porta,
ornata da un angelo di pietra con una chiave
in mano.
Una domestica di mezza et, piccoletta e
dallo sguardo acuto, lo fece passare in un vestibolo
a volta, molto fresco, poi in un salotto
che dava sul giardino.
Vi erano dei bei mobili adorni di sculture,
antichissimi, e altri di varie epoche. Quell'insieme
disparato non urtava, per, poich
era disposto con un gusto che denotava un
vero senso artistico. La tappezzeria delle sedie,
la stoffa delle tende, erano un po' consumate;
ma questi particolari avevano poca
importanza tanto era piacevole l'impressione
che si provava entrando in quella stanza che,
anche se deserta come in quel momento, sembrava
abitata, poich si vedeva, sopra un tavolino
un lavoro di cucito e alcuni libri
aperti, dei fiori su un altro mobile, uno spartito
di musica sul leggio dell'armonium.
Sopra una piccola scrivania del Settecento
Norbert not una bella stampa che riproduceva
una Crocifissione. In una vetrina erano
allineati alcuni libri con rilegature antiche:
scritti dei Padri della Chiesa, Antico e Nuovo
Testamento, qualche autore latino e greco.
Si apr una porta e apparve l'Arciprete, seguito
da un uomo alto e bruno, piuttosto
grasso, calvo anche lui. con una corona di
capelli neri.
Norbert si sent guardato da due occhi
calmi e franchi, mentre il prete diceva:
Caro ragazzo, ecco qui mio nipote,
Bruno Laurentie.
Con placida cordialit, il notaro si dichiar
felicissimo di conoscere quel giovane cugino,
figlioccio di Raimond, l'amico sempre rimpianto.
Poi i tre uomini sedettero nel salotto
dove le persiane socchiuse mantenevano una
piacevole frescura.
Parlarono dei vecchi monumenti della regione,
ma specialmente di quelli di Clergeac.
Il signor Laurentie narr a Norbert la storia
del monastero che per molto tempo era vissuto
in buona armonia con i Barbennes, signori
del luogo, le cui terre confinavano con
le sue. Quei signori avevano alcuni privilegi
anche a Clergeac, per esempio quello di poter
mantenere una piccola guarnigione destinata
a difendere in caso di attacco i monaci
che, in compenso, dovevano pensare a mantenerla.
Ma sopraggiunte le guerre di religione, il
signore di allora, Marco Barbennes, aveva
parteggiato per la riforma, e i monaci gli rifiutarono
l'ingresso a Clergeac. Egli giunse
in forza ad assalire la cittadina, vi entr,
uccise molti abitanti rimasti fedeli ai monaci.
Questi, a loro volta, furono massacrati
nella chiesa, dove si erano raccolti cantando
i vespri in attesa della morte. Una parte degli
edifici abbaziali venne distrutta, il tempio
di Dio profanato, le sculture mutilate.
Per circa un secolo Clergeac veget. Il monastero
era stato la vita, la ragione di essere
della piccola citt, che da allora sembr
morta. In seguito essa riprese un po' di vita;
sorsero alcune piccole industrie. Santa Maria
degli Angeli divenne la chiesa parrocchiale,
il convento divenne la parrocchia. Un altro
di questi edifici abbaziali fu acquistato da un
antenato dei Laurentie e dei Defrennes, e da
allora era sempre appartenuto a quella famiglia,
una delle pi antiche e considerate di
Clergeac.
Norbert seppe anche, dal notaro, che un
Laurentie, nel Quattrocento, aveva diretto
per trent'anni l'abbazia degli Angeli e che la
sua tomba si trovava nella cripta della chiesa,
dove erano sepolti i monaci del monastero.
Durante la conversazione Norbert parl
della Madonna di legno che era nella camera
dei suoi nonni.
 una Madonna del Duecento, disse
Monsignore. Fu scoperta da Luigi Defrennes,
un vostro avo, quando fece costruire la
casa accanto. Venne alla luce, racchiusa in
una cassetta di metallo, quando scavarono il
terreno per fare le fondamenta. Senza dubbio,
quando i protestanti minacciarono il convento,
fu nascosta dalle pie mani di qualche
frate. Luigi Defrennes, uomo religiosissimo,
ottenne dal Vescovo il permesso di tenerla in
casa sua. E da allora vi  sempre rimasta.
Il vecchio prete lasci passare un istante
di silenzio prima di domandare:
La includerete nella vendita?
Norbert sorrise, e rispose:
Spero che ormai non si tratti pi di vendere,
perch penso che mio padre risponda
affermativamente alla richiesta che gli ho
fatto di tenere la casa.
Il notaro Bruno fece un gesto di approvazione,
guardando il giovane parente con calda
simpatia.
Infatti, lo zio e mia figlia mi avevano
detto che intendevate conservarla. Avete capito
che non sarebbe cosa da farsi, dal momento
che niente vi ci costringe.
Norbert disse con aria pensosa:
?Non ho conosciuto nessuno della mia
famiglia paterna; ma, nonostante questo, mi
dispiacerebbe veder passare la casa in mani
estranee, bench non vi abbia nessun ricordo
personale.
Ma vi  il ricordo dei vostri avi. Avete
fatto bene, Norbert, e questo mi prova pi di
ogni altra cosa, la nobilt della vostra anima.
Sono contento di essere d'accordo con
voi su questo argomento, cugino, e di avere
la vostra approvazione. Resta a sapere che
cosa risponder mio padre. Credo per che
non avr niente da obiettare contro ci che
considerer un mio capriccio. Dir senza
dubbio una volta di pi: Sempre il solito
strambo, Norbert! Non somiglia a nessuno
dei giovani che conosco!.
Nell'accento di Norbert c'era una certa
amarezza che non sfugg a Bruno.
Questo giudizio  tutto a vostra lode,
senza che lui se ne accorga.
Il notaro rimase un istante in silenzio, con
lo sguardo sognante. Nella penombra calda
una mosca ronzava per la stanza. And a sfiorare
la fronte del notaro che la scacci con
gesto calmo.
Norbert chiese:
Eravate amico intimo di mio zio Raimond,
non  vero?
S, ero il suo migliore amico. L'ho confortato
quanto ho potuto in tutte le sue disgrazie,
povero Raimond! Ma forse non sapete
niente della sua vita?
S, lo so. Elisa me ne ha parlato. Sua
moglie lo abbandon...
S, lasci lui e il figlio. Ah, che triste
storia! Sempre la stessa, e sempre tanto dolorosa!
Ma Raimond, anima sensibile, affettuosa,
anche se un po' chiusa, doveva sentirne
pi di altri la tremenda amarezza.
Dopo avere per un momento osservato in
silenzio Norbert, il notaro soggiunse:
Somigliate molto, fisicamente, a vostro
zio. S, in modo impressionante.
L'arciprete Laurentie intervenne:
I miei poveri occhi mi impediscono di
giudicare; ma ho osservato che ha la stessa
voce di Raimond, chiara, calma, posata.
Mio padre non ha mai alluso a questa
somiglianza.
Dopo alcuni istanti di riflessione Norbert
soggiunse con lo stesso tono amaro di poco
prima:
Pu darsi che non se ne sia nemmeno
accorto!
Infatti, aveva ben altri pensieri per la testa,
Maurice Defrennes, ben altri argomenti
pi interessanti dell'aspetto fisico e dello
stato morale di suo figlio!
Da una finestra socchiusa il gatto si infil
nel salotto e, a passi vellutati, si avvicin a
Norbert, fissandolo con occhi incuriositi. Il
notaro disse sorridendo:
 il gatto della mia figliuola. Viene a
dirci che Nicolette  in giardino e ci aspetta
per fare merenda.
I tre uomini uscirono da una delle porte a
vetri e, passando, si soffermarono presso il
vecchio pozzo che Norbert aveva visto dalla
finestra. Poi il signor Bruno fece osservare
all'ospite la facciata della casa che era interessante
quanto quella che dava sulla strada.
I rosai rampicanti, sempre potati dal notaro
in persona, erano disposti abilmente, in modo
da lasciare scoperte le sculture, l'arco elegante
delle porte e delle finestre. Anche l
lo scultore, forse lo stesso al quale era dovuta
la decorazione della chiesa, aveva posto
tra fogliami pi o meno fantastici delle graziose
testine di angeli, davanti alle quali Norbert
rimase in contemplazione.
La nostra casa  chiamata la casa dell'Angelo
per via della statua che si trova
sulla porta d'ingresso, disse Bruno.
 interessante anche quella.
Passando per vialetti fiancheggiati da siepi
di bosso, tra aiuole piene di fiori, poi sotto
l'ombra di vecchi tigli, il prete, suo nipote e
il loro ospite, raggiunsero il fondo del giardino.
L esisteva una piccola parte di un antico
chiostro, con le colonnette e gli archi
coperti da una fioritura di rose e da uno
spesso fogliame di vite vergine. Il sole cominciava
a tramontare, abbandonava quell'angolo
del giardino, illuminando ancora le
fronde di una magnifica quercia vicina.
All'ombra del vecchio chiostro fiorito era
seduta Nicolette, con il suo vestito bianco, il
viso fine e tranquillo, i capelli castani leggermente
ricciuti alle tempie. Ricamava un camice,
e ai suoi piedi dormiva un vecchio cane
da pastore, che alz la testa quando la ghiaia
del viale scricchiol sotto il passo dei nuovi
arrivati.
Nicolette sorrise vedendo Norbert che camminava
accanto al vecchio prete, mentre il signor
Laurentie li precedeva. Lasci scivolare
un po' sulle ginocchia il tulle fiorito di gigli
dalle sue mani abili, e con gesto calmo pos
sul tavolino l'anello da cucire d'argento.
Il signor Bruno disse con una sfumatura
di soddisfazione nella voce:
Piccina, ti conduciamo nostro cugino
Defrennes perch tu gli offra qualcosa per
rinfrescarsi.
Ecco, tutto  pronto, babbo.
Accennava una tavola rustica, coperta da
una tovaglia bianca a disegni rossi. Un'anfora
di peltro vi era posata insieme ad alcuni
bicchieri antichi, a forma di coppa, e qualche
piatto di ceramica.
Mentre Norbert osservava da vicino, e con
grande attenzione, quegli oggetti, Nicolette
spieg:
Dal modo in cui guardavate la nostra
chiesa, ho capito che a voi piacciono le cose
di altri tempi. Perci ho pensato di mostrarvi
questi oggetti, che forse non hanno un grande
valore, ma che a me sono cari perch furono
usati dai nostri avi.
Era in piedi accanto alla tavola, vicina a
Norbert. Le dita morbide, delicate, maneggiavano
la ceramica antica, tagliavano una
torta, versavano nelle coppe lo sciroppo di
lampone di un profumo delicato. Aveva gesti
lenti e armoniosi. Ogni volta che si chinava,
la catenina d'oro che portava al collo scivolava
sulla goletta di lino guarnita da un leggero
ricamo. In fondo alla catenina pendeva
un crocifisso che Norbert aveva gi osservato
la mattina sul petto della cuginetta.
Il vecchio cane si era avvicinato. Si leccava
i baffi con aria ghiotta, ci che fece ridere
Nicolette.
Vuoi anche tu un po' di torta? Ma s,
l'avrai, vecchio mio!
Norbert chiese:
Lo coccolate molto, eh?
S, da quando  vecchio.
L'Arciprete disse, tra il serio e il faceto:
 segno di bont d'animo coccolare i
vecchi, bestie e cristiani. E Nicolette lo sa
fare molto bene.
I dolci occhi bruni ebbero uno sguardo di
rispettosa tenerezza per il vecchio, mentre
Nicolette rispondeva con un sorriso:
Lo faccio tanto volentieri, caro zio!
Un ricordo fuggevole si present alla mente
di Norbert: una frase di Reine Figures che
rispondeva a una domanda rivoltale da una
amica:
La mia nonna? Oh, no, non starei in casa
sua pi di una settimana! E una brava vecchietta,
sempre felice di vedermi, ma in sua
compagnia mi annoio presto, come puoi ben
capire.
Eppure Reine era buona, capace di affetto,
di una certa fedelt; ma l'educazione che
aveva ricevuta non l'aveva abituata alle delicatezze
che parevano innate in quella piccola
Nicolette, un po' arcaica, in armonia
con l'ambiente nel quale si moveva la sua
chiara e dolce figura.
Norbert si sentiva attirato dal mistero di
quell'anima che, fin dal primo istante, aveva
giudicata pura come la neve delle alte montagne.
Seduto accanto a Nicolette beveva lentamente
il lampone profumato e fresco sorridendo
della gioia che dimostrava la ragazza
nell'udire dal padre che probabilmente la
casa vicina sarebbe rimasta propriet dei Defrennes.
E in ogni caso nostro cugino Norbert
conserverebbe la statua della Madonna,
soggiunse l'Arciprete.
Oh, meglio cos! Avevo tanta paura che
andasse venduta!
No, cugina, la conserver. Oltre al suo
valore, che  reale, da quando conosco la storia
della sua scoperta la considero come un
ricordo di famiglia.
S, un ricordo prezioso. Per noi  anche
qualche cosa di pi: un oggetto di venerazione,
l'immagine benedetta di Colei che
Ges scelse per madre. Vedendola, pensiamo
a tutti coloro che hanno pregato davanti a
lei per secoli, a tanti dolori che le sono stati
confidati...
Nicolette aveva giunte le mani mentre parlava,
e il suo sguardo luminoso sembrava lasciare
questo mondo per regioni pi alte.
Quasi subito ella lo pos di nuovo su Norbert,
soggiungendo con una sfumatura di
compassione nella voce:
Voi non lo capite, vero?
No, cugina. Preferisco dirvelo francamente:
mio padre mi ha fatto crescere senza
religione, e la vostra fede resta per me una
convinzione rispettabilissima, ma che non
condivido, ecco tutto.
Un leggero sospiro sfugg dalle labbra di
Nicolette, un'ombra vel per un istante la
luce dorata dei suoi occhi.
Poi un sorriso malinconico le schiuse la
bocca pensosa.
Spero che un giorno ci vedrete pi
chiaro, Norbert.
Il giovane rimase colpito dalla semplicit
con cui aveva detto quelle parole, e spontaneamente
replic:
Non ho preconcetti. Sono un uomo di
buona volont. Dove vedr la verit, andr,
qualunque sia la strada da percorrere.
Una gioia pura apparve nello sguardo di
Nicolette. Con un gesto delicato la ragazza
prese tra le dita il piccolo crocifisso d'oro che
le pendeva sul petto, mentre le belle ciglia
frementi si abbassavano come un velo: Norbert,
preso da una segreta commozione, pens
che forse Nicolette pregava per lui.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Il giorno dopo Norbert ricev dal padre un
telegramma.
Il signor Defrennes diceva:
Fai come vuoi. La casa  tua con tutto
quello che contiene.
Norbert and subito ad avvertire il notaro
di via degli Arcieri che avvisasse il suo
cliente che la casa non era pi in vendita.
Torn poi indietro seguendo un sentiero che
costeggiava i resti dei bastioni: vecchie pietre
fiorite di semprevivi e di ranuncoli. La
sera precedente, era andato a fare una bella
passeggiata con il signor Bruno e Nicolette,
ed era passato di l.
Al ritorno i cugini lo avevano trattenuto
a cena; poi avevano chiacchierato tutti e
quattro come vecchi conoscenti, seduti l davanti
a casa, nella bella notte estiva profumata
dalla vainiglia e dalle rose.
Norbert aveva interrogato i parenti sulla
signora Dolmaine sua madrina, vedova da
dieci anni, sui suoi figliuoli, uno dei quali
parroco a Parigi, l'altro proprietario di terre
che si occupava personalmente dei suoi beni
nell'Armagnac. Era ammogliato, aveva quattro
bambini e aspettava il quinto nel prossimo
inverno.
Ha una moglie intelligente, attiva, perfetta
padrona di casa, che sa guidare benissimo
la sua famigliola, aveva soggiunto
il signor Bruno. Purtroppo, date le loro
occupazioni, non li vediamo spesso.
Interrogato da Nicolette, Norbert aveva
parlato un poco di sua sorella, ma poco, solo
quanto bastava per definire il temperamento
di Lisette. E Nicolette aveva detto con aria
pensosa:
Credo che non potremmo intenderci, noi
due.
Intendersi! Ah, no! Appartenevano a due
mondi troppo diversi, la pura, seria, delicata
Nicolette, e la bruna Lisette di cui i genitori
avevano fatto un bell'animaletto egoista, dedito
unicamente al proprio piacere e alle soddisfazioni
materiali della vita.
Conoscendo la cuginetta, Norbert si rendeva
meglio conto del vuoto che l'educazione
ricevuta lasciava nel cuore e nella intelligenza
della sorella. Lisette, ragazza brillantissima,
istruita in tante cose, e perfino di cose che
avrebbe dovuto ancora ignorare, non aveva
niente in comune, intellettualmente parlando,
con Nicolette, coltivata da due uomini di vasta
intelligenza, di salda erudizione, con i
quali era sempre vissuta.
Tuttavia Nicolette rimaneva modesta e timida,
mentre l'altra... Oh, no, no, bisognava
scacciare l'idea di un confronto che gli
avrebbe fatto troppo rimpiangere di non avere
una sorella come Nicolette!
Ora Norbert, arrivato nella strada dove era
la sua casa, e che si chiamava via dell'Arcangelo,
vide la donna dal viso duro che rientrava
nella casetta d'angolo, dopo avergli rivolto
uno sguardo ostile.
Al signor Bruno, che era rimasto dietro a
lui e lo aveva raggiunto davanti all'uscio di
casa, chiese:
Chi  quella donna con quel viso cos
simpatico?
Una, infelice creatura rosa dall'odio contro
Dio. Suo marito, Adolfo Maricot, era un
brav'uomo, ottimo lavoratore, buon cattolico
fino al momento del matrimonio. Lei e la sua
famiglia riuscirono a distoglierlo dalla sua
fede, e quando mor, ancora giovane, la moglie
non volle chiamare il prete, bench lo
avesse chiesto. I suoi primi due figli sono
morti, tutti per incidenti, e il terzo  infermo.
La madre ne ha fatto una creatura piena di
odio come lei.  una vicinanza molto sgradevole,
perch quel disgraziato ragazzo offende
mio zio e mia figlia. Ma quelle anime
sante lo contraccambiano pregando per lui.
Dunque, avete fatto una passeggiata per
Clergeac?
Ho lasciato ora il vostro collega, caro
cugino, perch stamani ho ricevuto da mio
padre una risposta favorevole.
Ah! Bene, ne sono proprio contento!
Temevo che si ostinasse. Quando un uomo si
lancia in pieno nella corrente, come lui, i
vecchi ricordi diventano importuni e non dispiace
buttarli alla deriva. Fortunatamente
vi permette di rimanerne il custode.  una
buona azione che state facendo, caro giovanotto.
Guardava il parente con simpatia. Nicolette
aveva gli stessi occhi dorati nei quali
appariva la luce dell'anima. Ma l'uomo che
aveva conosciuto il pesante fardello della vita
conservava un certo riflesso di tristezza nelle
pupille, sulle quali cadeva spesso l'ombra
delle palpebre abbassate, come per concentrare
la vita interiore che vi si rifletteva.
Norbert disse in uno slancio di sincerit:
Sono ben lieto della vostra approvazione.
Vado subito a portare la notizia allo zio
e a mia figlia che se ne rallegreranno al pari
di me. Venite a passare qualche ora da noi
questo pomeriggio, e rimanete a cena da noi.
Parleremo delle nostre vecchie case e della
famiglia che non avete conosciuta.
Norbert accett l'invito con la stessa semplicit
con cui era stato fatto. Strinse la
mano al notaro, poi entr in casa dove trov
Elisa tutta felice, perch le aveva comunicata
la buona notizia prima di uscire.
Dopo colazione and a girellare per il giardino
che gli piaceva tanto con la sua grazia
trascurata. Sotto la pergola c'era una vecchia
panchina verdastra, mezza marcita. Norbert
si sed e rimase a fantasticare, godendo quel
senso di pace che non lo abbandonava da
quando era arrivato nella casa dei suoi avi.
Avrebbe lasciato con rimpianto Clergeac,
il giorno dopo, giorno fissato per la partenza.
Veramente, se non avesse promesso all'amico
Bartholier, lo scultore, di fare con lui quel
viaggio in Danimarca, sarebbe forse tornato
l a passare due o tre settimane in agosto.
Dopo? Ma dopo c'era Reine Figures che
lo aspettava a Param.
Reine, la donna amata.
Quando l'aveva conosciuta in casa di suo
padre, era ancora la moglie di Marcello Darost.
Sapendola infelice, apprezzando la sua
bella intelligenza e la sua grazia innata, Norbert
si era sentito attratto verso di lei che,
dal canto suo, trovava nel bravo giovane
tutte le qualit di cui era sprovvisto Darost,
un gaudente, un chiacchierone, un uomo
molto superficiale.
Quella simpatia doveva trasformarsi ben
presto in un altro sentimento molto profondo
nella donna, ancora incerto, esitante in Norbert.
Reine, che gi pensava di sciogliere il
legame che la univa a Darost, aveva chiesto
il divorzio l'anno prima; ma il marito, i cui
affari vacillavano, seccato di perdere una
bella dote, accumulava ostacoli su ostacoli,
la procedura andava dunque per le lunghe
e Reine non sperava di ottenere il giudizio
prima dell'inverno.
Ufficialmente lei e Norbert non erano ancora
fidanzati, ma di fatto si erano reciprocamente
impegnati. Le due famiglie fingevano
di non sapere niente per lasciar loro maggiore
libert fino al momento in cui il divorzio sarebbe
stato un fatto compiuto.
Reine attendeva con ansia quel momento;
Norbert invece, bench sinceramente innamorato,
continuava a provare quella esitazione
che aveva sempre accompagnato il suo amore
fino da quando quel sentimento era sorto in lui.
Perch non si abbandonava pienamente alla
gioia di amare e di essere amato? Sposare
una donna divorziata era per lui una cosa
naturalissima, bench in un recesso sconosciuto
della sua anima, una voce ancestrale,
protestasse, segreta, ancora incerta.
La sera prima, nel corso della conversazione,
il signor Bruno, parlando di Raimond
Defrennes, aveva detto:
Suo fratello gli consigliava il divorzio,
ma naturalmente Raimond non poteva pensare
nemmeno per un istante a ricorrere a
quel mezzo.
Se quello zio, che non aveva voluto spezzare
i legami che lo univano alla moglie infedele,
fosse stato ancora in vita, come avrebbe accolto
l'annunzio del matrimonio di Norbert
con Reine Figures?
Ma Raimond aveva agito cos per obbedire
alla voce della sua fede, alla Chiesa,
mentre lui, Norbert, era libero da ogni autorit
morale.
Libero, s. Ma era strano che quella libert
gli riuscisse qualche volta pesante, lo facesse
sentire isolato, senza appoggio morale nel
mondo.
E la cosa pi strana era che non provava
quella sensazione nella vecchia casa impregnata
dal ricordo degli avi, tra quelle pareti
che conservavano il profumo della loro fede
e delle loro speranze.
Il suono di un armonium venne in quel momento
a turbare le riflessioni di Norbert. Chi
sonava? Nicolette, forse? S, ecco che si alzava
una voce di donna, non forte, ma armoniosa
e delicata.
La ragazza cantava un inno di cui Norbert
non riusciva ad afferrare che dei frammenti
di parole.
Parlava degli Angeli, gli invisibili protettori
della piccola citt. Da qualche frase di
una incantevole semplicit, dalla sua grazia
ingenua, Norbert riconobbe la trascrizione di
un cantico antico, tutto profumato di poesia
religiosa.
Pens che nessuno avrebbe potuto cantarlo
meglio di Nicolette, perch quella fanciulla
tutta candida era certamente una sorella degli
Angeli per la sua virginale purezza, per
l'ardore della sua fede.
Norbert la conosceva gi come se le fosse
vissuto sempre vicino. La sua anima aveva la
trasparenza del pi delicato cristallo, lasciava
vedere ingenuamente le graziose virt che fiorivano
in lei, come in una terra benedetta:
amore filiale, carit attiva e piena di tenerezza
per i piccoli e per i sofferenti, orrore
del male e piet per i fuorviati, dolcezza e
placida gioia, semplicit, grazia innata, tacita
dedizione.
S, questa era Nicolette, quale si era rivelata
in capo a tre giorni.
E quella figura di giovane, nella cornice
antica della casa dei monaci, nell'atmosfera
della vecchia citt, gli appariva particolarmente
attraente, esercitava un fascino strano
sulla sua anima che gli esempi, i consigli dell'ambiente
in cui viveva, non erano riusciti
a corrompere e nemmeno a falsare, che rimaneva
retta, proba, oscuramente in cerca della
bellezza morale, della verit che gli errori e
le menzogne umane gli nascondevano.
Quando il padrone rientr in casa, Elisa
gli chiese:
Avete sentita la signorina Nicolette?
Non  vero che ha una bella voce?
Molto bella; eppoi ha cantato benissimo
quel vecchio inno.
Le piace molto perch ha una grande devozione
per gli Angeli. Poverina! Sembrava
che anche lei dovesse andare a raggiungerli
presto, come il piccolo Domenico. Fu allora
che il signor Bruno la vot alla Madonna,
promettendo che si sarebbe vestita sempre di
bianco fino al giorno del suo matrimonio.
Avevo infatti osservato che veste sempre
di bianco. E le sta molto bene, del resto!
Quando, pi tardi, si trov nel salotto di
casa Laurentie, Norbert fece a Nicolette
molti elogi del suo canto, ed esalt il fascino
dell'antico inno. Lei sorrise, e gli occhi le
brillarono dalla contentezza.
L'ho trovato tra alcuni manoscritti
sfuggiti al saccheggio della biblioteca del convento,
e ho cercato di adattarne l'accompagnamento.
Come vi  parso?
Ottimo, e perfettamente intonato all'epoca.
Anche lo zio, che  un buon musicista e
inoltre si intende molto di cose antiche,  di
questo parere.
Quel pomeriggio Norbert and, insieme
con don Laurentie e Nicolette, al cimitero
che si trovava dietro la chiesa. Uscirono dal
lato della casa che sboccava sulla stradina
costeggiante la chiesa di Santa Maria degli
Angeli. Quell'ala dell'edificio finiva con un
muro degradante ricoperto di borraccina, coronato
di bocche di lupo e di garofanini fiammeggianti,
che era ancora un avanzo del monastero.
Chiudeva da quella parte l'orto dei
Laurentie che, dalle altre parti, era cintato
da un'alta siepe nella quale le rose canine si
mescolavano al biancospino.
Nel cimitero pieno di ombra, le sepolture
dei Laurentie e dei Defrennes si trovavano in
fraterna vicinanza. Lo stesso albero, un olmo
centenario, riparava dagli ardori dell'estate
le due cappelle di vecchie pietre patinate.
Una era un grazioso esemplare del sedicesimo
secolo, l'altra presentava le linee dritte e la
semplicit del diciottesimo. Fu quest'ultima
che Norbert apr con la chiave che gli aveva
consegnata Elisa.
Nell'interno, lesse i nomi dei Defrennes
che erano l sepolti. Sul piccolo altare adorno
di una croce di bronzo not due mazzetti di
primule e una pianta verde. Era Elisa che
ornava cos le tombe dei suoi antichi padroni,
Maurice Defrennes non aveva certo dato nessun
ordine in proposito. Sarebbe stato chiedergli
troppo, senza dubbio, concedere un ricordo
ai genitori defunti.
Guidato da Nicolette, don Laurentie aveva
preso posto sul vecchio inginocchiatoio di
cuoio consunto. La ragazza si era inginocchiata
sullo scalino dell'altare. Norbert, in
piedi accanto a lei, osservava il profilo fine,
la bocca seria che pregava a voce bassa. Quei
due esseri, il prozio e la nipote, credevano
che gli scomparsi vivessero sempre, che rimanessero
in comunione con le anime trattenute
nella loro prigione di carne. Ma lui
sapeva che dei morti non rimaneva che cenere,
oltre quell'ombra, ben presto fugata,
che si chiama ricordo.
Lo sapeva? No, lo presumeva. Loro invece
dicevano:
Io credo... io so... io sono sicuro...
Un raggio di sole si insinuava nella cappella,
giungeva fino alla croce di bronzo dalla
quale guizzavano vivi bagliori; passando, accarezzava
il cranio nudo del vecchio prete che
piegava la testa sulle mani giunte. Ma Nicolette
rimaneva nell'ombra, figura tutta bianca,
che faceva pensare agli angeli oranti che gli
antichi scultori collocavano sulle tombe.
In quella atmosfera di preghiera Norbert
ebbe a un tratto una impressione acuta di povert,
di doloroso isolamento; impressione da
lui gi provata, del resto, in alcune circostanze,
ma non con quella forza.
Leggendo i nomi scritti sulle lastre di pietra
o di marmo, i nomi di coloro che erano
i suoi padri nell'ordine della natura, gli pareva
che soltanto un fragile anello lo trattenesse
alla catena formata da quei morti,
un anello spezzato da Maurice Defrennes.
Che cosa sapeva infatti, di quegli scomparsi...
perfino dei pi prossimi, come i suoi
nonni, e lo zio Raimond, l'unico fratello di
suo padre? Niente, prima che una domestica
e i cugini, il cui nome non era mai stato pronunziato
davanti a lui, avessero alzato un
poco il velo che copriva quel passato. Inoltre,
la lunga tradizione di cristianesimo era stata
rotta dall'apostasia paterna. Forse era proprio
questo che dava a Norbert l'impressione
di essere escluso, rinnegato da quelle generazioni
scomparse.
Eppure le aveva sentite attorno a s, nella
vecchia casa, quelle ombre familiari, e l, la
certezza che i morti vivono non solo nel ricordo,
gli si imponeva con strana insistenza.
Don Laurentie sollev la fronte e si alz
lentamente. Subito il braccio di Nicolette fu
l per guidarlo. Il prete e i due giovani, dopo
un'altra sosta nell'altra cappella, fiorita di
gigli e di rose, misticamente illuminata da
strette vetrate antiche, lasciarono il piccolo
cimitero all'ombra di Santa Maria degli Angeli.
Quando arrivarono sulla piazza il parroco,
che tornava a casa in quel momento, and loro incontro con viso cordiale.
Don Laurentie gli aveva parlato del giovane cugino e della
decisione che aveva presa nei riguardi della
casa dei Defrennes. Il prete si rallegr con
lui e offr di fargli visitare la propria abitazione
che risaliva alla stessa epoca di quella
dei Laurentie ed era stata la dimora dell'abate
del monastero.
Nell'interno rimanevano, di quei tempi
lontani, dei bellissimi rivestimenti di legno
nella sala grande, della quale il parroco Renoux
aveva fatto la sua stanza da pranzo, e
un monumentale camino di pietra scolpita.
Questa comunicava direttamente con il piccolo
chiostro, gi visto da Norbert, per mezzo
di una grande porta di quercia che Nicolette
spalanc affinch suo cugino avesse sott'occhio
gli eleganti archi di pietra, illuminati a
quell'ora dalla luce del tramonto.
Il parroco chiam la nipote, una ragazzona
bruna e sorridente, che serv delle bibite ai
visitatori. Il parroco di Santa Maria degli
Angeli era un ometto grassoccio, dal viso affabile,
attivo e zelantissimo.
Non dissimulava la sua incomprensione
della bellezza della chiesa, confessando con
semplicit di non intendersi affatto di architettura,
di pittura e di scultura: tuttavia si
impermaliva quando un forestiero la guardava
con indifferenza.
La sua grande passione era la musica, per
la quale aveva un dono naturale. Ottimo
uomo, insomma, di media intelligenza, ma
di gran buon senso, sacerdote degnissimo e
caritatevole, che si affliggeva molto delle indifferenze
di gran parte dei suoi parrocchiani,
sebbene lo dimostrasse solo quando apriva il
proprio cuore ai signori Laurentie, suoi amici
e confidenti.
Cos come era piacque a Norbert che amava
le persone semplici e sincere. Seduto tra i due
preti, vicino alla piccola cugina che doveva
essere una specie di suora laica, egli pens a
un tratto, con una certa ironia mista a commozione,
che si trovava in una compagnia
alla quale non era abituato.
Ci nonostante, si sentiva molto a suo agio
in quella grande sala monacale alla cui parete
era appeso un Crocifisso tutto bianco.
Gli piaceva la luce diretta delle piccole finestre
ogivali aperte sul giardino ombroso, la
chiarezza mistica del chiostro dove l'erba cresceva
tra le lastre sconnesse. Gli piaceva, in
quella calma cornice monastica, la grazia
tranquilla di Nicolette, il suo chiaro visino,
il sorriso discreto delle sue labbra, il sogno
purissimo dei suoi occhi dai riflessi dorati, il
candore virginale del suo vestito. Quello fu
per lui un pomeriggio pieno di incanto, che
doveva annoverare tra i migliori ricordi del
suo breve soggiorno a Clergeac.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Il giorno dopo il suo ritorno a Parigi Norbert
si rec in mattinata da suo padre. Maurice
Defrennes lo accolse con queste parole,
dette in tono sarcastico:
Stavo chiedendomi se avevi l'intenzione
di stabilirti definitivamente laggi!
Definitivamente no, ma ci stavo molto
volentieri. Ho conosciuto dei cugini assai
simpatici...
Le grosse sopracciglia bionde si riavvicinarono.
Ah, s, il vecchio cugino prete e il notaro!
Tipi retrogradi, non comuni. Mi fa meraviglia
che ti siano piaciuti.
Con una risatina ironica soggiunse:
 vero che, con la speranza di convertirti,
devono essersi fatti in quattro per colmarti
di gentilezze. Sono dei settari molto
pericolosi, tutti quei Laurentie.
Padroneggiando lo sdegno che lo invadeva,
Norbert ribatt:
Non definirli cos, non  il caso. Ci sarebbe
da augurarsi di trovare spesso, in tutti
i partiti, tanta discrezione, tanto tatto e tanta
lealt verso tutte le opinioni. Mi dispiace di
non averli conosciuti prima. Non mi avevi
mai parlato di loro, e nemmeno dello zio Raimond.
A che scopo? Sono gente del passato,
che non possono interessarti.
Invece mi interessano molto. Pare che
io somigli molto allo zio.
Il signor Defrennes osserv un istante il
figlio e ammise malvolentieri:
S, un poco. Non lo avevo notato. Era
un bel ragazzo, Raimond, e intelligente. Se
avesse voluto lasciare quella sua cittadina
avrebbe fatto una bella carriera come medico.
Ma era ostinato. Quando si era messo in testa
una idea, era quella; non si moveva di l. Una
vita sprecata, in somma.
S, per colpa di sua moglie. Ho saputo
la triste storia del suo matrimonio.
Oh! Una storia comunissima. Avrebbe
potuto rimediare tutto divorziando e risposandosi.
Una ragazza dei dintorni di Clergeac,
nostra amica di infanzia, la signora
Jarrieu, la conosci un poco anche te, sarebbe
stata felice di sostituire la infedele presso
Raimond di cui era innamoratissima. Ma bisognava
vedere lo sdegno di lui quando glielo
accennai! Allora gli dissi: Caro mio, fai
come vuoi, ora sai che Blanche Urgain sarebbe
dispostissima a consolarti. Se credi
preferibile seppellirti nei tuoi scrupoli, peggio
per te!.
Norbert disse in tono serio:
Non credo che la signora Jarrieu, superficiale
e poco intelligente come , avrebbe
potuto rendere felice lo zio.
Mah! Chi lo sa? Eppoi, ce ne erano altre;
ma un clericale accanito come lui non
intende ragioni.
Obbediva alla sua coscienza, alla sua
fede.  una cosa rispettabilissima, in fondo,
e molto bella.
Il signor Defrennes guard con curiosit
la faccia seria e riflessiva del figlio.
Se tu fossi stato educato con quelle idee
saresti forse diventato come lui!
In quel momento squill il telefono, e il
banchiere, dopo aver risposto al suo invisibile
interlocutore, non riport la conversazione
su quell'argomento. Durante il pranzo,
che padre e figlio consumarono da soli perch
la signora Defrennes era a colazione da
sua madre con Lisette, parl spesso di pettegolezzi
politici che Norbert ascolt con distratta
cortesia.
Usc dalla casa paterna con una impressione
di amarezza, di tristezza, mai provata
a tal segno. Ora che conosceva i Laurentie,
che sapeva che cosa era stata la sua famiglia,
lo stato d'animo di suo padre gli causava una
sofferenza strana, una specie di ribellione. Di
nuovo era preso dalla vaga nostalgia che non
aveva pi sentita durante il suo soggiorno a
Clergeac.
Non la sent nemmeno durante il viaggio
in Danimarca che fece insieme a Remj Bartholier,
lo scultore, il suo amico prediletto.
Cuore generoso, franco, serio al momento opportuno,
o per lo meno cosciente che avrebbe
fatto meglio a modificare la sua vita troppo
allegra. Orfano fin dall'et di quindici anni,
non aveva avuto nessuno per guidarlo, per
impedirgli di sprecare la sua giovent e la
sua ricchezza. Ma della infanzia devota, della
educazione cristiana che aveva ricevuta, rimaneva
in lui una impronta che a volte appariva
nelle sue riflessioni, o nei rimpianti
di cui Norbert era stato spesso il confidente.
Possedeva in campagna una villa dove andava
a passare parte dell'autunno cacciando
e pescando, facendo una vita campagnola che
gli piaceva. C'era da quelle parti una certa
cugina bruna, dagli occhi dolci e ridenti,
della quale si invaghiva sempre pi durante
i suoi soggiorni a Moussenac. Ma il padre di
lei esitava a concedergliela in moglie, giudicandolo
poco serio.
Eppure ti assicuro che mi sento capace
di cambiare vita e di essere un buon marito,
diceva a Norbert. Marta  una ragazza
cos piacente, cos perfetta, che sarei l'ultimo
dei mascalzoni se non cercassi di rendermi
degno di lei.
Norbert ascoltava quelle confidenze con
simpatia. L'attaccamento che Bartholier, pur
nella dissipazione della vita parigina, conservava
per la sua vecchia casa e per il suo
paese di origine, l'amore che nutriva per una
ragazza religiosa, educata seriamente, colpivano
quel discendente dei Defrennes, nel
quale sonnecchiavano atavici istinti per una
vita familiare e semplice, nobilitata dalle
virt praticate senza rigidit. Ora specialmente
tali sentimenti avevano una eco pi
vibrante in quell'anima tutta penetrata dalle
misteriose forze che avevano agito su di lei a
Clergeac.
Durante il viaggio mand diverse cartoline
ai cugini Laurentie, con qualche parola che
ricordava il piacere provato nel conoscerli.
Alla fine di agosto, quando torn a Parigi per
passarvi qualche giorno prima di recarsi a
Param, trov una lettera del signor Bruno
che lo ringraziava di averli ricordati e lo
assicurava della simpatica impressione che
aveva lasciata di s.
Nella busta c'era anche una cartolina illustrata
che rappresentava il gruppo formato
dall'Angelo e dall'uomo implorante, nel transetto
di Santa Maria degli Angeli. Nicolette
vi aveva scritto il suo nome e due date: 15
agosto, 12 luglio.
La seconda data era quella in cui aveva
fatto la conoscenza dei cugini, il giorno dopo
il suo arrivo a Clergeac, e aveva visitato insieme
con la ragazza e don Laurentie il bel
santuario costruito dai monaci. L'altra era
la data del giorno dopo la sua nascita. Perch
Nicolette l'aveva annotata come un fatto
importante? Si ripromise di chiederglielo
quando l'avrebbe rivista.
Per il momento si recava a Param dove lo
attendeva la signora Figures. La giovane
donna lo accolse con una gioia che lo commosse.
La sua grazia di bionda elegante,, la
sua affettuosit, la certezza che era tutto per
lei, gli facevano dimenticare momentaneamente
il malessere morale che provava da
quando era tornato da Clergeac.
Nella villa dove Reine abitava con i genitori,
si trattenevano a lungo, soli, oppure andavano
verso la scogliera di Rotheneuf a cercare
un angolino dove poter parlare tra loro,
senza che nessuno li interrompesse, e fare
progetti per l'avvenire. Non andavano mai
al Casin, perch Reine, che non era molto
mondana, voleva soprattutto profittare il pi
possibile della sua cara presenza.
Un pomeriggio, mentre Norbert parlava
del viaggio in Danimarca, la giovane donna
chiese:
Raccontami un poco che cosa sei andato
a fare in quella cittadina del Prigord! Come
si chiama? Clergeac, vero? Si trattava, mi
scrivesti, della vendita di una casa...
S... una vendita che non  stata fatta,
per. Mio padre voleva disfarsi di una vecchia
casa che appartiene da secoli alla nostra
famiglia. Il notaro gli aveva fatta una
offerta, e mi mand l per vedere quello che
valeva la pena di conservare prima di concludere
la vendita. Ma la casa mi piacque, e
mio padre acconsent, per mia richiesta, a
darmene la propriet.
Davvero?  dunque graziosa? Da che
punto di vista?
Fissando il bel visino roseo accarezzato
dalla brezza marina, egli rispose in tono pensoso:
Credevo che forse a te non piacerebbe.
 una vecchia casa borghese, semplicissima,
senza alcun carattere. Ma  la nostra casa
paterna, ecco perch ho desiderato di conservarla.
Non vide stupore e nemmeno disapprovazione
negli occhi azzurri, la cui dolcezza talvolta
sognante, era in certi momenti attraversata
da lampi vivaci.
Reine disse semplicemente:
Hai fatto bene, se ti piaceva.
E dopo un silenzio soggiunse sorridendo:
Ma forse quella casa non ti vedr molto
spesso.
S tagli ho intenzione di tornarvi, ogni
tanto. La citt  molto interessante e ho scoperto
l dei cugini che mi piacciono molto.
Cugini prossimi?
No, ma furono sempre legati intimamente
con i miei nonni, con mio zio. Mio padre
per non ha conservato contatti con quei
parenti.
Che cosa fanno laggi?
C' un vecchio prete, un suo nipote notaro,
una bisnipote...
Mentre cos rispondeva, Norbert pensava:
Quando sar sposato non riceveranno mia
moglie, perch, naturalmente, non sar cos
sleale da non dirgli che sposo una divorziata.
Perci non mi sar possibile rimanere in relazione
con loro.
Questa idea gli fu cos sgradita che egli
rimase a lungo in silenzio, mentre il suo
sguardo errava sulla distesa scintillante del
mare inondato di sole.
Si trovava con Reine, sul piazzale della
villa, di faccia all'Oceano. La giovane era seduta
accanto a lui su un piccolo divano di
vimini, e teneva tra le mani un lavoro di ricamo
che non progrediva affatto. Un dolce
languore si impossessava di lei all'aria un
po' scottante di quel pomeriggio estivo. Ma
pi che altro tutta la sua attenzione era presa
da Norbert, felice di vederlo l, di udire la
voce calma e avvincente che amava.
Apparve una cameriera con una lettera per
la signora Figures; questa l'apr, lesse qualche
riga, ed esclam tutta contenta:
Mio cugino Blazay mi fa sperare che
tutto sar finito agli ultimi di novembre.
Cos, caro Norbert, vedremo la fine di questa
penosa attesa. Potremo finalmente essere felici!
S, potremo essere felici, Reine.
Ma la gioia della fidanzata risvegliava soltanto
una debole eco nell'anima sua.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Qualche giorno dopo, Reine partiva da
Param con i genitori che dovevano passare
il mese di settembre in Alsazia, da una sorella
del signor Figures. Norbert torn a
Parigi dove contava di trattenersi sino alla
fine delle vacanze, facendo qualche breve soggiorno
in luoghi che gli piacevano.
Un pomeriggio ebbe la sorpresa di vedere
apparire in casa sua il padre, che arrivava
dalla Baule dove aveva trascorso il mese di
agosto. Era accigliato e, entrando, gett il
cappello sulla scrivania del figlio.
Ne capitano delle belle con Lisette, ragazzo
mio!
Si lasci cadere su una poltrona che Norbert
aveva spinta verso di lui.
Che succede, babbo?
 scappata in Spagna per diversi giorni
con un certo barone Korf, e ora dice che lo
sposer senza chiedere il nostro consenso. Se
ci opponiamo, vivr con lui in unione libera.
Ecco.
Il signor Defrennes, rosso e furibondo, tir
fuori il fazzoletto per asciugarsi la fronte madida
di sudore.
Chi  quest'uomo? chiese Norbert.
Dalle informazioni che ho potuto avere
 di origine incerta e di dubbia fama. Bello,
dicono, abile nell'accalappiare le donne.
Senza posizione. Pare che tragga le sue principali
risorse dal giuoco, nel quale  molto
fortunato, troppo fortunato, dicono le male
lingue. In quanto alla sua baronia, probabilmente
vi ha diritto quanto me. Stupida
figliuola! Abbiamo avuto scenate terribili e
ho fatto di tutto per dimostrarle che quell'individuo
non mira che alla sua dote. Ma
 stato come parlare a questa tavola!
Il banchiere batt il pugno sulla scrivania.
E se le rifiuti la dote?
 proprio quello che le ho detto. Ma lei
mi ha riso in faccia dichiarando: Ebbene,
babbo, se vuoi lo scandalo, lo avrai!. Ed 
vero, briccona! Quell'avventuriero ha scelto
il vero mezzo per forzarmi la mano!
Non avresti dovuto permetterle quel soggiorno
in casa Landremart, babbo. In un ambiente
simile c'era tutto da temere per lei.
Certo, certo! Ma io non mi occupo di
queste cose. Ci pensa sua madre. Ah, non le
ha risparmiato scenate, Laurette! Ma ormai,
a che servono?
S, a che serviva rimproverare la ragazza
lanciata nella vita senza guida morale, senza
altro scopo che il piacere? Tutto era conseguenza
logica di quel sistema educativo.
Che cosa farai? domand Norbert.
Il banchiere batt di nuovo il pugno sulla
tavola.
Che cosa vuoi che faccia? Sono costretto
ad accettare! E dire che quella piccola idiota
avrebbe potuto fare un bellissimo matrimonio!
Ah! Ma potr andare dove vuole, con il
suo Korf! Compiuta la cerimonia, non voglio
pi vederli.
Il signor Defrennes si alz cos bruscamente
che fu sul punto di rovesciare la poltrona.
Parto domani per Larchamp, dove sono
gi Laurette e Lisette. Verrai a trovarci? Farai
conoscenza con il tuo futuro cognato.
L'ultima frase fu detta in tono sarcastico.
L'idea non mi attira molto, lo confesso!
Lo capisco, con il tuo carattere e i tuoi
gusti! Ti baster vederlo il giorno del matrimonio.
Arrivederci, dunque. Cercher di
abituarmi a questa idea, visto che non c'
mezzo di fare altrimenti. Ma Lisette  veramente
una ragazza tremenda!
Se ne and imprecando contro la figlia e
contro il futuro genero che aveva saputo
prenderla al laccio cos bene.
Una immensa tristezza penetrava Norbert.
Povera Lisette, pensava vittima della
educazione che le hanno data. Forse, educata
diversamente, avrebbe potuto essere una bambina
onesta e buona come tante altre, come...
No, non c'era da paragonarle nemmeno col
pensiero. Nicolette, figura virginale, sorellina
degli Angeli! Da quando la conosceva,
credeva quasi all'esistenza di quegli spiriti
celesti che la religione cristiana celebra e
venera.
Forse anche credeva perfino in Dio, nella
eternit della vita delle anime, in un soggiorno
perenne.
Non poteva nemmeno immaginare che una
creatura come Nicolette potesse essere derivata
da una discendenza puramente animale,
e capiva che la sua vita non poteva finire nella
tomba. Questa sola idea gli sarebbe parsa un
sacrilegio. D'altra parte non aveva mai completamente
accettato l'ateismo tanto predicato
intorno a lui. Una segreta protesta contro
quella dottrina del nulla si elevava gi
da qualche tempo nella sua mente, e prendeva
maggior forza da quando conosceva i
Laurentie e aveva respirato l'aria della casa
nativa.
Sospir:
Che cosa direbbero dell'avventura di Lisette,
del suo matrimonio, i nostri nonni Defrennes,
se fossero vivi? E lo zio Raimond?
E che cosa penseranno quelli laggi?
Quelli erano i Laurentie: il vecchio sacerdote,
Bruno, la cuginetta dagli occhi color dell'autunno.
Provava a un tratto il desiderio imperioso
di rivederli, di trovarsi tra le mura della vecchia
casa, di vagare sotto le navate di Santa
Maria degli Angeli, nelle stradette in pendio
fiancheggiate da antiche case, di udire le possenti
campane la cui voce gli era sembrata
familiare fin dalla prima sera.
Perch no? Perch non finire l le vacanze,
continuando la gradevole relazione iniziata
con i cugini Laurentie?
Fu per questo che, due giorni dopo, verso
la fine del pomeriggio, rivide le torri di San
Norbert erette nella luce rosea del tramonto.
Si sent invadere da una gioia come se, a
lungo esiliato, ritrovasse finalmente il focolare,
la famiglia, l'atmosfera dove poteva respirare
liberamente.
Elisa, avvertita, aveva preparata la casa
per riceverlo. Con un sorriso che le increspava
tutte le rughe della faccia, disse:
Avevo capito che il signore stava volentieri
qui.
Nello studio di Raimond e nella sala da
pranzo c'erano dei fiori. Li aveva portati Nicolette,
li aveva accomodati lei stessa.
Norbert chiese notizie dei cugini, mentre
si sistemava nella camera dei nonni.
Stanno tutti bene. Sono felici di rivedere
il signore, e mi hanno incaricata di dirvi
che vi aspettano domani a colazione. In questo
momento ci sono anche la signora Dolmaine
e il suo figliuolo prete, venuti a passare
qui le vacanze.
Ah, ho capito, la sorella del signor
Bruno che fu mia madrina!
Per l'appunto! Vedrete che buona signora
, e tanto simpatica. Suo figlio  un ottimo
sacerdote, tenuto in gran conto nella
sua parrocchia, a Parigi: Tutti e due sono felicissimi
di conoscere il signore.
Norbert prov una certa soddisfazione
udendo quella notizia. Desiderava conoscere
questi altri parenti dei quali suo padre gli
aveva nascosto l'esistenza, quella cugina Teresa
che, secondo la dottrina cristiana, aveva
con lui un legame spirituale, una specie di
maternit dell'anima che non aveva mai potuto
esercitare sul giovane parente, e non per
colpa sua.
Dorm tranquillamente nella vasta camera
dai mobili antiquati, con le finestre spalancate
dalle quali entravano i profumi dell'estate
ormai matura. Lo svegli il suono
delle campane. Dopo aver fatto la prima colazione,
servita da Elisa, and a girellare per
il giardino pieno di ombra e di frescura, poi
risal nella sua camera che Elisa aveva gi
messa in ordine. Sul cassettone un mazzo di
dalie erano disposte in un vaso di peltro davanti
alla Madonna dal dolce viso e al Bambino
Ges che sembrava accogliere con il suo
sorriso il discendente dei Defrennes, cos presto
tornato da loro.
Di nuovo, fin dalla sera prima, provava
l'impressione strana di non essere pi solo,
di trovarsi spiritualmente accanto ai suoi antenati
defunti.
Alzando gli occhi vide il grande Crocifisso
appeso sopra il letto, e questa volta il suo
sguardo non ebbe la solita indifferenza per il
divino suppliziato.
Quel Ges di cui aveva studiato la vita e
la dottrina in opere di tanti filosofi che lasciavano
Dio nell'ombra, oppure lo rinnegavano
per mostrare soltanto un uomo abile, intelligente,
fascinatore delle folle, alle quali
la sua parola persuasiva distribuiva i precetti
di una morale nuova e altissima, quel
Ges, il pi amato e nello stesso tempo il
pi odiato di tutti i figli degli uomini da diciannove
secoli.
Norbert sapeva che i suoi padri lo avevano
adorato, che alcuni di loro si erano consacrati
al suo servizio. Nella vita della sua famiglia
il Dio del Calvario era sempre stato
presente. Ora il discendente di quei Defrennes
scomparsi, sottratto dapprima a quel potere
divino, cominciava a sentire il richiamo misterioso
che attraverso infinite vie riconduce
tante anime smarrite verso il Maestro paziente
che sino alla fine del mondo stender
le braccia per accogliere le sue creature pentite.
Fece qualche passo e si trov sul balcone
di pietra. Nel giardino accanto fiorivano i gerani
e le dalie dai caldi colori. Rivide il vecchio
pozzo con i suoi ferrami antichi e, chinandosi,
le finestre con le sue graziose sculture.
In quell'istante l'aria vibr intorno a
lui, cominci a riempirsi di onde sonore. Sonavano
le campane nella torre di Santa Maria
degli Angeli.
 vero,  domenica, pens Norbert.
Si avvicin alla balaustrata, appoggi le
mani sulla pietra, e rimase l, immobile, ascoltando
con raccoglimento quelle voci possenti
che avevano annunziato il battesimo, il matrimonio,
i funerali di tanti Defrennes. E anche
il suo battesimo. Su questo punto la tradizione
non era stata interrotta. Era anche
lui un figlio della Chiesa, un figlio che ignorava
quasi tutto di quella Madre dalla quale
lo avevano separato.
Nel giardino accanto apparvero, tra il fogliame
degli alberi, due figure, una bianca e
una nera; poi uscirono dall'ombra ed entrarono
nella chiara luce mattinale: una era
Nicolette, l'altra un giovane prete dalla
fronte serena, dal magro viso intelligente.
La ragazza alz gli occhi, vide Norbert affacciato
al balcone. Il viso le si illumin in
un sorriso gioioso e con la mano fece un gesto grazioso
di benvenuto. Poi si volse al compagno
e gli disse qualche parola.
Anche il prete guard allora Norbert e gli
fece un saluto amichevole. Nicolette grid
qualche cosa che il giovane non ud perch
soffocato dal rumore delle campane, ma da
un cenno che accompagnava le parole cap
che lo invitava a unirsi a loro.
Non esit un istante. La delicata figura,
appena intravista, lo attirava con una forza
irresistibile. Prese il cappello, scese, fu nella
strada. Mentre si avviava verso la casa degli
Angeli vide sulla soglia della casa di fronte,
all'angolo della strada, un ragazzo di una
quindicina di anni che si appoggiava sulle
grucce. Quando lo sguardo del giovane si
pos sopra di lui, il viso piuttosto fine, di un
pallore malaticcio, fu deformato da un ghigno
spaventoso, e una parola volgare usc
dalle labbra, contratte.
Se non fosse infermo gli darei una buona
lezione, pens Norbert.
Ricordava quello che gli aveva detto il signor
Bruno riguardo alla donna che abitava
in quella casa, la Maricotta, come la chiamavano.
Educava il figlio negli stessi sentimenti
di odio che le bruciavano l'anima.
La porta venne aperta da Nicolette, dopo
che egli ebbe fatto ricadere il grosso picchiotto.
La stessa gioia di poco prima le animava
gli occhi dorati.
Oh! Come avete fatto bene a tornare
cos presto!
Tendeva la mano a Norbert, una manina
tepida e palpitante. Egli la prese, la strinse
un poco. Si sentiva profondamente commosso.
Con un fremito nella voce, rispose:
Clergeac, ora  un posto che mi  caro.
Entrarono entrambi in salotto dove don
Laurentie era gi in piedi, pronto per recarsi
in chiesa.
Insieme con lui erano la nipote Teresa Dolmaine
e il bisnipote, il parroco parigino che
Norbert aveva scorto poco prima in giardino
con Nicolette.
Il vecchio sacerdote, lieto anche lui di quel
pronto ritorno, fece le presentazioni. La signora
Dolmaine, stringendo la mano a Norbert,
disse con un sorriso un po' triste:
Vi ho visto piccino piccino, caro figliuolo!
Allora, c'era anche il povero Raimond...
Mi sembra proprio di rivedere lui, tanto gli
somigliate!
Da quanto ho sentito dire di mio zio,
vorrei che questa somiglianza non fosse soltanto
fisica.
Lo spero anch'io! esclam la signora
Dolmaine con un sorriso che dette un'aria di
giovinezza al suo viso un po' appassito di
cinquantenne.
Piacque subito a Norbert per la sua grazia
semplice, per la sua dignit senza affettazione,
per la franchezza che si leggeva nei begli
occhi chiari e dolci. Con i capelli quasi
bianchi, leggermente ondulati, il vestito nero,
a giacca, di buon taglio, aveva una elegante
distinzione che Norbert not subito. E Giuseppe,
suo figlio, con la sua franca cordialit,
l'intelligenza e la sincerit del suo sguardo,
gli fu ugualmente simpatico fin da quel primo
contatto.
Il giovane prete disse sorridendo:
Scusate, cugino, se vi lascio quasi subito,
ma dico io la Messa cantata, e ora la
campana sta sonando per l'ultima volta.
Ma certo, avremo occasione di rivederci.
S, a pranzo, perch sarete dei nostri,
disse don Laurentie. Per ora dobbiamo
lasciarvi, perch andiamo tutti in chiesa.
Nicolette guard Norbert con un mezzo sorriso.
Perch non venite con noi? Il coro non
 cattivo; c' anzi un chierichetto che ha una
bellissima voce. Rivedrete cos le nostre belle
navate che vi piacciono tanto.
Non chiedo di meglio, se non vi dispiace
troppo di avere accanto un miscredente come
me, durante le funzioni religiose.
La signora Dolmaine disse con vivacit,
mentre gli occhi le si accendevano di pietosa
bont:
Oh, povero ragazzo, non  colpa vostra!
Non sapevate...
Egli cap che dentro di s ella completava:
...ma un altro sapeva!
E nello sguardo di Nicolette scorse quella
immensa, celeste carit che pareva avvolgerlo
tutto.
Uscirono tutti e quattro per andare in
chiesa. Il ragazzo infermo era sempre sulla
soglia della porta e di nuovo rivolse l'orribile
smorfia, la sghignazzata diabolica agli abitanti
della casa degli Angeli.
Avete dei vicini poco simpatici, osserv
Norbert.
Il vecchio sacerdote sospir, mentre rispondeva:
Purtroppo, s! Poveri sciagurati!
La voce di Nicolette tremava leggermente.
Che orribile cosa  l'odio!  l'inferno
in terra. Povere, povere creature! Prego tanto
per loro!
Queste parole, e il tono di profonda dolcezza
con cui furono pronunziate, fecero provare
a Norbert una scossa di cui risentiva
ancora l'impressione mentre prendeva posto
sulla panca dei Laurentie, tra Bruno e Nicolette.
La Messa cantata alla quale assist, quella
mattina di settembre, doveva rimanere uno
dei ricordi pi preziosi della sua vita.
Non era la prima volta che assisteva a una
funzione cattolica; gli era capitato diverse
volte, sia per curiosit, sia per ragioni di
convenienza. Aveva sempre attribuito a una
impressione del tutto cerebrale il nobile godimento
che gli procurava.
Pensava, come molti altri, che il cattolicismo
conosceva a fondo l'arte di commuovere
le anime per mezzo di sensazioni esteriori.
Ma la Vita Divina che si asconde a volte
dietro gli splendori delle cerimonie liturgiche,
a volte sotto l'umile povert delle chiesette
abbandonate, Norbert non l'aveva indovinata,
o forse ne aveva avuto soltanto la intuizione,
come un lampo che attraversasse il
buio della sua ignoranza.
Quel giorno gli pareva che quella vita misteriosa
riempisse tutta l'antica chiesa nella
quale da secoli si racchiudeva per essere pi
vicina agli uomini. Ne sentiva il palpito
eterno nella voce mistica dell'organo, negli
inni di gloria e nelle implorazioni dolorose
attraverso le quali freme la speranza; nella
preghiera dei fedeli, e soprattutto in quella
di Nicolette, nei riti secolari che venivano
compiuti l, sotto i suoi occhi, dal giovane
Dolmaine.
La sua attenzione era rivolta verso il sacerdote
che officiava con calma dignit, in un
vivo riflesso di luce che, passando dalle vetrate,
si tingeva di arancione e di azzurro.
I gesti liturgici non avevano significato per
Norbert, ma il suo atavismo cattolico e la segreta
evoluzione che avveniva nell'anima sua
gli davano come una confusa rivelazione del
mistero nascosto sotto quelle apparenze e
della grandezza del sacerdozio per mezzo del
quale Iddio si comunica alle sue creature.
Tuttavia niente lo disponeva, umanamente
parlando, a simili sentimenti. Aveva sentito
troppo vilipendere, intorno a s, il clero cattolico!
E gliene era rimasta come una prevenzione.
Ma questa era cominciata a dissolversi da
quando aveva conosciuto don Laurentie, persona
cos nobilmente intelligente e caritatevole,
e anche l'ottimo parroco di Santa Maria
degli Angeli, cheben rappresentava il
tipo medio del clero francese, il sacerdote zelante,
semplice, tutto dedito ai parrocchiani
troppo spesso indifferenti, e talvolta anche
peggio, con le sue bizzarrie, e i suoi difetti,
poich  fatto di comune argilla, e tuttavia distinto
a un tal segno dalla sua consacrazione
che ogni suo atto, buono o cattivo, ha una ripercussione
indiscutibile nella societ di cui
, moralmente parlando, la guida.
Ora che Norbert aveva conosciuto suo cugino
Giuseppe Dolmaine, presentiva che anche
lui gli riservava interessanti rivelazioni,
e le attendeva con una curiosit piena di simpatia,
gi pronto a concedere la sua stima al
giovane parroco parigino, dal viso energico e
onesto, che aveva gi conquistato la sua simpatia.
All'uscita della chiesa strinse la mano a
Bruno che, chiamato in un paese vicino per
un testamento, era arrivato mentre il parroco
faceva la spiegazione del Vangelo.
Il notaro disse sorridendo:
Oggi il nostro parroco deve aver preparato
il suo predicozzo, perch lo ha fatto piuttosto
bene. Forse, sapendo che dovevate arrivare
voi, Norbert, ha sperato che sareste stato
presente e non ha voluto che un letterato si
facesse una troppo meschina opinione della
sua eloquenza.
Anche Norbert sorrise.
Quella eloquenza, pur non essendo di
primissimo ordine, ha il suo valore. In mancanza
di frasi letterariamente tornite, conserva
il merito di nobilissimi pensieri, di alte
considerazioni morali.
Queste le raccogliereste anche sulle labbra
dei nostri pi umili preti di campagna,
perch provengono dalle Sacre Scritture, cio
direttamente da Dio.
Queste parole erano state dette dal giovane
sacerdote parigino che, spogliatosi in sagrestia
dei paramenti sacri, aveva raggiunta la
famiglia sul sagrato della chiesa.
Norbert disse con aria assorta, come seguendo
un segreto pensiero:
Penso che farei bene a studiare i nostri
Libri santi.
Il suo sguardo incontr quello del prete.
I due uomini riconobbero in un attimo la
lealt del loro cuore e capirono che si sarebbero
amati come fratelli.
Sulla fisonomia del giovane sacerdote pass
un lampo di intima gioia, e rispondendo alla
riflessione di Norbert disse con un sorriso di
simpatia:
Ma s! Un uomo come voi, chiamato a
formare altre intelligenze, deve conoscere a
fondo la dottrina di una religione che, dopo
tutto, per quanto si possa dire, ha avuto e
avr sempre nel mondo un potere morale preponderante.
Questo fu tutto. Non si offr di iniziare
Norbert a quello studio. Il suo tatto, la sua
intelligenza accoppiata a una esperienza gi
acquistata nel ministero sacerdotale, gli facevano
indovinare il lavorio della grazia in
quell'anima. E non voleva rischiare di arrestarlo
con uno zelo intempestivo. Quando
Norbert avesse giudicato opportuno ricorrere
al cugino, questi sarebbe stato pronto a
illuminare i punti oscuri e ad aiutare con discrezione
l'opera divina.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Durante una passeggiata fatta qualche
giorno dopo con il notaro Laurentie e don
Dolmaine, Norbert parl del matrimonio di
sua sorella e delle circostanze che lo avevano
deciso.
Il signor Bruno scosse la testa lentamente.
Tristi cose! E purtroppo sono storie di
tutti i giorni, come quella del nostro povero
Raimond. Ma lui, almeno, aveva l'aiuto della
fede per sopportare coraggiosamente la sua
disgrazia. Vostra sorella, invece, sar disarmata
davanti ai dolori che una simile unione
le prepara.
Disarmata, s, avete detto bene. Ma soffrir?
Il cuore  stato cos ben soffocato in
lei dall'egoismo che si  sviluppato in pieno!
Si soffre sempre, in una maniera o in
un'altra, ragazzo mio. Se non  il cuore, sar
l'orgoglio. Il primo modo  infinitamente pi
nobile del secondo, al quale, peraltro, si trova
mescolato.
La povera Lisette non aveva forse un
cattivo carattere, ed  una ragazza intelligente
che poteva riuscir bene. Ma non ha
avuto ombra di educazione morale.
La voce chiara e vibrante del parroco disse:
Molte altre sono cos, lo vediamo noi
preti nelle parrocchie popolose. La debolezza
umana non ha pi niente a cui appoggiarsi,
perci assistiamo a innumerevoli cadute!...
Mio Dio, quanta miseria, quanto fango in
quelle infelici anime nate a immagine divina!
La voce del prete ebbe un accento di dolore,
e il viso magro frem mentre egli soggiungeva:
 il nostro tormento di ogni giorno.
Per un momento camminarono in silenzio
nella strada stretta che li conduceva a casa.
Alle finestre fiorivano gerani rosa, dalie scarlatte,
salvie color del fuoco. Alcuni ragazzi
giocavano lungo i marciapiedi, e le loro madri
chiacchieravano sulle porte interrompendosi
per salutare il notaro Laurentie, conosciuto
e stimato da tutti.
Norbert, rivolgendosi al giovane prete che
gli camminava accanto, chiese:
Amate la professione che avete scelto?
Non l'ho scelta. Dio mi ha chiamato.
Ho risposto a questa vocazione, che  un
grande onore per me e rappresenta nello
stesso tempo una grande responsabilit.
Ma non rimpiangete niente?
Il viso del prete si illumin improvvisamente.
No davvero! Le fatiche e le delusioni
non mancano nel nostro ministero; ma abbiamo
anche il conforto di fare un po' di
bene alle anime, di ricondurne alcune a Dio,
di spargere il seme che Iddio far germogliare.
Inoltre abbiamo l'intima unione con
Colui che  tutta la nostra forza, la nostra
vita.
Tacque un istante prima di soggiungere,
con gli occhi illuminati di tranquilla allegrezza:
S, quando compiamo il nostro dovere
con cuore libero e fervente, proviamo molte
intime gioie, credetelo, Norbert!
I tre uomini costeggiavano in quel momento
il muro che circondava il cimitero, e lo sguardo
di Norbert si fiss sull'abside della chiesa
che in quel momento rosseggiava alle luci del
tramonto.
In quello stesso istante, dall'ombra del piccolo
portico laterale, usciva Nicolette. Il vestito
bianco, il visetto chiaro, furono subito
avvolti dalla luce fiammeggiante.
Vedendo il padre e il cugino, and loro incontro.
Norbert aveva gi notato quanto fosse leggero
e agile il suo passo, quasi etereo il suo
portamento; ma ora, vedendola avanzare avvolta
dalla luce ardente, gli parve di vedere
uno di quegli spiriti celesti che ella amava e
adorava, uno di quegli ardenti serafini che
un autore del Cinquecento aveva dipinti su
un vecchio libro sacro da lui trovato in mezzo
ad altri libri comprati all'asta di una biblioteca.
Il notaro Laurentie disse sorridendo:
Sei qui, mia piccola orante? Hai pregato
anche per noi?
Oh, caro babbo, certo, lo sai!
Il suo sguardo, illuminato da un sorriso,
and dal signor Bruno al sacerdote, poi a
Norbert. Allora divenne ancora pi dolce e
quasi allegro.
Norbert, siete soddisfatto della vostra
passeggiata?
Egli rispose appena.
L'impressione ricevuta era stata cos forte
che ne era ancora tutto stordito, come chi
venga strappato a un tratto a un sogno radioso.
Gli ci voleva un momento per ritrovare in
Nicolette, invece dello spirito celeste, la cugina
dal sorriso luminoso, dagli occhi dorati
come le foglie di autunno al sole.
La signora Dolmaine aspettava gli uomini
in salotto, lavorando. Sorrise a Norbert e a
Nicolette che entravano insieme, dietro a
Bruno e al giovane sacerdote.
Bambina, vai a chiamare lo zio che 
andato nel chiostro a fare la meditazione su
san Tommaso. Comincia a far fresco. Ho preparato
a tutti la merenda in sala da pranzo.
Vado subito, zia.
E rivolta a Norbert la ragazza chiese:
Venite con me? Il nostro chiostro vi
piace tanto...
Egli assent subito. Il vecchio cane che sonnecchiava
in un angolo del salotto si alz per
seguirli. Dimostrava, a Norbert una simpatia
di cui non era prodigo, secondo Nicolette, che
ne traeva questa conclusione:
Vi riconosce proprio come uno di famiglia,
non soltanto per la consanguineit, ma
anche per i sentimenti.
All'ombra dei vecchi tigli i due giovani raggiunsero
il chiostro, ora spoglio della fioritura
di rose, ma dove gi la opulenta vite
vergine cominciava a imporporarsi. Don Laurentie,
seduto su una poltrona di vimini, a
occhi socchiusi, stava meditando, con la mano
appoggiata su un grosso volume rilegato di
scuro, posato vicino a lui, sopra una tavola.
Un sorriso distese la sua bocca seria vedendo
i giovani, e con una sfumatura di amichevole
rimprovero nella voce, disse:
Ebbene, mia lettrice,  cos che vieni a
leggermi San Tommaso?
Oh, caro zio, mi sono trattenuta in sagrestia
! Il parroco doveva darmi alcune spiegazioni
riguardo al paramento che devo accomodare.
Avvicinandosi al vecchio si inginocchi accanto
a lui, appoggiando le mani conserte sul
bracciolo della poltrona.
Il vecchio prete le accarezz i capelli soffici.
S, s, sapevo bene che la mia Nicolette
non dimenticava il vecchio zio. Ella sostituisce
i miei occhi troppo deboli, sapete, Norbert.
Grazie a lei posso rileggere molte delle
nostre care opere, tra le altre anche quelle
del nostro grande Dottore!
Battendo leggermente col palmo della mano
sul vecchio volume, aggiunse:
Qui, vedete, ragazzo mio, si trova racchiusa
la pi alta scienza, che  quella dell'amore
divino.
Nicolette, rialzandosi lentamente, disse con
un lieve sorriso:
San Tommaso  troppo elevato per me.
Non ho fatto gli studi teologici necessari; eppure,
con le spiegazioni che mi dai tu, caro
zio, capisco molte cose.
S, tu comprendi le altezze vertiginose
alle quali ci trascina il Dottore angelico:
Beati i cuori puri, poich vedranno Iddio.
Lo sguardo velato del sacerdote si posava
sul delicato visino che era diventato pensoso.
Nicolette si chin per prendere su una seggiola
il suo lavoro: il tulle cosparso di gigli
destinato a un camice che aveva posato l
quando era andata in chiesa.
Il Dottore angelico... disse in tono
sognante. E il titolo pi bello che potesse
essere dato a quel grande santo.
Norbert chiese:
Amate molto gli angeli, Nicolette?
Ella si raddrizz.
S, sono i protettori della nostra citt,
della nostra casa, della nostra famiglia.
La luce che si spengeva in lontananza giungeva
ancora come un riflesso di pallida aurora
fino all'arco ogivale sotto il quale si trovava
Nicolette, sfumava di rosa la sua pelle
bianca, il vestito candido, i gigli dorati sul
tulle leggermente mosso dal vento. Nicolette
sorrise lievemente, e disse con raccoglimento:
Gli angeli sono miei amici.
La sera, quando si trov solo, affacciato al
terrazzo della sua camera, Norbert ripet tra
s e s quelle parole di Nicolette, e sent di
nuovo il fremito religioso che lo aveva colto
mentre la contemplava.
La serata era chiara e tepida. Qualche stella
tremolava nel cielo e una esile falce di luna
schiariva con la sua pallida luce il terrazzo.
Un lieve venticello portava l'odore agreste
dei castagni, misto a quello dei fiori: fiori
tardivi di estate, primi fiori di autunno, passando
attraverso i giardini silenziosi. Una
pace profonda avvolgeva tutta la cittadina e
si insinuava nell'anima di Norbert.
Pensava a Nicolette. Riviveva le ore trascorse
accanto a lei, nell'atmosfera della sua
grazia verginale, della sua fede senza nubi,
della sua pura carit. In quei momenti Norbert
aveva l'impressione di elevarsi fino ad
altezze sconosciute, fino a quegli spazi celesti
nei quali risiedevano gli amici di Nicolette.
S, quella ragazza incantevole apparteneva
alla terra soltanto per met.
Ci nonostante si occupava di tutto, pacatamente.
Esperta padroncina di casa, vegliava
affinch ognuno intorno a lei fosse contento
e soddisfatto.
Norbert ricordava un vecchio quadro visto
una volta nella sagrestia di una chiesa
spagnola: un uomo sdraiato in terra dormiva
sfinito, mentre accanto a lui due angeli bellissimi,
con gli occhi pieni di misericordia,
finivano con le loro mani delicate il rozzo lavoro
che il poveretto, esausto di forze, aveva
abbandonato. Pensava che Nicolette rassomigliava
a uno di quegli spiriti celesti, il pi
giovane, il pi bello.
Un soffio di aria aromatizzata dalle essenze
dei boschi e dei giardini fioriti venne ad accarezzare
il viso di Norbert. In lontananza
un cane abbai, una voce lanci un richiamo.
Poi il silenzio intorno fu di nuovo completo.
Norbert rientr in camera. Si avvicin alla
scrivania di mogano dei suoi nonni. Soprapensiero
prese una poltrona, si sed, apr un
cassetto nel quale aveva chiuse le poche lettere
ricevute da quando era giunto l.
Erano quasi tutte di Reine. Da quando si
era fidanzata con lui la giovane donna gli
scriveva due o tre volte la settimana, e sempre
a lungo. L'ultima lettera era di pi di
quattro pagine.
Norbert prese il foglietto azzurrognolo, leggermente
profumato. Percorse le righe tracciate
dall'alta calligrafia di Reine, poi lasci
cadere il foglio sulla scrivania.
Quella sera gli era davvero difficile rispondere
a quella lettera d'amore! Non trovava
niente nel proprio cuore, niente almeno che
rispondesse sufficientemente alla appassionata
tenerezza di Reine.
Inoltre, provava ora uno strano impaccio
all'idea di scrivere alla signora Figures
sulla scrivania dei nonni, in quella camera
dove avevano trascorso una parte della loro
vita, e dove erano morti!
Reine Figures, la moglie divorziata di Darost!
Che cosa avrebbero detto di quel matrimonio
se fossero stati ancora vivi? Avrebbero
accettato di accogliere quella nipote?
No, certamente, secondo le loro opinioni.
Non avrebbero considerata legittima l'unione
di Reine con il nipote, e non avrebbero voluto
conoscerla, considerandola una persona indegna
di stima.
Norbert alz le spalle pensando:
Le idee sono cambiate da allora. Oggi,
forse, non penserebbero pi cos.
Ma il disagio persisteva. Il misterioso potere
degli scomparsi lo teneva come in una
stretta dolcemente tirannica. Ancora una
volta ebbe l'impressione fortissima che i
morti vivono, che parlano nel segreto delle
anime nostre, e che dobbiamo ascoltare quelle
voci di oltre tomba che ci insegnano come si
deve vivere e morire per trovare la vita eterna.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Del suo fidanzamento con Reine, Norbert
non aveva fatto parola con i cugini. Stimava
inutile parlarne in quel momento. Quel matrimonio,
lo sapeva, non poteva avere la loro
approvazione. Era dunque meglio che nessuna
nube turbasse in anticipo la intimit
che gli diventava ogni giorno pi preziosa.
Del resto parlava poco di s, della sua famiglia,
nelle sue conversazioni con i Laurentie.
Non si lasciava andare alle confidenze
nemmeno con il giovane Dolmaine, sebbene
si sentisse attratto da viva simpatia verso di
lui. Non apriva facilmente la sua anima. Bisognava
penetrarvi a poco a poco, con la forza
di una amicizia piena di tatto.
Quella amicizia la trovava presso i cugini.
L'affetto che aveva per loro era contraccambiato,
lo sapeva; ma anche loro, temperamenti
profondi e riflessivi, non esprimevano
con frasi l'ardore dei sentimenti nobilissimi
che li animavano. Il bel nome di amico non
veniva profanato, l, come accade spesso nel
mondo, e, una volta dato, comportava obblighi
reciproci, riassunti in quella parola
che nella lingua cristiana comprende tutto:
carit.
Un giorno, mentre accompagnava il giovane
parroco che andava a trovare un amico
d'infanzia gravemente ammalato e condannato
dai medici, Norbert disse:
 strano che ci comprendiamo cos bene,
non vi pare, Giuseppe?
Il prete sorrise alzando verso il cugino il
calmo sguardo dei suoi occhi intelligenti.
Ma no, caro! Pensate che avete ereditato
un lungo atavismo cattolico. La vostra
anima retta, sincera, profondamente onesta
e nobile, ne subisce l'influenza, qualunque
sia stata la vostra prima educazione.  dunque
naturalissimo che trovi in voi una comprensione
pi cristiana... s mantengo la parola
a costo di stupirvi, pi cristiana di quella
di certi praticanti superficiali, mosche ronzanti
della devozione, quando non siano parassiti
profittatori, come i Farisei flagellati
da Cristo.
Per qualche istante i due cugini proseguirono
in silenzio per la via dei Tre Angeli; i
loro passi ne facevano risonare il suolo pietroso.
Poi Norbert chiese:
Giuseppe, credete che un giorno possa
diventare credente?
Questo lo sa soltanto Dio!... Posso tuttavia
assicurare che se siete un'anima senza
orgoglio, il dono della fede non vi sar negato.
Svoltarono in quel momento per una viuzza
laterale dove si trovava la casa dell'amico di
Giuseppe, una vecchia casa a due piani, con
le finestre adorne di figure di pietra. Il prete
disse a bassa voce:
Ecco, vedete, il povero Martin Bour
l'ha avuta, la fede; un tempo pens perfino
di raggiungermi in seminario. Poi tutto sprofond
nell'ora della tentazione. Ma ha accanto
a s una sorella intelligente e pia che
lo riconduce piano piano a Dio.
E voi, Giuseppe?
Io sono soltanto un contatto occasionale.
Ci che molto spesso agisce efficacemente
in casi simili sono le influenze familiari.
Ah, se molte donne capissero meglio
quello che potrebbero, che dovrebbero fare,
e quale potenza morale sarebbe la loro nel
focolare se vi apportassero una fede illuminata!
Il prete sospir, stringendo la mano al cugino.
A tra poco, Norbert.
Buss col picchiotto alla porta, mentre
Norbert continuava per la viuzza, tra i muri
sconnessi degli orti dai quali veniva l'odore
dei frutti maturi.
L'aria pesante annunziava un temporale.
Non un raggio di sole illuminava quel giorno
la cittadina, e Norbert, rinunziando alla passeggiata
pomeridiana, risal per una stradina
in salita verso casa sua.
Alla porta, il postino che arrivava allora
gli consegn una lettera. Riconobbe la calligrafia
della matrigna. Attacc il cappello nell'anticamera
e si diresse verso il giardino.
Con mano distratta, mentre camminava,
strapp la busta. Oltre la lettera conteneva
una fotografia dei due fidanzati.
Lisette era seduta nel giardino di Larchamp,
in una di quelle pose arroganti che
le piacevano tanto. Aveva il viso smagrito,
ma gli occhi erano pi arditi che mai e sorrideva
con una specie di sfida orgogliosa.
Il barone Korf era in piedi accanto a lei,
con la mano appoggiata alla sua poltrona.
Era un bell'uomo, dall'aria astuta, dallo
sguardo insinuante, e una delle sue palpebre,
un po' rilassata, gli conferiva un certo fascino,
indiscutibile, ma conturbante.
Norbert pens subito:
Non mi piace affatto! Deve essere un gran
briccone!
Con gesto brusco, sprezzante, si ficc in tasca
la fotografia.
Poi cominci a leggere la lettera della matrigna,
molto breve del resto. La signora Defrennes
lo informava che il matrimonio sarebbe
stato celebrato ai primi di ottobre, al
castello di Larchamp.
Avrei preferito che si sposassero a Parigi,
ma tuo padre e Lisette non sono di questo
parere. Avremo molti invitati. Il barone
Korf  orfano e ha soltanto un fratello che
abita in Rumenia.
 un uomo simpatico, pi si conosce pi
piace. Anche tuo padre lo dice, e ormai lo
tratta con simpatia, specialmente da che ha
capito che ha molta attitudine alle questioni
finanziarie. Inoltre  un uomo di mondo e
molto elegante. Il solo punto spiacevole  la
totale mancanza di mezzi, ma vista la sua intelligenza
crediamo che riuscir a farsi una
buona posizione.
Contiamo su te per la cerimonia. Lisette
ti vorrebbe come testimone. Vieni qualche
giorno prima per fare la conoscenza del tuo
futuro cognato. Io sto organizzando una sala
da ballo e l'illuminazione. Sar una cerimonia
campestre, e simpatica.
Con lo stesso gesto di poco prima Norbert
mand la lettera a raggiungere la fotografia.
Tutto bene, dunque. L'avventuriero senza
scrupoli che aveva disonorato Lisette per costringere
il ricco banchiere ad accettarlo per
genero, veniva accettato senza riserve dalla
famiglia.
Il signor Defrennes lo avrebbe associato
ai suoi affari e gli avrebbe dato, nella banca,
il posto che il figlio non aveva voluto prendere.
La signora Defrennes avrebbe affidato
a quell'uomo molto elegante il compito di
aiutarla a organizzare le serate politico-letterarie
che riunivano in casa sua persone disparatissime.
Forse gli avrebbe anche chiesto
consiglio per le opere di carit delle quali
era una delle patronesse pi in vista.
E tra qualche anno non ci sarebbe stato da
stupirsi se l'austriaco, barone o no, acquistata
nelle debite forme la cittadinanza francese,
fosse diventato un importante personaggio
politico o finanziario, o forse l'uno e
l'altro come il suocero.
Norbert, con il viso contratto, fece qualche
passo lungo la siepe fiorita che divideva il suo
giardino da quello dei Laurentie. Per invito
fatto dai cugini, passava ora dal cancelletto,
quando voleva recarsi da loro. Cos la tradizione
tra le due case era ripristinata, con
grande, quanto segreta gioia di Elisa, che
benediceva tra s e s il padroncino: un
vero Defrennes, lui!.
Da un sentiero, fiancheggiato da una siepe,
si avvicinava Nicolette. Quando scorse Norbert
gli mosse incontro, sorridendo.
Gi tornato!
S. Il tempo non  bello, oggi. Ho lasciato
Giuseppe alla porta del suo amico e
sono tornato a casa,  pi piacevole che girare,
con questa stagione.
Mentre parlava, sentiva su di s lo sguardo
osservatore della ragazza.
Ella chiese:
Che avete? Dal vostro viso, dai vostri
occhi che sono tristi, si direbbe che vi sia capitato
qualche cosa di spiacevole.
Norbert ebbe un sorriso forzato.
Siete una piccola indovina, Nicolette.
S, ho una preoccupazione, sempre la stessa,
del resto: l'assoluta divergenza di idee tra i
miei e me. Una lettera della mia matrigna
me lo ha fatto sentire ancora pi profondamente.
Questa volta si tratta del matrimonio
di mia sorella. Quel barone Korf, quell'avventuriero,
sta facendo la conquista di tutti,
laggi, compreso mio padre che scopre in lui
grandi capacit finanziarie.
Stettero un momento senza parlare, uno di
fronte all'altro. Le labbra di Norbert avevano
una piega di amarezza. Negli occhi di
Nicolette si leggeva la compassione.
Povero Norbert!
La voce un po' bassa aveva un fremito di
commozione.
Egli prese la mano esile che si appoggiava
al cancelletto. Il suo sguardo si era illuminato
a un tratto.
Mi compiangete, cuginetta? S, avete
ragione. In apparenza sono un privilegiato
della vita, ma i beni materiali non bastano.
Mi manca ben altro... mi  sempre mancato
fin dall'infanzia. Per un temperamento come
il mio la mancanza di affetti familiari  dura,
durissima, Nicolette.
Ella ripet con lo stesso ardore compassionevole:
Povero Norbert! S, capisco... capisco!
Ecco perch mi trovo tanto bene quando
sono con voi. Il focolare, come l'ho sognato
nel segreto del mio cuore,  il vostro. Vi trovo
l'atmosfera di dignit, di affetto devoto, di
virt senza ostentazione, che fu, ne sono sicuro,
quella in cui vissero tutti i miei avi.
E per quanto strano ci possa apparire, scopro
ora che  indispensabile al mio essere
morale. S, Nicolette, ora pi che mai mi sarebbe
impossibile vivere come fanno tanti che
conosco, come fanno anche i miei genitori.
Siete addirittura dei nostri per mente e
per cuore, Norbert. Il babbo e lo zio lo hanno
detto tante volte. Perci niente ormai potr
spezzare l'amicizia che vi lega a noi, non 
vero?
Egli esclam con slancio:
Oh, no, niente, Nicolette!
E tornerete di tanto in tanto nella vostra
casa, e verrete a salutare i cugini di provincia?
Torner ogni anno.
E subito pens:
Ma quando sar sposato, non riceveranno
Reine. Che ne sar allora di questa amicizia?
Non ritorner pi qui a causa di mia moglie,
non li vedr pi.
A tale idea si sent stringere il cuore.
Non vederli pi! Lei soprattutto, la graziosa
Nicolette che gli aveva fatto pensare
tante volte:
Se avessi una sorella come lei!
Eppure era certo che i Laurentie, tolleranti
e misericordiosi per i traviati, per i deboli,
sarebbero stati intransigenti in quel
caso. La loro coscienza di cattolici li obbligava
a essere cos, e un colloquio tra il notaro
e Giuseppe aveva inoltre appreso a Norbert
che consideravano un dovere patriottico
opporsi al pericolo sociale che il divorzio rappresenta.
L'antica casa dei monaci sarebbe dunque
rimasta chiusa per la moglie di Norbert Defrennes,
e di conseguenza per il marito che
non ne avrebbe varcato la soglia senza di lei.
Nicolette aveva aperto il cancelletto e invitava
il cugino a entrare in casa per assaggiare
una focaccia sfornata proprio allora da
Teresita, la domestica. Norbert la segu, assorto
nei tristi pensieri che lo avevano assalito.
I suoi passi facevano scricchiolare la
ghiaia del viale che si allungava tra le aiuole
adorne di fiori autunnali. Non parlava, e anche
Nicolette taceva, seria seria, mentre scacciava
con gesto lento i moscerini, forieri di
tempesta, che le giravano intorno al viso.
Davanti a casa erano seduti la signora
Dolmaine e il notaro. Questi aveva lasciato
ricadere il giornale che stava leggendo per
guardare i due giovani che sopraggiungevano.
Anche sua sorella li guardava dopo aver abbandonato
sulle ginocchia il suo lavoro a maglia.
Ella disse sottovoce:
Sono carini quei due ragazzi, e sembra
che se la intendano.
Il notaro scosse la testa leggermente.
S, Teresa, ma  una cosa alla quale non
possiamo pensare per diverse ragioni. Prima
di tutto Norbert  un miscredente; poi suo
padre non ammetterebbe mai un matrimonio
con una ragazza che ha una dote cos meschina.
Inoltre, senza parlare della salute di
Nicolette, molto delicata, mi chiedo se 
adatta per il matrimonio. Ha una vita interiore
cos intensa!  un vero angelo sulla
terra.
Credi dunque che abbia la vocazione religiosa?
Non ne ha mai parlato. No, non credo,
per ora...
Tacquero perch i due giovani si avvicinavano.
La signora Dolmaine dette una occhiata
al viso di Norbert e not la sua aria
cupa, quasi dolorosa. Vide anche il lampo
che illumin il suo sguardo quando Nicolette
disse gaiamente:
Vi conduco nostro cugino a cui piace
tanto stare in famiglia. Ora gli far assaggiare
la focaccia di Teresita.
Quando si fu avviata verso la cucina, Norbert
tolse di tasca la fotografia e la porse al
notaro.
Guardate, ecco mia sorella e il mio futuro
cognato. Potete giudicare il tipo alla
prima occhiata.
China sulla spalla del fratello, anche la signora
Dolmaine guardava i fidanzati.
Povera piccina! mormor. Che
peccato averla educata cos male!
Vi fu un lungo silenzio. Il signor Bruno
esaminava con molta seriet la fisonomia
dello pseudo barone. Norbert si era seduto
sulla panchina accanto alla signora Dolmaine.
Con mano distratta accarezzava il
pelo grigio del vecchio cane che si stropicciava
contro di lui. L'aria era pesante, tempestosa,
e sembrava che anche dalla terra salisse
un calore soffocante che opprimeva.
Preferirei mille volte veder mia figlia
morire che darla in sposa a un individuo simile.
Questo fu il giudizio del signor Bruno mentre
rendeva la fotografia a Norbert.
Oh, non stento a crederlo... e con una
figliuola come Nicolette, specialmente! Ma
Lisette  molto diversa, purtroppo, e i suoi
genitori non sono come voi. Quell'uomo deve
essere un intrigante straordinariamente abile
perch, da quanto scrive la mia matrigna, 
gi entrato nelle grazie di mio padre, che
pure  diffidente per natura. Forse tra non
molto vi annunzier che  diventato socio
della banca Defrennes.
Il notaro mand una esclamazione:
Oh, Norbert! Lo credete davvero? Quell'avventuriero...
Norbert rispose in tono di disprezzo:
Quanti ce ne sono simili a lui che occupano
posti importantissimi nella finanza,
nella societ mondana, nella politica. Quello
sar uno dei tanti, ecco tutto. Ma averlo per
cognato, vedergli prendere un posto preponderante
in casa,  veramente penoso!
Per un istante Norbert, nella rivolta della
sua anima onesta, perdeva la sua calma abituale.
La signora Dolmaine appoggi la mano
fine, dalle vene un po' salienti, su quella del
figlioccio, ed egli incontr uno sguardo affettuoso
che pareva dire:
S, voi siete dei nostri.
Il giovane si sent subito la calma penetrare
nel suo cuore turbato un momento dall'angoscia
che, da anni e anni, passava come una
nube sulla sua vita.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Dopo qualche giorno il giovane parroco,
finito il suo permesso, torn con la madre a
Parigi.
Verr a trovarvi, aveva detto loro
Norbert.
Quando vorrete. Sar sempre una gioia
per noi.
E la signora Dolmaine aveva soggiunto:
Mi  stato molto penoso star lontana da
voi, figlioccio. Non potevo fare niente, solo
pregare per voi.
Per la prima volta faceva allusione al legame
spirituale che esisteva tra Norbert e
lei. Egli rispose, sorridendo con una certa
malinconia:
 Le vostre preghiere mi hanno forse preservato
da molti pericoli, cugina. Ve ne serber
sempre una profonda riconoscenza. E ora
che non siamo pi degli sconosciuti, che volete
concedermi un po' di affetto, vi chiedo di
assistermi ancora affinch la via si illumini
dinanzi a me che, in certi momenti, mi sento
addirittura cieco e brancolo nella pi tremenda
incertezza.
Il chiaro e dolce sguardo si fiss su lui per
qualche istante, con grave e materna tenerezza.
Poi la signora Dolmaine pos una
mano sulla spalla di Norbert, dicendo:
S, figliuolo, pregher per voi.
Quando i Dolmaine furono partiti, a Norbert
non rimaneva che una diecina di giorni
da passare nella cittadina, poich non poteva
arrivare a Larchamp all'ultimo momento, il
giorno prima della cerimonia, come veramente
avrebbe desiderato.
Con il signor Bruno e Nicolette fece diverse
gite in macchina nei dintorni e si spinse fino
in Alvernia.
L'antivigilia della sua partenza andarono
a piedi a una cappellina in rovina costruita
su una roccia a picco sul fiume Dordogne che
schiumeggiava tra due rive scoscese, in mezzo
alle pietre lisce di cui era cosparso il suo
letto. A cento metri dalla cappella cominciava
un bosco di castagni.
Il signor Bruno, un po' stanco, si sed all'ombra,
sopra un balzo ricoperto di erba,
mentre i due giovani salivano per lo stretto
sentiero che portava al santuario.
Due lembi di muro crollati, una porta a sesto
acuto, delle lastre di pietra consumate da
centinaia di anni di intemperie pi di quanto
non lo fossero state per cinque secoli al riparo
della volta intatta, e, sopra a tutto questo,
l'invasione sfrontata dei parassiti, pruni,
federa, convolvoli, cardi irsuti, ecco che cosa
c'era in quella cappellina dedicata all'arcangelo
san Michele in riconoscenza della sua
protezione contro una terribile peste che
aveva devastato, nel Duecento, le localit circostanti.
Ai piedi della roccia che serviva di base
alle rovine il fiume schiumeggiava, si precipitava
in brevi cascate sui sassi levigati dal
suo secolare contatto. Il sole, che gi stava
calando nel cielo di un azzurro pallido, indugiava
ancora su quelle acque verdi, traendone
vivi riflessi. Una delle rive, sassosa, di
difficile accesso, riceveva tutta quella luce;
l'altra rimaneva in ombra, ricoperta da un
fogliame cascante come una chioma, che in
alcuni punti toccava l'acqua, che lo agitava
senza tregua al suo passaggio.
Nicolette e Norbert si sedettero sopra una
grossa pietra ricoperta di musco per contemplare
quel paesaggio che amavano. Paesaggio
di Francia, semplice, armonioso, dotato
di un fascino raccolto che prende l'anima.
Prati in dolce pendio, tra frutteti i cui alberi,
peri e meli, erano carichi di frutti; vigne
che ingiallivano sui fianchi di una collinetta,
accarezzate dalla luce che cominciava
ad abbandonare quelle poste pi in basso;
vecchie case grigie, dai tetti ricoperti di musco,
che si ergevano a fianco di piccoli giardini
recinti; boschi di faggi e di castagni
fronzuti, sotto il sole declinante che ne dorava
il fogliame gi toccato di rosso dall'autunno
incipiente.
Norbert disse in tono assorto:
Questo paese mi  molto caro. Mi pare
di esserci vissuto sempre.
 il vostro paese, Norbert, almeno in
parte. La vostra famiglia paterna  tutta qui.
S, e credo di aver preso tutto da lei.
Ieri Elisa mi disse: Somigliate sempre pi
al signor Raimond, in tutto e per tutto.
Anche la zia lo ha osservato. Cara zia
Teresa, che si affliggeva tanto di non conoscervi!
Vi vuole gi un gran bene, sapete?
E io ne sono felice, Nicolette. Quella
donna dal cuore semplice e buono sar d'ora
in poi una vera amica per me.
E dopo un breve silenzio soggiunse:
Come avrebbe dovuto essere da molto
tempo, se avesse potuto assolvere la missione
alla quale .si impegn al mio battesimo.
Rimase per un poco in silenzio, assorto,
guardando i boschi illuminati dal sole calante,
dai quali un leggero vento portava
umidi odori agresti.
Qualche giorno prima Elisa gli aveva raccontato
che, al tempo della loro infanzia,
Raimond Defrennes e Teresa Laurentie giocavano
agli sposi. I loro genitori consideravano
di buon occhio quel futuro matrimonio,
perch erano uniti da un legame di parentela
molto lontano.
Teresa, diventata ragazza, aveva sentito
cambiare in amore quel sentimento infantile,
ma Raimond, durante un soggiorno a Bordeaux,
presso un amico, si era innamorato di
una parente di costui, una bella e simpatica
bruna, senza dote, che aveva saputo simulare
una devozione e una seriet di sentimenti
che non esistevano in lei.
Teresa cel il suo profondo dolore, si sforz
coraggiosamente di dimenticare e tre anni
dopo ced al desiderio dei genitori sposando
un amico d'infanzia, Gilles Dolmaine, che
si era stabilito come medico a Parigi.
Norbert aveva chiesto alla vecchia domestica:
Lo zio sapeva che sua cugina lo amava?
Non lo so, signore. Forse lo aveva indovinato,
bench ella nascondesse il suo dolore.
Comunque il nome di lei fu l'ultimo che egli
pronunci prima di morire.
Norbert pensava:
Senza dubbio il povero zio deve avere amaramente
rimpianto di essersi lasciato sfuggire
la calma felicit che gli riservava quella
cara donna. E lei, quanto deve aver sofferto
della delusione di lui!
Nemmeno per un istante faceva per a Teresa
Dolmaine la ingiuria di pensare che potesse
considerare come una rivincita la infelicit
del cugino.
Nicolette si accarezzava distrattamente il
viso con un fuscello di erica che teneva in
mano, e guardava anche lei l'orizzonte luminoso.
Uscendo a un tratto da quella specie di
fantasticheria, disse allegramente:
Ora torniamo dal babbo.
Norbert si alz e le porse la mano. La ragazza
fu in piedi rapidamente e sorrise.
 piacevole avere un cugino sempre
pronto ad aiutare. Ma tra poco sar finita,
per molti mesi, vero?
Chiss! Forse torner a farvi una sorpresa.
Oh, bene! Me ne rallegro fin da ora!
S, era una gioia sincera, quasi puerile,
quella che vedeva negli occhi dorati che gli
piacevano tanto. Le mani di Nicolette rimasero
tra le sue, e ambedue si guardarono, sorridendo,
commossi, veramente felici.
Sicch la nostra vecchia cittadina vi
piace davvero?
Certamente, ma pi ancora mi piacciono
i cugini Laurentie. Posso dirvelo con
tutta sincerit, Nicolette: le migliori, le pi
forti impressioni della mia vita, fino ad oggi,
le ho provate qui tra voi.
Sicch posso stare tranquilla: tornerete
certamente.
Egli si irrigid un attimo, all'improvviso.
Il ricordo di Reine gli attraversava la mente,
come una freccia che penetra in una piaga che
si vorrebbe dimenticare.
Lasciando ricadere le mani di Nicolette fece
qualche passo in direzione del sentiero. La
ragazza, che gli camminava a fianco, chiese
con accento di preghiera:
Ci scriverete ogni tanto, vero?
Certo. E voi mi manderete delle cartoline
con qualche buona parola? A proposito,
ho sempre dimenticato di chiedervi perch su
una di esse scriveste la data del giorno che
segu quello della mia nascita.
Ma  la data del vostro battesimo, Norbert!
Siete nato il quattordici agosto, mi ha
detto lo zio, e il giorno dopo foste portato al
fonte battesimale. Nella nostra famiglia si festeggia
non il giorno della nascita, ma quello
della nostra rigenerazione spirituale, quello
che ci vide divenire figli di Dio. E molto pi
cristiano.
Il giovane approv con un cenno del capo,
poi si ritrasse per lasciarla passare avanti,
nel sentiero. Mentre scendeva, tutta bianca,
avvolta dalla luce, Norbert teneva gli occhi
fissi su lei, e il dispiacere della sua prossima
partenza gli stringeva sempre pi forte il
cuore. Pens:
Chiss? Forse non la rivedr pi! Se
sposo Reine quest'inverno, non torner pi,
qui.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Alcuni giorni dopo, fatta una breve sosta
a Parigi, Norbert giungeva al castello di
Larchamp.
Quella nobile dimora, costruita all'inizio
del Settecento, era stata acquistata dal signor
Defrennes cinque anni prima. All'esterno
conservava quasi del tutto l'aspetto di un
tempo, ma l'interno aveva subito le ingiurie
del gusto poco sicuro della signora Defrennes.
Cominciava il crepuscolo quando, dopo essersi
cambiato l'abito, Norbert entr nel salottino
dove la matrigna riposava aspettando
che gli ospiti scendessero per il pranzo. Lo
accolse con la sua usuale cortesia. Non gli
aveva mai dimostrato affetto, ma neppure
malevolenza. Era indifferente per semplice
mancanza di cuore, e unicamente occupata di
s e dei suoi piaceri.
Credevamo che tu arrivassi prima, mio
caro, disse. Adrien  ansioso di fare la
tua conoscenza.
Desiderio che purtroppo non  reciproco.
La signora Defrennes alz le sopracciglia
accuratamente allungate con la matita.
Come? Hai sempre delle prevenzioni
contro di lui? Ti assicuro che dopo il primo
momento di... irritazione, ci siamo convinti
che Lisette, dopo tutto, non ha fatto una cattiva
scelta.
Ah, va bene, va bene! Se la cosa ha la
vostra approvazione... se credete che la felicit
di Lisette sia assicurata...
Norbert conteneva a stento il suo sdegno.
E perch non dovrei crederlo?
La voce della signora Defrennes era diventata
asciutta, e gli occhi azzurri, un po' sporgenti,
accusavano un vivo scontento.
Il barone Korf ha tutte le doti richieste
per questo.
L'opinione di mio padre era diversa
quando venne a trovarmi a Parigi, e anche
la tua, allora.
Certo, l per l... tuo padre specialmente
si era esaltato. Ma bisogna essere ragionevoli
e capire le cose. La giovent  pazzerella.
Per fortuna Adrien ha delle grandi qualit.
Come ti ho scritto, anche tuo padre comincia
ad apprezzarlo molto.
Benissimo. Speriamo che non abbia a
pentirsene. In quanto a me, mi comporter
educatamente con lui, poich sta per diventare
il marito di Lisette, ma in seguito lo
terr a distanza.
La signora Defrennes strinse le labbra sottili,
tinte di carminio.
Questo  un modo come un altro di biasimare
i tuoi genitori e tua sorella che ha
scelto...
Non si tratta di scelta, per Lisette! Suppongo
che anche voi abbiate capito la manovra
di quell'uomo. La figlia del banchiere
Defrennes era una preda allettante...
Non calunniarlo!
La signora Defrennes sembrava esasperata.
Era l'opinione di mio padre... quattro
settimane fa.
Tuo padre ancora non lo conosceva. Del
resto  naturale che la dote di Lisette gli
piaccia. Ci non impedisce l'amore. E si
amano davvero, quei due cari ragazzi!
La signora Defrennes assumeva a un tratto
un'aria commossa.
Formano una bella coppia. Ah, eccoli!
Sento ridere Lisette.
Dalla porta aperta che metteva nel salotto
vicino apparve Lisette, con la mano posata
sul braccio di un uomo alto, che sembrava vicino
alla quarantina. Dalla fotografia Norbert
lo aveva creduto pi giovane, ma nello
sguardo che si pos su di lui ritrov subito
quella espressione di astuto rubacuori che gli
era tanto spiaciuta.
Ah, Norbert! esclam Lisette.
Adrien, ecco l'innamorato delle vecchie citt,
delle vecchie idee, di tutte le antichit possibili
e immaginabili.
Allegra, ironica, tendeva la mano a Norbert.
Mio caro, ti presento il mio fidanzato.
Bench Adrien sia quel che c' di pi moderno,
spero che andrete d'accordo.
Me lo auguro con tutta l'anima!
La voce di Korf era mite, insinuante. Norbert
strinse senza slancio la mano che l'altro
gli tendeva, con gesto premuroso. Fin da quel
momento, facendo finta di non accorgersi dell'amabilit
del futuro cognato, egli assunse
il contegno corretto, ma freddo che avrebbe
sempre mantenuto.
In quanto ai rapporti con Lisette, l'indifferenza
che ella aveva sempre dimostrata al
fratello restava la nota dominante; indifferenza
che appariva reciproca; ma in realt
Norbert era troppo sprovvisto di egoismo per
non occuparsi di lei, nonostante tutto.
La ragazza sembrava molto allegra, soddisfatta.
Nel suo sguardo ritrovava a momenti
quella espressione di sfida orgogliosa che lo
aveva colpito nella fotografia inviatagli dalla
signora Defrennes. Ardente, instancabile, era
l'animatrice delle svariate distrazioni che divertivano
gli ospiti di Larchamp. Korf recitava
a meraviglia la parte dell'uomo innamoratissimo.
Lisette lo credeva? Norbert se
lo domandava vedendola talvolta civettuola,
provocante, talaltra fredda o di umore caustico,
mai commossa, per, e, Norbert ne fu
presto sicuro, mai vera.
Pot anche convincersi che la matrigna non
aveva esagerata la simpatia di Maurice Defrennes
per il futuro genero. Il giorno dopo
il suo arrivo Norbert ud vantare dal banchiere
le qualit notevoli di Adrien Korf
e seppe che suo padre pensava sul serio di
farlo entrare nella banca.
...Non ancora in qualit di socio, naturalmente.
Gli affider un ufficio importante
per vedere quello che vale veramente. Ma lo
credo un ragazzo abilissimo... Eh? Che ne
dici, Norbert?
Non ho niente da dire, babbo. Sei padrone
di fare come vuoi. Penso che tu abbia
preso le informazioni necessarie, prima di
concedere cos la tua fiducia.
Oh, le informazioni! La cosa migliore 
giudicare la gente dal suo comportamento attuale.
Un uomo pu aver avuta una giovent
un po'... un po' animata, un po' avventurosa,
e diventare poi una persona seria.
Lo auguro.
Il signor Defrennes si mise a ridere guardando
il figlio con aria ironica.
Lo auguri, ma non ci credi, vero? Decisamente
non ti piace?
No davvero!...  il tipo classico dell'avventuriero
abile, compiacente, pericolosissimo.
Metterlo nella banca,  come metterti
nelle sue mani. Sapr avvolgerti in una rete
di intrighi.
Il signor Defrennes lo interruppe alzando
le spalle.
Mi prendi per un imbecille? Finch diriger
la banca, Korf sar alle mie dipendenze
e ti assicuro che non far a modo suo.
Del resto  un uomo intelligente, che potr
essermi molto utile. In seguito, lascer certamente
a lui l'azienda, poich tu non vuoi
succedermi.
Norbert non insist. Capiva che lo straniero
aveva preso piede nel favore del banchiere e
che questi, gi quasi accecato dalla abilit
insidiosa di quell'uomo, non avrebbe ascoltato
la voce cos poco convincente del figlio.
Nella casa paterna, piena di ospiti allegri
e avidi di godimenti, egli trascorse in piena
solitudine morale i pochi giorni che lo separavano
dal matrimonio. Insensibile alle cortesie
femminili, se ne stava in disparte quel
tanto che poteva, senza essere scortese.
Larchamp gli sarebbe piaciuto senza quel
contorno mondano in cui avevano larga parte
i nuovi ricchi. Pi di una volta, mentre gli
invitati dei genitori si aggiravano sotto i suoi
occhi in quell'ambiente lussuoso, comodo, ripens
alla vecchia casa semplice e familiare,
come una buona massaia senza pretese, alla
mobilia antiquata, piuttosto brutta, bisognava
riconoscerlo, al giardino trasandato
che aveva soltanto una lontana rassomiglianza
con le aiuole fiorite di Larchamp.
Il paragone avrebbe dovuto esser fatale alla
vecchia casa; eppure il pensiero di Norbert
andava verso quella, commosso e pieno di
rimpianto. Tra quelle pareti il discendente
dei Defrennes aveva sentito palpitare l'anima
degli avi, mentre nell'aristocratica dimora
passata da un proprietario a un altro dopo la
Rivoluzione, gli pareva quasi di essere un
usurpatore. E se provava un piacere cerebrale
in quella eleganza armoniosa, il suo cuore, la
sua sensibilit profonda, che cercavano sempre
un alimento, non potevano essere soddisfatti
dai ricordi storici di Larchamp, ai quali
la sua famiglia era completamente estranea.
Tutti questi pensieri Norbert li teneva per
s. Nessuno cercava di penetrare i sentimenti
della sua anima. Maurice Defrennes, tutto
preso dai suoi affari e dai suoi piaceri, la signora
Defrennes, assorta dai suoi obblighi
di castellana, Lisette, spensierata ed egoista
secondo il solito, lo lasciavano nella sua solitudine
morale. Bench vi fosse abituato,
gli pareva pi penosa da quando aveva conosciuto
l'affettuosa intimit dei Laurentie.
La vigilia del matrimonio, tornando verso
le otto da una passeggiata nel parco, Norbert
trov la sorella seduta sotto un chiosco di
rampicanti dove talvolta egli si tratteneva
a leggere e a fumare, solo con i suoi pensieri.
Lisette, con la schiena appoggiata alla spalliera
della panchina, teneva una sigaretta tra
le labbra e fumava a boccate rapide, quasi
rabbiose. Accanto a lei il suo cane dormiva,
mollemente sdraiato.
Norbert disse sorpreso:
Come sei mattiniera!... Hai cambiato
abitudini?
Ella alz le spalle senza rispondere. Si capiva
che era di pessimo umore. E Norbert,
accortosene, osserv con ironia:
Sembri imbronciata! In tal caso ti lascio.
Stava per andarsene; ma Lisette gett via
la sigaretta, dicendo imperiosamente:
No, rimani. Ho da domandarti una cosa.
Va bene. Di che cosa si tratta?
Perch sei cos freddo con Adrien?
Perch non mi piace.
Come mai non ti piace?
Gli sguardi del fratello e della sorella si
penetrarono, quello di Norbert fermo e sincero,
quello di Lisette un po' duro e irritato.
Norbert disse con aria seria:
Vuoi proprio che ti dica tutto il mio
pensiero? Ma a che serve? Sei abbastanza intelligente
per aver gi indovinato come lo
giudico.
Ella si raddrizz, con il viso teso, gli occhi
scintillanti:
S, lo so, lo so! Che importa a me del
tuo giudizio? Mi piace cos come , con tutti
i suoi difetti!... Oh, ne ha tanti dei difetti
Korf, ne ha tanti!
Fece una risata che parve a Norbert poco
schietta.
Tu vuoi fare il censore, l'uomo serio!
Mi condanni, l'ho capito benissimo. E che
me ne importa? Io voglio vivere liberamente,
senza inceppi morali. Al diavolo i vecchi pregiudizi
! Ho idee diverse dalle tue, io... idee
molto pi larghe!
Parlava con voce un po' aspra e aveva negli
occhi quel lampo di sfida che Norbert
aveva visto pi volte.
Egli disse con pensosa tristezza:
S, idee troppo larghe delle quali sono
responsabili soprattutto i tuoi educatori. Mi
auguro che tu non debba avere delusioni
troppo dure, povera bambina!
Ella lo interruppe con un sogghigno.
Per questo bisognerebbe avere delle illusioni,
e io non ne ho. So quello che vale
Korf, so che in breve tempo la nostra unione
naufragher. Ebbene, ognuno vivr per conto
suo, come fanno anche pap e mamma.  una
cosa semplicissima e avverr senza tragedie.
Norbert ebbe un sussulto di sdegno.
Come? Consideri gi questa eventualit?
E hai diciannove anni!
Lisette appoggi la guancia contro la mano
e disse con un sorrisetto ironico:
Ho davvero soltanto diciannove anni?
In verit non ricordo di essere mai stata giovane.
Giacch essere giovani, Norbert, vuol
dire possedere quelle famose illusioni, essere
capaci di entusiasmi, ignorare certi lati della
vita, o almeno non considerarli freddamente,
senza fremere. Forse vuol anche dire amare
con sincerit, con fiducia. Ebbene, niente di
tutto ci  mai esistito in me.
Norbert le si avvicin con un movimento
spontaneo e le prese la mano, guardandola
bene in viso.
Sicch, non  vero che tu ami Adrien
Korf, Lisette?
Ella rise un po' nervosa, liberandosi dalla
sua stretta.
Ma s, lo amo... a modo mio. Ci sono diverse
specie di amore, non lo sai? Ammettendo
che potessi provarne uno diverso da
questo, mi guarderei bene dal dedicarlo a
Korf che lo calpesterebbe con la massima indifferenza.
Ma per fortuna io non ho cuore.
Perci, mio caro, non temere che soffra; qualunque
cosa possa farmi, mi sento capace di
rendergli la pariglia.
Si alz, agile e nervosa nella sua ampia vestaglia
di seta giapponese. Dalle maniche larghe uscivano
le braccia nude, bianchissime.
Intorno al collo rotondo e sodo, lasciato scoperto
dall'ampia scollatura, luceva lievemente
una collana di opali. La bella testolina bruna
si volt verso Norbert, e le labbra motteggiatrici
esclamarono:
Tu ti scandalizzi di tutto. Che tipo
buffo, sei! Non si direbbe davvero che siamo
fratello e sorella.
Guardava ridendo Norbert che sembrava
agitato, penosamente commosso. Poi fece una
alzatina di spalle che agit intorno a lei la
seta ricamata di crisantemi rosa.
Del resto ognuno  padrone di pensare
a modo suo. Io non ti faccio rimproveri in
proposito. Se sei pi felice con codeste tue
idee, fai pure.
Chiam il cane e usc dal chiosco. Norbert
la guard allontanarsi per il viale illuminato
dal sole mattutino. Il nervosismo che aveva
gi notato in lei poco prima, lo ritrovava ora
nel suo passo, nel gesto con il quale strappava,
passando, dei rametti di arbusti, per
poi spezzarli.
Ricollegando i sintomi di amarezza che
aveva notato sotto la sua aria di sfida, sotto
il suo affettato cinismo, capiva che Lisette
soffriva, quel tanto almeno che poteva soffrire
un temperamento reso cos profondamente
egoista e futile da una educazione che,
trascurando il cuore e le forze spirituali, le
aveva inculcato il materialismo e il gusto del
piacere.
Ella vedeva Korf quale veramente era, perch
non aveva nemmeno cercato di contrastare
il giudizio sprezzante del fratello che
aveva indovinato senza che egli avesse bisogno
di formularlo. Riconosceva implicitamente
che quell'uomo lo meritava; eppure
diceva in tono di cinica sfida:
Lo amo... a modo mio!
Ma per quanto grande fosse la sua disinvoltura
nel considerare un matrimonio come
quello, in fondo doveva provarne una certa
angoscia, e forse anche l'idea che Korf avesse
messo l'occhio su lei al solo scopo di diventare
il genero del ricco Maurice Defrennes,
faceva fremere quel po' di cuore e di fierezza
che potevano ancora rimanere nel suo animo
fuorviato.
Norbert sospir e, uscito anche lui dal chiosco,
torn al castello. Mentre entrava nel vestibolo
la signora Defrennes usc dal salottino.
 arrivata la posta; c' una lettera per
te, Norbert.
Egli prese la busta, vi dette una occhiata e
riconobbe subito la calligrafia di Nicolette.
La signora Defrennes disse con un sorrisetto
ironico
Hai dei corrispondenti femminili, laggi?
Egli rispose freddamente:
 mia cugina Nicolette Laurentie, che
fa da segretaria allo zio quasi cieco.
Ah, c' una cugina? Giovane?
Press'a poco dell'et di Lisette.
Bella?
Segretamente irritato da quelle domande
fatte in tono beffardo, egli rispose, asciutto:
S, bella, non ha il tipo di mia sorella,
per. Nicolette  una ragazza buona e pia,
un'anima eletta, e le voglio gi molto bene...
ma un bene del tutto fraterno.
La signora Defrennes fece una risatina.
Mio caro, ti consiglio di essere diffidente.
Quei bravi bigotti di laggi e la pia giovinetta,
devono aver pensato che tu saresti un
ottimo partito! Faranno dunque tutto il possibile
per prenderti al laccio...
Norbert la interruppe con uno sdegno che
non riusc a contenere.
Non li conosci! Non puoi dunque giudicarla
alla solita stregua. Sono anime elevate
per le quali gli interessi di questo mondo
passano in seconda linea.
La signora Defrennes sghignazz.
Non ti credevo tanto ingenuo! In fondo,
il tuo entusiasmo per quella gente non avr,
per fortuna, alcuna importanza, poich sei
fidanzato con Reine Figures. Altrimenti non
so se non cadresti nei loro lacci.
Egli non rispose e, padroneggiandosi, lasci
la matrigna, poich sentiva che parole
dure stavano per uscire dalle sue labbra.
Quando fu in camera sua lesse la lettera
del vecchio sacerdote che era una risposta a
quella scritta da lui il giorno dopo il suo arrivo
a Larchamp. Il ricordo delle ore dolci e
riposanti trascorse a Clergeac, nella casa
ospitale dei cugini, lo calm un poco. I nobili
pensieri dettati da don Laurentie e scritti
dalla nipote fugavano le penose impressioni
provate quella mattina.
Appoggiata la fronte alla mano si indugi
a lungo sopra un breve poscritto di Nicolette:
Non dimentico di pregare per voi come vi
ho promesso, caro cugino e amico.
Amico. S, davvero!... Amico affezionato.
Cara piccola Nicolette dal cuore fervido, che
pensava a lui nelle sue angeliche preghiere!
E c'era chi osava accusare lei e i suoi di
intrighi, di manovre per accaparrarsi il ricco
partito matrimoniale rappresentato dal figlio
del banchiere!
Quel sospetto della matrigna gli pareva un
insulto fatto a Nicolette, la candida bimba
che considerava come un essere a parte, posto
su uno scalino intermedio tra gli uomini e
quelle creature celesti che i cristiani chiamano
angeli.
Ma, dopo tutto, la signora Defrennes non
conosceva i Laurentie, ed era scusabile se li
giudicava alla stregua comune, giacch vedeva
la premura con la quale i genitori di
ragazze da maritare circuivano il figliastro,
futuro erede di un grosso patrimonio, e il cui
fidanzamento, non ancora annunziato, non
aveva spento tutte le ambiziose speranze. In.
una simile disposizione di spirito era difficile
credere al disinteresse e alla delicatezza cos
completamente inesistenti in lei e intorno
a lei.
Gli occhi di Norbert rimanevano fissi sulla
pagina ricoperta dalla bella calligrafia di Nicolette.
L'impressione penosa si acuiva in lui
perch ripensava a Reine, che la matrigna
aveva ricordata nel corso della loro breve discussione.
Gi da qualche tempo non poteva
pensare a lei senza provare una certa apprensione
quasi dolorosa all'idea di rivederla e
di parlare del loro prossimo matrimonio.
Quella apprensione divenne a un tratto cos
forte che, per qualche istante, si chiese fremendo
:
Forse non l'amo pi?
La domanda rimase senza risposta. Non lo
sapeva... brancolava nel buio. Pensava:
Feci male a impegnarmi. Avrei dovuto riflettere
di pi. Ora  cosa decisa, non posso
tornarci sopra.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Dopo quel breve soggiorno a Larchamp
Norbert torn molto volentieri a casa sua, a
Parigi. Riprese le sue solite occupazioni, le
lezioni, le letture, rivide gli amici, i conoscenti
abituali che le vacanze avevano dispersi.
Bartholier, malinconico, gli raccont
che il barbaro padre della sua amica di infanzia
aveva risposto con un diniego categorico
alla sua domanda di matrimonio.
...Gli hanno raccontato delle bricconate
sul mio conto, caro mio, secondo il solito,
molte di pi di quante ne abbia fatte. Marta
soffre di questo rifiuto, ma vuole tanto bene a
suo padre... e, in fondo, credo che abbia un
po' paura di me. Se sapesse invece che buon
marito sarei!
Capisco! Ma lei non lo sa, amico mio!
Suo padre e lei possono giudicare solamente
dalla tua vita passata che non  stata sempre
esemplare! Ebbene, sii pi serio per qualche
anno, e cos potrai dare prova delle tue buone
intenzioni.
Bartholier volle ridere, tra ironico e commosso.
Sei un ottimo consigliere, tu; ma io non
ho la tua indole calma, energica, la tua passione
per la solitudine... e neppure la tua pazienza.
Se almeno vedessi un filo di speranza,
aspetterei con gioia. Ma non  cos, purtroppo!
Glainzy padre  troppo diffidente nei
miei riguardi perch possa sperare che cambi
idea.
Non si sa mai! Se fossi in te non mi perderei
di coraggio.
Bartholier scoteva la testa.
Se tu fossi in me, se tu fossi in me! Vorrei
vedere, caro mio! Quando un tipo cocciuto
ti dice: Ragazzo mio, non vi dar mia
figlia per nessuna ragione al mondo.... Se
ti pare che possa sperare...
E rabbioso, lo scultore soggiungeva:
Vedi, avrei voglia di fare un monte di
pazzie, dal momento che mi viene impedito di
diventare semplicemente un buon padre di
famiglia!
Tra quelli che Norbert aveva rivisti poco
dopo il suo ritorno, c'era anche la signora
Dolmaine e suo figlio. Abitavano al terzo
piano di una casa tranquilla, in un appartamento
ammobiliato con semplicit, ma con
buon gusto.
Norbert vi ritrovava l'atmosfera di Clergeac
e, se non fosse stato per il brusio della
rumorosa vita parigina, avrebbe creduto di
trovarsi ancora nella piccola citt di provincia
mentre parlava con la signora Dolmaine
e il giovane sacerdote nel salotto adorno di
qualche bel mobile antico, nel quale, alla parete
principale stendeva le braccia un crocifisso
di bronzo, preziosa eredit della famiglia
Dolmaine.
Nei cugini Norbert ritrovava la stessa semplice
cordialit, lo stesso affetto riservato che
tanto gli erano piaciuti a Clergeac. Dopo essersi
trattenuto con loro per circa un'ora si
ritir promettendo di tornare presto. Da quegli
istanti passati con loro riportava la stessa
impressione di pace che aveva provata nei
suoi rapporti con i cugini Laurentie, durante
il soggiorno a Clergeac.
Dopo di ci, un gran pranzo dato dai genitori
in onore degli sposi di ritorno dal viaggio
di nozze, gli parve un penoso tuffo nella
volgarit morale pi assoluta. Gli abiti e il
contegno di quelle signore, i discorsi cinici
di alcuni invitati, l'atmosfera generale satura
di bassezze segrete o confessate, tutto
nauseava Norbert, quella sera, molto pi che
in passato.
Quando fu di ritorno in casa sua, la sua
mano si tese, con gesto quasi istintivo, a prendere
in un cassetto la cartolina che Nicolette
gli aveva mandata in agosto, e che riproduceva
l'angelo del transetto. Contempl a
lungo il viso espressivo e puro, l'espressione
implorante e dolorosa dell'uomo inginocchiato.
Ed ecco che invece dei lineamenti dell'angelo
vide quelli di Nicolette, animati dalla
stessa espressione. La fanciulla, bianca ed
esile, mostrava il cielo all'uomo supplichevole
che ora era Norbert Defrennes.
Per qualche istante l'impressione fu cos
forte che Norbert rimase immobile, tremante,
con le dita contratte sulla cartolina, la gola
stretta da un nodo di commozione. Finalmente
si mosse, pos la cartolina e si pass
la mano sulla fronte.
La serata in casa dei genitori gli aveva indubbiamente
scosso il sistema nervoso. Quella
allucinazione ne era la prova. Ma si trattava
certamente di un malessere passeggero che
la sua volont avrebbe presto vinto.
Riprese la cartolina, guard di nuovo l'angelo
e l'uomo. Questa volta non ebbe la visione
che lo aveva cos profondamente turbato.
Eppure, osservando la riproduzione del
gruppo di pietra, pensava ancora a Nicolette.
Rivedeva la fanciulla in preghiera, come
l'aveva vista, ai piedi della statua. La figura
virginea continu a occupare la sua mente,
ad allontanarne tutti i ricordi penosi, fino
al momento in cui lo sorprese il sonno: un
sonno calmo e profondo come se ali angeliche
si stendessero su lui... sul giovane che il parroco
Dolmaine aveva giudicato:
Un uomo di buona volont, in tutta
l'estensione del termine...
Reine, trattenuta presso una sorella malata,
riapparve a Parigi solo verso la fine di
ottobre. Aveva gi sollecitato diverse volte
per lettera il suo avvocato, ma ora aveva una
gran fretta di trovarsi sul posto. Tanto pi
che non si sentiva tranquilla riguardo a Norbert,
le cui lettere, gi da qualche tempo,
erano fredde, impacciate, senza allusioni al
loro matrimonio che pure doveva ormai essere
prossimo; come aveva ricordato con gioia
al fidanzato, presto sarebbe stata libera.
Certo, quel caro Norbert non era mai stato
un innamorato molto espansivo: ma Reine
sapeva che era di carattere riservato, portato
a reprimere le impressioni troppo vive. Fino
a poco tempo prima era sicura di essere
amata, non quanto amava lei. Pi di una
volta aveva pensato con gioia profonda:
Norbert  un cuore fedele del quale potr
sempre fidarmi.
Ma ora un dubbio cominciava a insinuarsi
in lei, dubbio che non aveva una ragione precisa,
che cercava di respingere, ma che tornava
sempre e le dava un febbrile desiderio
di rivedere Norbert per assicurarsi che le sue
inquietudini erano sciocche immaginazioni,
di quelle che turbano di solito le donne
troppo innamorate che non suscitano nell'oggetto
amato sentimenti altrettanto vivi.
Fu dunque con gioia, mista a una certa apprensione,
che torn nel suo elegante appartamento
del viale Orlans, sopra a quello dei
suoi genitori.
Norbert, avvertito per telefono, and a salutarla
il giorno dopo. Lo trov cambiato,
senza poter definire in qual senso. Le dimostr
una affettuosa premura, come al solito,
ma con una sfumatura di imbarazzo che non
sfugg all'occhio vigile della giovane. Quando
parl del divorzio ormai pronunziato, della
data del matrimonio che gi si poteva fissare,
vide un'ombra in quegli occhi scuri di cui
amava tanto la dolcezza piena di sogno e
l'energia concentrata che, unite insieme, davano
un gran fascino allo sguardo di Norbert.
Egli disse con uno sforzo che Reine avvert:
La data la sceglierai tu, cara. Ma avremo
tempo di riparlarne.
S, perch verrai spesso, non  vero?...
Tutti i giorni, ora!
La testa bionda si piegava sulla spalla di
Norbert mentre gli occhi dolci appoggiavano
eloquentemente la domanda.
Egli sorrise rispondendo:
Far il possibile, almeno.
La bellezza, la grazia di Reine lo ripresero
un poco quel giorno e nei giorni seguenti. Era
carina, lo amava, e sarebbero stati felici.
C'era dunque solo da scartare le penose incertezze
che lo avevano afflitto negli ultimi
tempi, tali da obbligarlo a fare uno sforzo per
scrivere alla fidanzata.
In quel periodo Norbert non and dai Dolmaine.
Ritardava il momento di annunziare
il suo futuro matrimonio che avrebbe fatto
a loro, e ai cari cugini di Clergeac, una penosa
impressione. Ma la sua lealt gli procurava
un senso di imbarazzo per il segreto che
serbava su quell'argomento. Giudicava perci
preferibile non stringere rapporti di amicizia
che non avrebbero potuto aver seguito.
Trascorse cos una diecina di giorni quasi
tranquilli, durante i quali riusc a persuadersi
di essere perfettamente felice, di amare
Reine pi di tutto al mondo, e di non doversi
preoccupare di ci che avrebbero pensato quei
parenti conosciuti da cos poco tempo.
Ma la pace relativa con la quale cercava di
ingannare se stesso non doveva durare.
Partendo da Clergeac aveva portato con s
alcuni vecchi libri trovati in soffitta. C'erano
anche le opere di san Tommaso, lasciate senza
dubbio da qualche Defrennes sacerdote.
Ricordando quello che gli avevano detto
in proposito don Laurentie e il parroco Dolmaine,
Norbert aveva cominciato a leggerle
poco dopo il suo ritorno da Larchamp. Presto
quella lettura lo appassion vivamente. Ma
nonostante gli studi che aveva fatto, gli rimanevano
oscuri alcuni punti che solamente una
intelligenza formata agli studi teologici poteva
comprendere.
Norbert, essendosi avvicinato a quella fonte
viva, provava ora come una sete di conoscerla
meglio, di penetrarne tutta la sostanza. Capiva
benissimo che Dolmaine sarebbe stato
indicatissimo per guidarlo, ma esitava ad andare
da lui.
Un pomeriggio, uscendo dall'universit incontr
la signora Dolmaine che si recava da
una amica che abitava da quelle parti.
Gli disse che il figliuolo era stato seriamente
ammalato e che era ancora tanto debole
da non poter riprendere l'esercizio del
suo ministero prima della settimana seguente.
Norbert disse spontaneamente:
Andr a trovarlo, povero Giuseppe! S,
domani senza dubbio.
Gli farete un gran piacere. Ma perch
non venite addirittura a pranzo da noi, stasera?
Norbert rispose con un certo imbarazzo:
Vi ringrazio molto... sarei venuto volentieri,
ma... sono impegnato...
Domani sera, dunque?
Anche domani.
Infatti, da quando il suo fidanzamento era
ufficiale, pranzava tutte le sere in casa di
Reine o dei genitori di lei.
...Ma verr a trovarlo nel pomeriggio.
Potremo discorrere a lungo, giacch per ora
 libero.
Infatti parlarono molto, prima di san Tommaso,
che il giovane parroco aveva studiato
con fervore, poi del matrimonio di Norbert
che questi, durante la conversazione, comunic
al cugino.
...Dovevo pur dirvelo, Giuseppe, sebbene
mi costi, sapendo che non mi approverete.
Poveretto! Pi che altro vi compiango.
State per contrarre un legame che un giorno
potr far soffrire duramente un'anima come
la vostra.
Norbert mormor:
Ne soffro gi.
La confessione gli era sfuggita. Il sacerdote,
chinandosi verso di lui, gli appoggi
una mano sulla spalla e lo guard con affettuosa
attenzione.
Perch, Norbert?
Non lo so bene... non ho cercato finora
di approfondirne il motivo. Forse perch 
divorziata. Mi turba il pensiero che l'altro
sia vivo. Un giorno mi disse: Il ricordo
di quell'uomo  completamente cancellato
dalla mia vita...... Ma questo non toglie
che sia stata sua moglie per alcuni anni!
Capisco. E un'altra cosa mi pare evidente,
ed  che se avete amato quella donna,
ora non l'amate pi come prima.
Per un momento Norbert rimase in silenzio,
riflettendo con ansia. Alla fine disse:
Credo che abbiate ragione, Giuseppe.
S, sento che in me l'amore gi da qualche
tempo si  indebolito. Ho l'impressione che
Reine non riesca pi a dare al mio cuore insoddisfatto
la calma e un po' di gioia. Perch?
Che cosa  successo? Ci poco importa,
per, perch non posso ritirarmi. Ha la mia
parola e confida in me perch le dia quella
felicit che non ha trovato nel suo primo matrimonio.
Il sacerdote non disse niente. I suoi occhi
fissavano il crocifisso posato sopra alla sua
scrivania, nella camera austera dove aveva
accolto il cugino. Norbert chiese con un certo
nervosismo:
Non siete di questo parere?
Caro mio, per noi che abbiamo ricevuto
il segno consacrato del cristiano, niente prevale
contro queste parole: Non licet!.
Norbert ebbe un gesto quasi violento.
Ma io non sono cristiano! Sebbene i miei
sentimenti verso di lei siano alquanto indeboliti,
stimo necessario non badarvi per non
far soffrire quella giovane che mi ama, che 
stata infelice, e alla quale ho promesso aiuto
e protezione.
Fissando lo sguardo negli occhi di Norbert,
il sacerdote disse semplicemente:
Se la vostra coscienza si oppone a questo
matrimonio, perch volete violentarla?
La mia coscienza? Non si tratta della
mia coscienza.  un'altra cosa... e, lo ripeto,
non posso... non posso assolutamente rompere
il fidanzamento.
Poi parl d'altro, con una specie di ansia
nervosa. Poco dopo la signora Dolmaine and
a sedersi l con loro, e insieme parlarono di
Clergeac, dei Laurentie, di una simpatica lettera
di Nicolette arrivata il giorno prima e
che la signora Dolmaine lesse a Norbert.
Questi si attard tanto nell'ambiente calmo
e sereno di quella dimora sacerdotale che dovette
poi affrettarsi per avere il tempo di andare
a casa a cambiarsi, prima di andare da
Reine.
Arriv proprio all'ora del pranzo, mentre
di solito faceva in modo da passare prima una
mezz'ora con la fidanzata.
Reine gliene fece un garbato rimprovero,
soggiungendo:
Mi dirai almeno, per chi mi hai dimenticata?
Egli spieg brevemente che era stato a trovare
il cugino ammalato.
Ah, s, quel prete la cui madre  tua madrina!
Vuoi dunque rimanere in relazione con loro?
Egli rispose, un po' asciutto:
Perch no? Sono persone gentili, molto
simpatiche.
Diamine, fai bene, se ti piacciono! Ma
stupisco che con idee cos diverse possiate intendervi
veramente.
 vero, infatti, ci pu parere strano.
Eppure ci comprendiamo benissimo.
Uno di questi giorni mi farai fare la
loro conoscenza.
Egli trasal, e per un istante abbass le
palpebre per nascondere il suo imbarazzo.
Come poteva dirle che i cugini non l'avrebbero
mai ricevuta?
Ma lei aveva gi capito, e si mise a ridere
con una certa ironia.
Ah,  vero! Un prete non pu ricevere
una donna divorziata. Andrai dunque a trovarlo
senza di me, Norbert.
Non sar facile che vada a trovare chi
non riceve mia moglie.
Ella si chin verso di lui, commossa, con
gli occhi scintillanti di gioia.
Come sei buono e delicato con la tua
Reine, Norbert! Che donna felice sar accanto
a te!
Egli dette un bacio al viso che si trovava
vicino alle sue labbra, un bacio tremante, che
esitava. Strana sensazione! Gli pareva a un
tratto di ingannare quella donna, dandole
quella prova di amore.
Durante il pranzo si sforz di mostrarsi allegro,
di associarsi ai progetti che Reine faceva
per la loro futura casa; ma sentiva in
cuore un peso angoscioso, e pi volte il suo
pensiero torn alla camera nella quale il cugino
gli aveva detto poco prima:
Se la vostra coscienza si oppone a questo
matrimonio, perch volete violentarla?
Nel salotto chiaro, dove i bei mobili erano
disposti con arte, Reine offr una sigaretta a
Norbert, poi ne prese una anche lei e si sed
accanto a lui, su un piccolo divano a due
posti. Sforzandosi di sorridere, perch aveva
osservato in Norbert qualche cosa di anormale,
chiese:
Stasera sei preoccupato. Forse tuo cugino
ti ha fatto qualche predicozzo?
No, non  tipo da farne.  molto riservato,
pieno di tatto, come tutti i miei cugini
di laggi, del resto.
Dopo un breve silenzio le domand, un
po' esitante:
Non hai avuto nessun insegnamento religioso,
Reine?
Ma s, ho fatto la prima Comunione e
sono stata praticante fino a sedici anni; poi
ho smesso, seguendo l'esempio di mio padre.
Non hai avuto dunque la minima esitazione
per deciderti a divorziare e... a contrarre
un nuovo matrimonio?
No, assolutamente. La famiglia Darost
volle il matrimonio religioso, ma io mi considero
completamente libera, senza alcun timore,
senza alcun dubbio, sii certo, caro Norbert.
Mentre tornava a casa, poco dopo, egli pensava:
Che stranezza! Reine, che ha avuto dei
princpi cristiani,  perfettamente tranquilla
riguardo al suo matrimonio... mentre io, educato
all'ateismo, provo uno scrupolo che me
ne allontana.
Poi, approfondendo quasi contro la propria
volont quell'idea, dovette convenire,
non senza dispiacere, che Reine, nonostante
la sua intelligenza, la sua bont vera, sebbene
un po' comune, mancava di elevazione spirituale,
di quel desiderio di verit che fa la
grandezza dell'essere umano quando questo
 abbastanza leale da accoglierlo. Lei poteva
perci starsene in perfetta tranquillit, simile
in ci a molti altri.
Norbert se lo ripeteva con una sorda impazienza
contro se stesso. Che bisogno aveva lui
di tendere sempre verso un ideale impossibile?
Reine sarebbe stata una ottima moglie,
gli avrebbe dato un focolare onorato e pieno
di incanto. Non poteva, in verit, chiedere di
meglio.
Rientrando in casa, prima di andare in camera,
pass dallo studio per vedere se c'era
posta. Dette una occhiata a una lettera poco
importante, strapp la fascia di una rivista.
Il suo sguardo fu allora attirato da un libro
che aveva posato sulla scrivania quando era
tornato da far visita ai Dolmaine. Glielo
aveva dato il sacerdote dicendo:
Questo libro, scritto da un coltissimo domenicano,
 in certo modo il peristilio del
magnifico tempio rappresentato dall'opera di
san Tommaso. Leggendo l'uno comprenderete
meglio l'altro, ne godrete meglio le misteriose
bellezze.
Le dita di Norbert sfiorarono il libro, poi
lo aprirono, lo sfogliarono.
Non ho voglia di dormire, pens legger
un poco.
Due ore dopo era sempre l, appassionatamente
avvinto dagli esposti teologici chiari
e succinti del figlio di san Domenico. Aveva
dimenticato tutte le sue incertezze, tutto il
suo malessere spirituale, in quello studio che
gli svelava un orizzonte infinito davanti al
quale la mente si sentiva presa da vertigini,
mentre il cuore fremente, non pago dei godimenti
della terra, intravedeva la realt di ci
che credeva un sogno: l'amore perfetto, senza
ombra e senza declino.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Cominciava a far buio quando Norbert,
cinque giorni dopo, si rec in casa dei cugini
Dolmaine per avere notizie di Giuseppe.
Trov soltanto la signora Dolmaine. Il sacerdote,
quasi del tutto rimesso, aveva ripreso
quel giorno stesso il suo ministero. In
quel momento era al capezzale di un moribondo
per il quale erano venuti a chiamarlo
poco prima.
Se avete un po' di tempo, Norbert, aspettatelo.
Deve tornare qui se non sopravviene
qualche imprevisto, come accade spesso nella
vita di un prete che appartiene a tutti.
Insomma, una vita austera, fatta di abnegazione.
S, quando  compresa alla maniera di
Giuseppe e di molti dei suoi confratelli,
quando uno si d tutto intero a quel duro
apostolato che  la lotta contro l'indifferenza,
l'odio, il materialismo con le sue peggiori
conseguenze. Meglio di altri posso sapere
quello che soffre un sacerdote zelante, pieno
di piet, acceso dell'amore di Dio e delle
anime, che vede queste sfuggirgli per naufragare
miseramente.
Ma Giuseppe non rimpiange niente?
No, certo! Sa trovare la gioia nella sofferenza
stessa, ragazzo mio, perch  credente
sino in fondo all'anima, e anche umile,
umile come deve essere ogni vero ministro di
Cristo.
E sorridendo la signora Dolmaine soggiunse:
Penserete che ho un'opinione troppo
buona di mio figlio!
No, cugina, perch lo stimo anch'io profondamente.
Grazie a lui ho ricevuto una ottima
impressione del clero cattolico di cui mi
era stata data tutt'altra idea.
S, vi si trovano delle belle e sante figure.
Vorremmo che fossero tutte cos, per
la gloria di Dio e la soddisfazione delle nostre
anime che cercano volentieri negli altri
il riflesso della perfezione divina. Ma le debolezze,
le cadute, portano in s un grande
significato, per chi sa vedere: dimostrano il
carattere soprannaturale di una Chiesa che,
attraverso gli ostacoli e in mezzo a tante miserie
umane, ha conservato la integrit dei
suoi dogmi e resta, come ha detto un libero
pensatore dei nostri giorni, la pi grande
potenza morale del mondo.
La signora Dolmaine tacque. Era seduta
accanto alla tavola ovale collocata in un angolo
del salotto, tra una delle finestre e il
caminetto. Un lume a colonna, velato da una
ventola di seta verde, illuminava il suo viso
minuto, i capelli grigi, le mani fini che tenevano
un lavoro: un indumento a maglia
per l'asilo di cui la madre del giovane curato
era una delle dame patronesse.
Norbert, seduto accanto alla cugina, accarezzava
con mano distratta il gatto che sonnecchiava
sulla tavola. Il suo sguardo pensoso,
pieno di simpatia, era fisso sulla calma
fisonomia della signora Dolmaine. Quella
donna tranquilla e semplice,
gli ispirava un affetto filiale. Vicino a lei, si
sentiva in pace, con l'animo aperto, come gli
accadeva di rado.
Con un sorrisetto malinconico la signora
Dolmaine osserv, alzando il viso per un momento
abbassato:
Stavo ancora rimpiangendo, caro Norbert,
che un uomo come voi sia stato tenuto
lontano dalla verit.
Egli disse con una certa esitazione:
Forse ne sono ora meno lontano di
quanto ne fossi qualche mese fa. Alcune idee
si sono schiarite in me dal giorno in cui misi
piede per la prima volta a Clergeac.
Lo sguardo della signora Dolmaine ebbe un
dolce lampo di gioia.
Non ne stupisco, caro figliuolo. La vostra
anima  retta, senza prevenzioni orgogliose,
e incline a tutto ci che  nobile, tutto
ci che  forza e bellezza morale.
Norbert sorrise un po' amaramente mentre
rispondeva:
Eppure non sono ancora convertito.
E ci sar ostacolato dal mio matrimonio di
cui Giuseppe vi ha certamente parlato.
S, me lo ha detto. Un ostacolo, infatti,
che vi seguirebbe per tutta la vita.
Non insistette oltre. Comprendeva il lento
e doloroso lavorio che si stava compiendo
nell'anima di Norbert, presa tra due cose incompatibili:
l'unione con Reine Figures e
la conversione alla religione cattolica verso
la quale lo trascinavano ataviche forze e lo
attirava il misterioso soffio divino che la teologia
chiama Grazia.
Poco dopo, quando suo figlio comparve, la
signora Dolmaine si ritir. Norbert consegn
al cugino il libro che questi gli aveva
prestato, ed entrambi si intrattennero un
poco sull'argomento. Norbert fece qualche
obiezione che il sacerdote ribatt. Poi, dopo
un silenzio durante il quale si decise quell'avvenimento
che davanti a Dio  pi importante
della sorte degli imperi, la salute di un'anima,
egli chiese con un leggero fremito della voce:
Potreste prestarmi un Vangelo, Giuseppe?
Il prete sorrise dolcemente, sbatt le palpebre
e disse soltanto:
Ma certo, mio caro.
Si alz, and verso uno scaffale di libri, ne
tolse un volumetto e torn presso il cugino.
Ecco, Norbert.
Non vi furono altre spiegazioni tra loro.
Come aveva fatto sua madre il parroco non
cerc di conoscere le disposizioni di Norbert.
Ambedue avevano pregato per lui, predicato
in silenzio con le loro virt, con l'esempio
della loro vita dignitosa e fervida. Ma l'opera
che si stava compiendo in quell'anima era
l'opera stessa di Dio, segreta e possente.
Il sacerdote e la brava cristiana lo sapevano,
e lasciavano che il Signore agisse nel
mistero di quella onesta coscienza.
Norbert aveva detto alla signora Dolmaine:
Non sono ancora convertito. Lo credeva
sinceramente a causa della lotta che si svolgeva
in lui. In realt, senza che ne avesse
ancora l'esatta coscienza, aveva gi accettato
tutte le conseguenze del dono della fede concesso
alle anime di buona volont.
La settimana che segu fu molto dura per
lui. Con la mente e il cuore illuminati, rafforzati
ogni giorno da una segreta potenza
di cui sentiva l'effetto, prov gli ultimi e dolorosi
sussulti dell'incertezza e dell'angoscia.
Per dir la verit questi sentimenti si riferivano
solo a Reine. Ci che della sua conversione
avrebbero detto il padre e la matrigna
non lo preoccupava. Ma Reine... il pensiero
di rompere il fidanzamento, del suo dolore e
della sua ribellione, lo tormentava profondamente,
lo lasciava esitante, turbato davanti
a quel passo da compiere, che giudicava tuttavia
indispensabile.
Una sera si rec dal cugino Dolmaine. Ebbero
un lungo colloquio che il sacerdote concluse
con queste parole, mentre stringeva con
forza la mano di Norbert:
Andate, amico, fratello mio. Fate il vostro
dovere, giacch ora lo vedete chiaramente.
Che Dio sia con voi e vi aiuti in questa
penosa circostanza!
Norbert non chiuse occhio in tutta quella
notte. Ora una gioia calma e profonda gli
invadeva l'anima, ora il pensiero di Reine
gliela riempiva di angoscia.
Certo capiva che gi da qualche mese il
suo amore per la giovane era a poco a poco
svanito, attraverso impercettibili fessure; ma
provava sempre per lei un affetto sincero, reso
pi vibrante dalla vivissima sensibilit che
si celava sotto la sua riservatezza. Far soffrire
Reine era dunque per lui una delle
prove pi dolorose che potesse colpirlo. Eppure
non esitava, ora che davanti alla sua
anima avida di verit la via si apriva, sicura
e luminosa.
Quel giorno, doveva accompagnare Reine e
sua madre a un concerto dato da artisti italiani
per un'opera di beneficenza. Arriv a
casa di Reine verso le due; lei era gi pronta,
molto carina in un vestito elegante di un colore
chiaro che ben si addiceva al suo fresco
incarnato.
Tese la mano a Norbert, dicendo allegramente:
Meno male, sei puntualissimo! Ora scendiamo
a prendere la mamma, poi andremo.
Si interruppe e guard attentamente Norbert
che rialzava la testa dopo essersi chinato
a baciare la mano di lei.
Che cattiva cera hai! Come se tu non
avessi dormito!
Egli si sforz di sorridere, mentre rispondeva:
Infatti,  cos.
Perch? Ti senti poco bene?
No. Ma te ne dir la ragione quando
torniamo.
Ella sembr inquieta vedendo lo sguardo
serio, pensieroso, ma pur sempre affettuoso e
buono.
Qualche seccatura, caro Norbert? Qualcosa
di serio?
S. Figurati, Reine, che a poco a poco
sono stato conquistato alla fede. Come ci
sia avvenuto non posso spiegarlo. Si tratta
di un'opera misteriosa di quella Potenza che,
intorno a me ho sempre sentito negare e che
i credenti chiamano Dio...
Ella lo interruppe con una esclamazione.
Tu? Possibile? Tu, Norbert?
Con la mano morbida e nervosa aveva afferrato
il braccio del giovane e fissava con occhi
stupefatti quel viso che si sforzava di rimanere
calmo, di nascondere la pi violenta
commozione.
S, io. E perch no, Reine? I miei nonni,
mio zio, erano ferventi cristiani. Mio padre
ha rotto una lunga tradizione di cattolicismo.
Io continuo la catena, per breve tempo spezzata.
Ma la tua educazione non ti aveva preparato
a questo. Amico mio, non capisco!
Non ci sar l'influenza di qualcuno? Forse
dei tuoi cugini di Clergeac, di quel sacerdote
per il quale hai tanta simpatia?
 molto tempo, sono anni e anni, Reine,
che soffro di una nostalgia di cui non sapevo
definire l'oggetto. Oggi so che mi mancava
Dio, perch fino dall'istante in cui ho avuto
la coscienza di credere, in cui ho chinato la
fronte dinanzi al mistero divino, mi sento
come liberato, calmo, reso forte dalla completa
certezza.
I begli occhi azzurri continuavano a guardarlo
con grande sorpresa. Era evidente che
la signora Figures non aveva mai pensato
a una simile eventualit.
Dopo un breve silenzio Norbert soggiunse:
Parli di influenza. Quella dei miei cugini
 innegabile; ma ha servito soltanto a
precisare le tendenze che si agitavano in me.
Non ha niente in comune con quello che pensi
tu, cio con una specie di violenza morale,
oppure un abile intrigo esercitato sulla mia
coscienza. I Laurentie sono ben lontani da
manovre di questo genere.
Non ne sono del tutto convinta! rispose
Reine con una risatina nervosa e sarcastica.
Ti credevo pi perspicace, pi diffidente,
e soprattutto credevo che una mente
come la tua fosse inaccessibile alle suggestioni
religiose, buone per le persone deboli o esaltate.
Quel biasimo, quella ironia, urtarono Norbert
che rispose asciutto:
Ora parli di cose che non conosci, poich,
nonostante la tua educazione giovanile,
non sai nulla di questa religione che tratti
con tanto disprezzo.
Questo  vero, lo riconosco! E non me
ne importa affatto. Posso vivere perfettamente
senza occuparmene, te lo assicuro.
Ammetterai tuttavia che esistano pareri
diversi. Per conto mio, la fede in Dio, l'idea
di una eterna sopravvivenza in un mondo
liberato dall'ingiustizia, dall'ipocrisia, dall'odio,
possono sembrarmi degni di ogni sacrificio.
Ella cap di averlo offeso profondamente.
Ma passato il primo momento di irritazione
dovuto alla sorpresa, stava gi calmandosi,
perch era di carattere conciliante. Prendendo
la mano di Norbert, si pieg verso di
lui sorridente, con un tenero sguardo.
Via, non fare quel viso severo! S, ammetto
che sei libero di pensare a modo tuo.
Riconosco che ho detto una sciocchezza, poco
fa, poich so benissimo che sono esistiti, che
esistono ancora tra i credenti persone di
grande intelligenza e pensatori profondi. Ma
mi hai presa di sorpresa! Non mi aspettavo
davvero...
In quel momento fu bussato alla porta.
Una cameriera venne ad avvertire Reine che
sua madre l'aspettava.
Va bene, scendiamo subito.
Si avvicin alla poltrona sulla quale era
posata la sua giacca di pelliccia. Norbert la
prevenne, prese la giacca e aiut Reine a indossarla.
Mentre si chinava un poco verso di lei, ella
volt la testa e disse con tenerezza:
Non mi hai ancora dato un bacio, caro
fidanzato!
Norbert trasal. Quanto gli era penoso dare
il bacio richiesto, ora che sapeva che tra poche
ore avrebbe rotto il fidanzamento! Tuttavia
voleva ritardare la spiegazione fino al
ritorno dal concerto. Le sue labbra esitanti
sfiorarono quelle di Reine, che disse con una
smorfietta graziosa:
Sei ancora adirato?
Egli sorrise forzatamente, mentre rispondeva:
S, e te lo meriti.
Reine gli gett una occhiata perplessa; poi,
alzando appena le spalle, prese i guanti, dicendo:
Te lo far dimenticare.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Scesero al piano di sotto dove li attendeva
la signora Figures madre, e tutti e tre salirono
nella macchina che il signor Figures
aveva lasciato a loro disposizione.
Durante il tragitto la madre di Reine, una
donnina vivacissima, intelligente e loquace,
parl molto, secondo il solito, senza accorgersi
che i due giovani le rispondevano appena.
Reine, non ancora riavuta dalla sorpresa,
osservava il fidanzato con aria un
po' preoccupata. Lui pensava che il pi penoso
gli restava ancora da fare, poich pareva
che Reine non afferrasse ancora le conseguenze
che quella conversione portava al
loro avvenire.
In tale stato d'animo ascolt distrattamente
il concerto che, in altri momenti, lo avrebbe
interessato molto. Anche Reine, che era al
suo fianco, sembrava preoccupata, nervosa.
Egli vedeva le sue mani lunghe e fini, coperte
da guanti di pelle chiara, fremere, agitarsi;
osservava una piega di angoscia agli angoli
della sua bocca. Cominciava dunque a riflettere,
a chiedersi se dal cambiamento avvenuto
nell'animo del fidanzato ne sarebbero
derivati altri nella sua esistenza, nei suoi
progetti?
Al ritorno la signora Figures madre dissert
a lungo sulla musica ascoltata. I suoi
compagni le rispondevano appena, tanto che
finalmente si accorse della situazione.
Si sono forse bisticciati? pens. Stasera
cercher di saperlo da Reine.
La lasciarono all'uscio del suo appartamento
e salirono fino a quello di Reine.
Questa entr con Norbert nel salotto e
disse, sorridendo forzatamente:
Fuma una sigaretta, mentre vado a cambiarmi
vestito.
Usc dalla porta che conduceva in camera
sua. Norbert si avvicin distrattamente a un
tavolino. In un astuccio di lacca erano pronte
le sue sigarette preferite. Accanto, in un vaso
di cristallo iridato, c'erano dei fiori: il dono
che ogni giorno mandava lui stesso a Reine.
Prese una sigaretta e l'accese con mano un
po' febbrile, poi si mise a camminare per il
salotto, scarsamente illuminato da un lume
con la ventola gialla.
Erano passati pochi momenti quando la signora
Figures riapparve indossando un abito
color del lino. Si avanz di passo leggero sul
tappeto spesso. I suoi occhi inquieti cercavano
lo sguardo di Norbert. Lo incontrarono,
serio, pensoso, triste. Con un gesto vivace
Reine circond con un braccio le spalle del
fidanzato. Egli vide, vicinissimi, una bocca
fremente, un paio di occhi azzurri pieni di
ansia.
Dimmi, caro, le tue nuove idee non cambieranno
niente tra noi, non  vero? Non ti
dispiacer che continui ad avere idee diverse
dalle tue su questo punto?
Egli rispose con sforzo:
Mi  molto penoso, Reine, farti capire
che ormai non posso contrarre un matrimonio
proibito dalla Chiesa cattolica.
Ella sussult e grid:
Ma come? Vorresti lasciarmi, dopo che
ho riposto in te ogni speranza di felicit?
In quel primo momento la sorpresa dolorosa
si univa alla irritazione nello sguardo
della giovane. Norbert, cercando di padroneggiare
la propria commozione, disse:
La felicit, in questo mondo,  cosa effimera,
mia cara. Chiss quali dolori, quali
tristezze sarebbero sorte a distruggere la nostra!
Fatti animo, cerca di comprendere che
non rompo alla leggera il nostro fidanzamento,
e che soltanto un grande, imperioso
dovere, mi induce a farlo.
Cos parlando cercava di prenderle la
mano; ma lei la ritir, raddrizzandosi, e una
risata di collera le sfugg dalla gola.
Un dovere! Non me ne parlare! Capisco
benissimo di che cosa si tratta. Sei vittima
di quegli abili intrighi di cui i clericali
sono maestri!
Egli la interruppe con vivacit:
Non dire altro, perch ti inganni pienamente.
Nessuno merita questa accusa meno
dei miei cugini Laurentie. Solamente ieri
confidai al parroco Dolmaine l'attrazione
sempre pi forte che mi porta al cattolicismo.
In quanto alle influenze che possono avere
agito su di me, non nego la loro esistenza, ma
sono del tutto spirituali. Credimi, Reine, sono
tornato semplicemente a uno stato normale,
che fu quello dei miei antenati per molte generazioni.
Questo ritorno sarebbe stato per
me una serena gioia se non mi costringesse a
separarmi da te.
Ella replic con violenza:
No, non ci credo! E non accetto questa
rottura! Ho la tua promessa, e vani scrupoli
non bastano per ritirare la parola data
quando ci vantiamo di essere leali.
Saresti dunque contenta se agissi contro
la mia coscienza?
La voce di Norbert era calma, triste, e il
suo sguardo pieno di compassione. Quella ribellione,
quei rimproveri, se li aspettava, li
trovava naturali. Soltanto con la riflessione
Reine avrebbe forse potuto rendere giustizia
al suo ex fidanzato riconoscendo che, dopo le
prove di sincerit, di affetto e di nobilt di
animo che le aveva date, bisognava davvero
che un dovere ineluttabile gli si imponesse
per spingerlo a questo estremo: farla soffrire.
Ella ribatt:
La tua coscienza? Ma via! Non mi lascio
ingannare dalle tue spiegazioni, stanne
certo! Costoro ti hanno suggerite queste idee
nuove; ma non capisco come tu possa accoglierle
con tanta facilit, visto che niente,
nella tua educazione, ti aveva predisposto a
questo. A meno che... s, qualche volta mi 
parso di sentire che ti dispiaceva che fossi
una divorziata. Sbaglio?
No.  vero che ho sempre avuto una segreta
ostilit contro il divorzio. Ci ero passato
sopra perch ti amavo, perch tu mi
amavi, e nessun ostacolo formale si ergeva
davanti a me. Eri legalmente libera, eri una
donna onorata, e inoltre eri stata infelice.
Dal canto mio, quella segreta riprovazione
non era sostenuta da nessuna legge morale.
Cedei dunque, Reine... s, cedei al nostro
amore.
Per qualche secondo si guardarono in silenzio,
soffocati entrambi dalla commozione.
Poi Reine chiese, con voce roca, esitante, a
occhi bassi:
E lo hai rimpianto da... forse da molto
tempo?
Norbert le si avvicin e le prese le mani.
Amica mia, perdonami! Ho commesso
un grave sbaglio le cui conseguenze, purtroppo,
non ricadono soltanto sopra di me.
Altri sarebbero passati oltre, considerando
prima di tutto che noi siamo gi in certo
modo legati l'uno all'altra. Ma so troppo bene
che se agissi in tal modo non avrei pi pace.
E tu pure, Reine, troppo fine e sensibile per
non accorgertene, non saresti felice a causa
della mia sofferenza e dei miei rimorsi. Chiss?
Potremmo magari giungere a detestarci!
 gi accaduto in casi di questo genere. Ecco
perch ti dico: Sii forte, separiamoci, conservando
l'uno dell'altro un ricordo senza
amarezza.
Ella lo interruppe con un grido di dolore:
Norbert, quello che mi chiedi  orribile!
E credi che mi rassegni tranquillamente? Ah,
no, no!
Svincol le mani da quelle di Norbert, fece
qualche passo e si lasci cadere su una poltrona.
Aveva il viso contratto, gli occhi cerchiati
di scuro; le lunghe mani nervose, tremanti,
si congiungevano febbrilmente sulla
stoffa color del lino.
...Lotter con tutte le forze, contro
quelle che vogliono prenderti a me! Non mi
lascer portare via la mia felicit!
Amica mia, credi che ormai potrebbe
essere felicit?
Le si avvicin, sed accanto a lei su una
sedia bassa e le prese una mano fissando il
viso sconvolto con uno sguardo di piet.
Dopo quello che ti ho detto, non capisci
che tra noi esisterebbe qualcosa di peggio
della separazione?
S, capisco... capisco che ora non potrei
pi renderti felice, balbett lei.
Cadevano a un tratto la esaltazione subitanea,
la dolorosa sorpresa mista a ribellione,
lasciando posto alla disperazione, alla desolazione
profonda. Non si arrabbiava pi, non
parlava pi di lotta; ma diceva, con le labbra
tremanti e lo sguardo supplice:
Che cosa far, ormai? Che sar di me
da ora in poi? Avevo riposto in te tutto il
mio avvenire!
Cos era commovente e assai pi pericolosa
che nell'impeto della collera, per un uomo
sensibile come Norbert. Quando, con un sospiro
doloroso, ella appoggi la bella testa
alla spalla vicinissima a lei, sulla quale si
era tante volte posata, egli ebbe un lungo fremito,
e per un istante tem di non aver pi
la forza di andare sino in fondo, fino alla separazione
definitiva.
Sarebbe bastato che dicesse una parola, e
tutto quel dolore sarebbe sparito, gli occhi
azzurri avrebbero avuto di nuovo un lampo
di gioia, le belle labbra rosee avrebbero sorriso
teneramente, come sapevano fare tanto
bene. Perch, nonostante quello che Reine
aveva detto prima, avrebbe avuto la speranza
di far dimenticare al marito quelli che chiamava
vani scrupoli, senza riuscire a comprendere
che ormai la fede lo aveva penetrato
fino alle midolla.
Lo sent vacillare e mormor con un sospiro:
Norbert, amor mio, abbi piet!
Egli chiuse per un istante gli occhi. Con
uno sforzo violento su se stesso costrinse la
mente a evadere da quella stanza, a tornare
laggi, nella piccola citt di provincia dove
per la prima volta aveva avuto chiaramente
coscienza che suo padre aveva fatto di lui un
esiliato, dove le voci dei morti della sua stirpe
lo riconducevano alla fede dei suoi avi.
E la sua mente si ferm proprio nella cappella
dei Defrennes, la cappellina funeraria-
piena di fiori, con la croce di ottone che riluceva
sotto il sole, il vecchio inginocchiatoio
sul quale si inginocchiava don Laurentie, le
vetrate dalle tinte calde e, nell'ombra, la verginale
figura di Nicolette, che spiccava come
una immagine vivente della preghiera che
rende forti, che rende invincibili.
Il sepolcro dei suoi morti! Perch si
sentiva loro figlio e voleva continuare l'opera
di Dio di cui quasi tutti erano stati buoni
artigiani. Voleva soprattutto ritrovarsi con
loro, i resuscitati, gli eternamente vivi, e,
con Nicolette, Giuseppe, con tutte le anime
pure e ardenti, nel giorno supremo della separazione
e dei riavvicinamenti eterni.
Quel ricordo dell'anima smarrita, gi vacillante,
rivolto alla tomba degli avi, fu in
realt una preghiera, un grido rivolto verso
Colui che, per tanti secoli, aveva reso forti
altri Defrennes nell'ora della tentazione.
Anche questa volta l'anima di buona volont
fu ascoltata. Quando la mente di Norbert
torn dal lontano sepolcro dove riposavano
i vecchi Defrennes, poteva imporre la
propria volont all'uomo fremente, portato
a cedere dinanzi all'amore, alle lacrime, alle
implorazioni mute e appassionate di quella
donna che aveva amata, dalla quale non si
strappava senza strazio, poich gi da molti
mesi era abituato a considerarla parte della
sua vita, del suo avvenire.
Lentamente si scost un poco e disse con
dolcezza:
Un altro verr, Reine, che sar degno
del tuo affetto. Dimenticherai a poco a poco
il nostro sogno e vedrai in me solo un amico
fedele, pronto a darti prova del suo affetto,
perch potr farlo con serena coscienza.
Dimenticare! Sai bene che questo non
avverr mai. Mai!
La giovane era scossa da singhiozzi. Norbert
si chin e baci la mano che teneva sempre
tra le sue.
Amica mia, darei tutto al mondo per risparmiarti
questo dolore. Ma si tratta della
sola cosa che non posso sacrificarti. Verr un
giorno in cui lo capirai, perch sei leale e non
porti rancore. Ti dico arrivederci, con la speranza
che un giorno potremo rivederci animati
da schietta amicizia.
Si era alzato, lei lo afferr per un braccio.
Norbert, promettimi che rifletterai ancora!
Questa decisione non pu essere definitiva.
Tornerai a trovarmi, parleremo ancora,
non  vero, Norbert, mio caro Norbert?
Egli non cerc di distogliere lo sguardo da
quegli occhi supplici, bench avesse il cuore
sconvolto dalla loro implorazione dolorosa.
Poich era costretto a farla soffrire, non voleva
sottrarsi vilmente, egoisticamente, all'amarezza
straziante di quella situazione.
No, non torner, povera cara! Appena
mi sono sentito sicuro di trovarmi sulla sola
strada compatibile con la mia coscienza, ho
voluto dirtelo pi presto possibile, per non
prolungare tra noi uno stato di cose che non
poteva pi avere la soluzione prevista. Perci
ora dobbiamo lasciarci, Reine... lasciarci coraggiosamente.
Oh, Norbert, sono certa che rifletterai!
Senza rispondere egli strinse una ultima
volta le dita fredde e tremanti, poi si liber
piano piano e usc dal salotto chiaro lasciando
Reine affranta dal colpo che le aveva inferto.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Dopo quel penoso colloquio Norbert si rec
dai Dolmaine.
Entrando nella stanza dove la signora Teresa
lavorava accanto al figlio intento a preparare
una predica, chiese:
Volete darmi un posto alla vostra tavola,
stasera?
Tutti e due risposero spontaneamente:
Ma certo!
La signora Dolmaine allung una mano e
trasse vicino a s una poltrona antica che a
Norbert piaceva molto. Questi vi si sed dopo
avere stretto, con la mano gelata, quella del
sacerdote e di sua madre.
Vengo da casa di lei.
La voce gli tremava per la commozione.
Povero figliuolo! mormor la signora
Dolmaine.
Egli protest:
Pi che altro bisogna compiangere lei.
Lei che in questa prova dolorosa non ha per
sostenerla le forze spirituali che ora ho io.
Il sacerdote chin verso Norbert il viso
pensoso:
Ha capito?
No, non pu capire, Giuseppe.  una
donna tutta di questa terra, povera Reine,
per colpa dell'educazione ricevuta. So benissimo
che la lotta non  ancora finita tra lei
e me! Vorr rivedermi, cercher di modificare
la mia decisione. Ma credo che l'assalto
pi duro, il pi pericoloso per me, sia avvenuto
poco fa.
Ebbe un brivido ripensando alla intima
lotta sostenuta sotto lo sguardo implorante
e appassionato di Reine, e concluse:
Dio non mi abbandoner.
La signora Dolmaine con un gesto di tenerezza
materna pos una mano sulla testa
china.
No, caro, carissimo figliuolo. E qui troverete
sempre un aiuto morale, quando vi
sentirete troppo triste o magari incerto.
S, lo so. In casa vostra trovo il mio
vero focolare, perch dai miei purtroppo...
Il sacerdote osserv:
Anche con loro dovrete passare un momento
sgradevole.
Certo ma sar niente in confronto al
colloquio con Reine. So che loro non soffriranno.
Mio padre e la mia matrigna saranno
furibondi e nulla pi.
E in modo particolare contro di noi; 
prevedibile. Ci accuseranno di avervi abbindolato,
come se la cosa fosse ammissibile con
un uomo del vostro carattere e del vostro valore
intellettuale!
Norbert osserv per un momento la legna
che bruciava nel caminetto, poi disse in tono
pensoso:
No, non siete stati voi... e neppure i
miei cugini... tranne forse, un poco, la piccola
Nicolette, per l'influenza celeste che
emana da lei; sono stati coloro che vivono
ormai solo nel mondo delle anime, coloro ai
quali debbo la vita per una successione di generazioni;
ecco i possenti maestri che mi
hanno disposto a ricevere il dono della fede
appena ho abitata la loro casa, varcata la soglia
della chiesa dove avevano pregato, meditato
su se stessi, nella cappella funebre
nella quale furono sepolti. I miei genitori
non dovranno dunque rivolgere i loro rimproveri
a dei vivi, ma a dei morti.
Eppure furono proprio i vivi, Dolmaine e
Laurentie, che incorsero nei fulmini di Maurice
Defrennes e della matrigna, quando seppero
la conversione del figlio e la sua rottura
con Reine Figures.
Norbert, dopo aver asserito con fermezza
che i cugini non avevano nessuna responsabilit,
lasci che il padre desse sfogo alle sue
irrefrenabili recriminazioni.
Alla fine il banchiere tacque, concludendo
con la sua spensieratezza sarcastica di gaudente:
Infine, quando ne avrai abbastanza pianterai
tutto e tornerai alla bella Reine, se lei
avr avuto la pazienza di attenderti.
E alzando le spalle usc dalla stanza.
La signora Defrennes, invece, non si arrese
tanto facilmente. Norbert, che si sforzava di
padroneggiarsi nel sentirla colmare di improperi
quei miserabili Laurentie non pot
pi contenere il suo sdegno.
Basta, basta, te ne prego! Non posso
sentir calunniare cos i miei amici, le pi
nobili creature che esistano sulla terra. Sei
padronissima di avere le tue idee, come io
sono padrone di avere le mie. Tu ripudi ogni
credenza religiosa a tuo rischio e pericolo:
questo  affar tuo; ma io ho il diritto di pensare
diversamente, e non capisco perch tu
ti arrabbi tanto perch mantengo la mia libert
di coscienza. Sono sempre rimasto estraneo
alle lotte di partito, meschine, piene di
intrighi, di odio, incompatibili con la libert
di pensiero quale la intendono le menti sincere,
quale io stesso l'ho mantenuta in me
fino all'istante in cui mi sono smarrito nelle
tenebre pi fitte. S, sono un'anima libera, e
con piena lucidit, con il consenso intero di
tutto il mio essere, accetto il Credo cattolico.
Ma questa dichiarazione non soddisfece la
signora Defrennes, che cominci una nuova
e violentissima diatriba che Norbert interruppe
con una ironia, non disgiunta da un
certo disprezzo:
I tuoi giudizi non sono imparziali, e
direi anche che c' una punta di odio.  dunque
inutile discutere. Spero che, riflettendoci,
riconoscerai che non sono un tipo da
farmi accalappiare come dici tu.
Lisette, invece, non gratific il fratello di
osservazioni spiacevoli. Gli disse soltanto,
con una delle sue solite risatine stridule, incontrandolo
qualche giorno dopo al matrimonio
di una loro parente:
Hai sempre avuto delle idee buffe, tu.
Mi aspetto di vederti un giorno o l'altro con
una tonaca da frate. Che ne dici, Adrien?
Il barone Korf, impeccabilmente elegante,
sorrise a Norbert, rispondendo:
Ma no, no, Lisette! Tuo fratello  troppo
intelligente per arrivare a questo.
Norbert replic con fredda ironia:
Non ho davvero la pretesa che la mia
intelligenza sia pari a quella di certi frati...
di un Tommaso d'Aquino, per esempio, che
fu un genio al quale n voi n io arriveremo
mai.
Lisette fece una leggera spallucciata e si
allontan per raggiungere le amiche.
Korf pos una mano sul braccio di Norbert
e disse a mezza voce, con quel sorriso carezzevole
e astuto che gli era proprio:
Per dir la verit, mio caro, non capisco
mia suocera. Ognuno  libero di avere le proprie
idee, le proprie convinzioni, e io, al contrario
di lei, vi approvo pienamente, oso anzi
dire che vi invidio.
Norbert si scost da lui senza rispondere,
distogliendo lo sguardo pieno di disprezzo
da quel viso esoso. Fino ad allora si era trovato
poco con Adrien Korf, ma ogni volta
che lo vedeva la repulsione che provava per
lui aumentava. La gentilezza insinuante di
quell'uomo, che faceva colpo su molti, su lui
non aveva presa, ed egli si sforzava di tenerlo
lontano trattandolo con una freddezza
che rasentava la scortesia.
Tuttavia Korf faceva finta di non accorgersene.
Astuto, insinuante, senza scrupoli,
capace di menzogna, non poteva che ispirare
un profondo disprezzo a quell'anima sincera,
che avvertiva tutte le note false, e detestava
sopra ogni cosa, insieme con la calunnia, la
sua criminale sorella: la ipocrisia maledetta
da Colui che ama i cuori schietti.
Norbert aveva cominciato lo studio della
religione. Suo cugino Dolmaine, che per le
sue occupazioni non poteva aiutarlo con continuit,
lo aveva indirizzato a un sacerdote
molto colto, professore dell'Istituto Cattolico,
e che occupava, insieme con le sue sorelle,
un appartamento nella casa accanto a
quella di Norbert. Questi e padre Romuel si
vedevano dunque quasi tutti i giorni.
Quel sacerdote, per natura un po' freddo,
e sulle prime molto riservato, apparve ben
presto al suo nuovo discepolo come un uomo
di grande fede e di alta cultura.
Entrambi non tardarono ad apprezzarsi reciprocamente.
Qualche tempo dopo il loro
primo colloquio, il professore disse al parroco
Dolmaine:
Ci vorrebbero molti uomini come questo,
tutto rettitudine, tutto semplicit, con
una delle intelligenze pi vive e limpide che
abbia mai incontrate.
Un giorno, padre Romuel stava parlando
di teologia con Norbert, nello studio di quest'ultimo,
quando Reine Figures son il
campanello e chiese al domestico se il signore
era in casa.
Antonio, che aveva avuto degli ordini precisi,
rispose che il padrone non era ancora
tornato.
Ma s, a quest'ora di solito  in casa,
lo so.
In quell'istante giunse dalla porta socchiusa
la voce forte di padre Romuel.
Reine disse vivamente:
Il padrone c'. Non potete dire di no.
Ha visite?
S, signora.
Ebbene, portategli il mio biglietto.
Aspetter qui.
Ed entr nel vestibolo mentre Antonio andava
nello studio.
Gettando lo sguardo sul biglietto presentatogli
dal domestico, Norbert trasal e mand
una esclamazione soffocata. Per un momento
tacque, riflettendo con aria preoccupata, poi
ordin:
Fate entrare la signora, Antonio.
Quando il domestico fu uscito, Norbert si
chin verso il padre Romuel e gli disse a
voce bassa:
 la signora alla quale ero fidanzato.
Viene senza dubbio a cercare di modificare la
mia decisione.
Il sacerdote domand:
Desiderate che mi ritiri?
No, non ho altro da ripeterle, povera
Reine, oltre quello che le dissi il giorno della
nostra separazione.
Entrando nello studio illuminato da un
solo lume posato sulla scrivania, la signora
Figures fece un gesto di sorpresa alla vista
del prete che si alzava. Tese la mano a Norbert,
dicendo con accento imbarazzato:
Vi disturbo? Avrei potuto benissimo
aspettare.
Perch? Padre Romuel sa quali sono
stati un tempo i nostri progetti e conosce i
motivi che li hanno modificati.
La signora Figures squadr il prete, e la
sua voce rison alta, mordente:
Non vi domando nemmeno, Reverendo,
se lo approvate.
Non potete dubitarne, signora, sapendo
quali sono in proposito i precetti della nostra
religione.
Reine rivolse a Norbert un patetico sguardo,
senza badare alla poltrona che egli stava
avanzando verso di lei.
Non sei pi tornato da me, e vengo a
chiederti per l'ultima volta: sei dunque deciso
a continuare a farmi soffrire? Vuoi davvero
abbandonarmi per sempre?
Come amico, no, Reine. Tra qualche
tempo, quando sarai abituata a questa idea,
potremo rivederci.
Ella lo interruppe con violenza:
Non cos! No, no! Chiedo che tu mantenga
quello che mi hai promesso, Norbert:
il tuo amore, il nostro matrimonio.
Ci che appunto non posso darti senza
calpestare la mia coscienza. Speravo che tu
lo avessi capito, Reine.
Non lo capir mai, e mai ti perdoner.
Rimase per un momento immobile, con gli
occhi accesi, fissi sul viso commosso ma fermo
del suo ex fidanzato. Si mordeva le labbra e
le sue mani tremavano febbrilmente. Poi,
gettando verso il sacerdote uno sguardo irritato,
si volt e usc dalla stanza.
Norbert la accompagn fino all'anticamera.
Arrivata alla porta di casa ella si volt verso
di lui e, con un gesto improvviso, gli afferr
la mano guardandolo con espressione supplichevole
e provocante in pari tempo.
Non mi dimenticherai. No, non potrai
mai dimenticarmi. Un giorno tornerai a me.
E io ti aspetter.
Egli si ritrasse un poco, ritir piano piano
la mano dalla sua stretta, senza pronunziare
parola. Poi apr la porta e Reine usc, fremente,
ostinandosi a sperare ancora, pur
comprendendo che Norbert era ormai lontano
da lei, perch questa volta, nel suo
sguardo, aveva visto soltanto la sofferenza
che provava trovandosi nell'obbligo di non
piegare davanti al dolore della sua antica
fidanzata, l'affetto pietoso di un amico afflitto
di non poter alleviare la pena che ha
inflitta.
No, durante quel breve colloquio nessuno
avrebbe potuto credere che avesse amato
Reine Figures e che al momento di rompere
il loro fidanzamento fosse stato sul punto di
cedere alle suppliche appassionate della giovane
donna, disfatta dal dolore.
Norbert rientr nello studio, si sed di
nuovo di fronte al sacerdote, e disse con voce
alterata:
Non so che cosa darei perch non soffrisse.
Il prete abbass un poco la testa e il viso
ossuto, dal naso lungo e dalla bocca pensosa,
si trov a un tratto in piena luce.
L'amate ancora, figliuolo?
Norbert rispose senza esitare:
No, padre. Me ne sono reso pienamente
conto proprio ora. Adesso sono libero da
ogni legame, da questo punto di vista.
Ebbene, lavoriamo per mettervi nei legami
divini, figliuolo.
E riprese a commentare il Compendio della
dottrina cattolica aperto sulla scrivania, davanti
a lui.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Durante quell'inverno Norbert fu continuamente
in corrispondenza con i cugini di
Clergeac. Era quasi sempre il signor Bruno
che scriveva, ma a volte arrivava una lettera
dettata dal vecchio Monsignore e scritta da
Nicolette. La fanciulla vi aggiungeva quasi
sempre qualche parola: l'assicurazione di una
preghiera, un pensiero mistico, il ricordo di
qualche idea scambiata con lui, di una impressione
provata insieme l'estate precedente,
durante le loro passeggiate, davanti a un paesaggio,
un rudere, un interessante resto del
passato.
Tutti e tre, nel loro modo delicato, avevano
espresso la grandissima gioia che provavano
per la sua conversione. Ora, nella
loro corrispondenza, gli parlavano come a
uno dei loro, nel piano spirituale, sapendo
che poteva capirli.
Norbert  entrato senza sforzo nella vita
cristiana, scriveva il parroco Dolmaine allo
zio Bruno.  infatti il suo ambiente naturale,
l'unico dove possa respirare liberamente.
Egli stesso mi dice:  La nostalgia di cui
soffrivo fin dall'infanzia  scomparsa. La mia
anima  come liberata, semplice e senza inquietudini.
Che bell'anima  la sua, ardente
sotto l'apparenza calma e quasi fredda
dell'uomo a cui piace mantenere segreta la
propria vita interiore.
I frequenti contatti con i cugini Dolmaine,
la corrispondenza con quelli di Clergeac, rappresentavano
per Norbert i momenti migliori
della sua vita presente. Ne aveva altri assai
penosi: quando pensava al dispiacere di
Reine, per esempio, oppure quando aveva
qualche contatto con i genitori.
La signora Defrennes, soprattutto, non disarmava.
Possedeva a fondo l'arte di variare
gli attacchi, di ripetere cento volte gli stessi
rimproveri sotto forme diverse.
Ma tutte quelle astuzie femminili restavano
vane davanti all'impassibilit di Norbert
e alla fredda, calma affermazione di libert
spirituale che opponeva a quelle recriminazioni.
Dopo aver tenuto il broncio al figlio per
diverso tempo, il signor Defrennes aveva finito
col non occuparsi pi di quello che chiamava
un capriccio di intellettuale.
Lascialo tranquillo! diceva alla moglie.
Non arriveremo a niente. Lui ha bisogno
di un ideale! Chi mai direbbe che  mio
figlio? In verit, mi pare sempre pi di rivedere
Raimond! Se roviner la sua vita
come fece mio fratello, sar il colmo! Ma 
affar suo. Per fortuna ho Korf per prendere
il posto che lui disdegna. Un tipo in gamba,
e senza ideali, quello, non c' pericolo!
Adrien Korf si insinuava sempre pi nelle
buone grazie del suocero di cui era diventato
il socio e di cui sarebbe stato probabilmente
il successore.
La signora Defrennes, dal canto suo, lo
portava alle stelle. Quel genero perfetto era
pieno di attenzioni per lei, le rendeva mille
piccoli servizi, la consigliava per i ricevimenti,
per la scelta dei vestiti. E lei, conoscendo
l'antipatia di Norbert per il cognato,
si compiaceva di vantare davanti a lui le belle
qualit di Adrien, il prezioso aiuto che dava
al banchiere.
Lisette, trovandosi un giorno presente a
uno di quei panegirici, interruppe la madre
con una delle sue risate ironiche.
Serba il tuo entusiasmo per te, mamma!
Norbert si  gi fatto una opinione di mio
marito... ed  quella giusta.
La signora Defrennes guard la figlia aggrottando
le sopracciglia.
Che dici?
Lisette si abbandon sulla spalliera della
poltrona nella quale stava seduta, e guard
la madre con impertinente ironia.
Dico che  quella giusta. Lo conosco
meglio di te, il caro Adrien! Raggira te, raggira
il babbo... ha raggirato anche me, a un
dato momento. Soltanto Norbert resta inaccessibile.
E fai benissimo, caro mio!
Si alz bruscamente, si avvicin al fratello
che era in piedi a qualche passo da lei
e gli circond il collo con le braccia. Per alcuni
istanti osserv con una espressione di
avida curiosit il viso fine, pensoso, animato
in quel momento da un vivo stupore. Poi fece
una risatina, apr le braccia e, girando sui
tacchi, si trov davanti alla madre che la
guardava sorpresa.
Da quanto ho detto, mamma, non credere
che rimpianga di essere la moglie di
Korf.  il tipo che ci vuole per me, con le
mie idee; le idee che tu e il babbo mi avete
inculcate. Potresti immaginarmi con un marito...
del tipo di Norbert, per esempio?
E la sua risata stridula scoppi di nuovo.
Norbert rispose con vivacit:
Tra coloro che frequenti ci sono molti
giovani che, bench sprovvisti di vero valore
morale, avrei preferiti come cognati al signor
Korf.
Ebbene, ognuno ha i suoi gusti. Korf
mi  piaciuto... e mi piace ancora qualche
volta, quando chiudo gli occhi sui suoi numerosi
difetti. Il giorno in cui non ce la intenderemo
pi, ognuno andr per conto suo,
libero come l'aria. Ecco, caro Norbert, la
morale dell'avvenire.
Morale da scimmie!
E che cosa siamo di pi, noi, secondo
i filosofi materialisti?
Norbert ribatt con sdegno:
Non parlare cos, Lisette! Vorrei che tu
conoscessi le persone superiori in cui la vita
spirituale domina stupendamente la materia.
Davanti a costoro non oseresti conservare la
tua fede in una discendenza puramente animale,
anche ammettendo che tu ci creda davvero.
Di chi vuoi parlare?
Dei cugini di mio padre.
Non pronunzi il nome di Nicolette, bench
avesse pensato subito a lei.
Ma la signora Defrennes disse con ironia:
Lo sai, Lisette, ti ho parlato di quella
giovane cugina che , secondo Norbert, una
specie di santa, talmente disinteressata, talmente
distaccata dalle cose di questa terra,
che non penserebbe mai, pare, a gettare gli
occhi su un bel partito come  lui.
Ah, s, ricordo!  davvero cos, Norbert?
Egli rispose, frenando la sua irritazione:
 quale voi non potete nemmeno immaginare.
Non parliamo pi di lei; non potete
capirla.
Diamine! Pare che non ci sia da toccarla!
Ecco dunque la rivale fortunata della
povera Reine Figures. Anche in questo,
come sempre, bisogna cercare la donna...
Norbert la interruppe quasi con violenza:
Stai zitta, Lisette! Ho per mia cugina
un affetto del tutto fraterno e non voglio che
vengano immaginate cose inesistenti, n che
qualcuno creda che, tornando alla fede dei
miei avi, abbia avuto motivi umani.
Poi, alzando le spalle, soggiunse in tono
pi calmo, leggermente sdegnoso:
Dopo tutto, credete pure quello che volete,
non posso impedirvelo, ma non sopporter
mai che si dica male in mia presenza dei
cugini Dolmaine e Laurentie.
Gett nel portacenere la sigaretta che teneva
in mano e si inchin davanti alla matrigna,
dicendo:
Ora vi lascio. Oggi ho una lezione supplementare.
Lisette propose:
Se non hai la macchina posso accompagnarti
io, devo uscire. Ho appuntamento
con Adrien da un antiquario per certi mobili
di cui  invogliato.
Durante il tragitto non apr bocca. Anche
Norbert taceva. Ma quando, sceso di macchina,
strinse la mano alla sorella, questa
disse con un sorriso commosso e un po' ironico:
Ho preso una boccata d'aria pura, in
tua compagnia.  una cosa che non mi capita
spesso, e fa bene, ogni tanto.
Si mise a ridere un po' nervosamente, mentre
rimetteva la macchina in marcia.
Norbert incontr dopo pochi passi un amico
e non ebbe tempo di riflettere a quelle parole.
Ma ci ripens a lungo pi tardi, mentre tornava
a casa. Strana, Lisette! A volte, nonostante
la cinica amoralit che ostentava, pareva
che un dubbio, un rimpianto, una pena
spuntassero in lei. Norbert lo aveva osservato,
specialmente da qualche mese.
Bisognava cercare nelle sue speranze di
maternit il motivo di quel lieve turbamento
morale? Eppure non parlava mai del bambino
atteso, se non per borbottare contro gli
impedimenti che il suo stato opponeva a talune
distrazioni mondane. Ma Norbert pensava
piuttosto che, disprezzando sempre pi
Korf, e conservando in s un alito della onest
propria della vecchia stirpe francese da
cui discendeva, Lisette provasse in certi momenti
il desiderio istintivo di una atmosfera
pi sana, di una boccata di aria pura,
come aveva detto al fratello.
Povera piccina! pens. Se almeno potessi
fare qualche cosa per lei! Purtroppo
non ne avr la possibilit; ci vediamo cos
poco, e vive in un tale buio morale, disgraziata
bambina!
Poi, col pensiero corse a Nicolette, e frem
di collera ricordando le parole della matrigna
e della sorella. Gli pareva un sacrilegio
attribuire alla cugina sentimenti volgari. In
quanto a lui come potevano, la signora Defrennes
e Lisette, immaginare che avesse per
quella bambina un affetto che non fosse puramente
fraterno?
Non la conoscono, ripeteva tra s e s
poco dopo, seduto davanti alla scrivania per
rivedere gli appunti che aveva preparati per
la lezione che doveva fare. Non sanno che
angelica creatura sia la piccola cara Nicolette,
e quanto siano lontani da lei i pensieri
di amore terrestre.
Appoggi i gomiti alla scrivania e, con la
fronte tra le mani, ripens alla delicata figurina
nella cornice monastica della vecchia
casa. La sua mente non era pi l, nello studio
comodo, tra i bei mobili antichi; era accanto
a Nicolette, assorta nella contemplazione
della ragazza che veramente era per lui
soltanto una sorella di anima.
S, aveva potuto assicurarlo con tutta sincerit
poco prima, a Lisette, perch non cercava
affatto di ingannare se stesso; non immaginava
di amare in modo diverso Nicolette;
e il dolce fremito di gioia che provava
al solo ricordo di lei non turbava la pace" del
suo cuore dove, lentamente e fortemente, si
formava l'impronta divina.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Ai primi di aprile Lisette, che per tutto
l'inverno aveva condotta la sua solita vita
mondana, mise al mondo una bambina gracilissima.
Anche lei stette assai male, ma si
rimise presto, e quando Norbert si rec a salutarla
prima di partire per Clergeac, dove
andava a passare le vacanze di Pasqua, la
trov in buona salute, ma di un umore nerissimo
che attribu alla presenza del marito.
Eppure Korf si mostrava premuroso, pieno
di attenzione per lei. Lisette lo lasciava fare,
con una piega di ironia sulle labbra. In un
momento in cui Adrien era uscito dalla
stanza, disse al fratello:
Non ti pare che nulla sia pi odioso
della ipocrisia?
Certo! Io la detesto sopra ogni altra
cosa.
Ella si lasci cadere sui guanciali mormorando
quasi con un ghigno:
Che cosa proveresti se tu l'avessi ogni
giorno, proprio ogni giorno, accanto a te?
Tacque e, riapparso il marito, non parl
pi tranne cinque minuti dopo, quando Norbert
si alz per accomiatarsi. Allora disse,
con un sorriso di triste ironia:
Non penserai mai a noi, laggi, dai tuoi
cari cugini che festeggeranno il convertito?
Chinandosi per baciarla sulla fronte, egli
rispose:
Penser a te, non temere, Lisette!
Oh, non ne vale la pena! mormor la
giovane donna in tono imbronciato, facendo
un gesto di indifferenza.
Il giorno dopo, Mercoled Santo, Norbert
si mise in viaggio per Clergeac. Vi arriv
verso la fine del pomeriggio, ma non and
quella sera dai Laurentie. La mattina seguente
doveva ricevere il Signore per la prima
volta, e la sua anima purificata era gi tanto
penetrata dallo spirito cristiano da desiderare
di offrire un sacrificio a Colui che stava
per entrare in lui.
E si trattava veramente di un sacrificio,
e il pi penoso, in quel momento, frenare lo
slancio che lo portava verso la casa vicina,
verso Nicolette della quale evocava il viso
delicato chino su qualche lavoro o sulle pagine
di uno dei libri preferiti dallo zio. Ma
non ced al vivo impulso del cuore.
Dopo una cena solitaria servita da Elisa,
di cui non poteva sfuggirgli l'intima gioia,
sal nella camera dei nonni e l vegli a lungo,
in una meditazione calma, felice, tutta pace
e intima felicit, sotto lo sguardo della Madonna
di legno e del gran Cristo ingiallito
che, durante il suo primo soggiorno, era ancora
per lui il Dio sconosciuto.
Nessuno dei Laurentie, il giorno dopo, gli
chiese: Perch non veniste ieri sera?.
Erano troppo profondamente cristiani per
non aver capito il suo pensiero. Del resto, gli
rivolsero poche parole mentre si avviavano
tutti insieme verso la chiesa.
Una lunga stretta di mano, uno sguardo
di affettuosa allegrezza, erano bastati per
esprimere la loro gioia al nuovo convertito.
Negli occhi di Nicolette quella gioia rifulgeva
addirittura, e la commozione fece salire
un po' di colore alle sue guance mentre salutava
il cugino secondo l'usanza dei cristiani
di un tempo:
Il Signore sia benedetto, Norbert.
Egli rispose stringendo con delicatezza la
manina coperta dal guanto.
E cos sia, Nicolette.
La ragazza indossava un mantello di pesante
lana bianca, e portava in testa un feltro,
ugualmente bianco, guarnito soltanto da
un nastro di velluto. Attravers la piazza accanto
al cugino, e, entrata per la prima in
chiesa, si volse verso di lui offrendogli l'acqua
benedetta.
Nel prenderla, Norbert la guard, ed entrambi
ripensarono alla mattina dell'estate
precedente in cui si erano incontrati per la
prima volta... Nicolette aveva abbozzato anche
allora quel gesto, interrotto subito dal
pensiero che Norbert non era credente; e lui,
sempre leale, non aveva cercato di disingannarla.
Oggi invece le sue dita si erano subito
tese verso quelle di Nicolette, poi tracciavano
il segno della redenzione. Egli non vedeva,
ora, sul viso della cugina, la tristezza che
vi aveva vista allora, davanti alla sua tacita
confessione di ateismo.
Pi di una volta, nel corso di quella giornata
tutta dedicata al raccoglimento, Norbert
vide nello sguardo di Nicolette il lampo
di gioia profonda che lo aveva accolto al mattino,
quando era arrivato in casa dei cugini.
Nel pomeriggio, verso le quattro, venendo via
con lo zio e con lui dalla chiesa dove era
stato cantato il Mattutino delle Tenebre, la
ragazza manifest un poco la sua gioia.
Oh, Norbert, come  bello avervi qui,
unito a noi, veramente unito con tutta l'anima!
Egli la guard, rispondendo commosso:
S, dite bene, con tutta l'anima. Oggi
ho capito meglio di sempre che sono a casa
mia in questa religione che fu quella dei
miei padri.
L'angosciosa supplica del profeta che si
lamenta sulle disgrazie di Israele infedele lo
aveva lasciato fremente. Ma fin dalla mattina
viveva in una atmosfera divina. In casa
Laurentie nessuna nota falsa poteva turbare
quello stato d'animo che, bench in gradi differenti,
era anche quello del vecchio sacerdote,
di suo nipote e di Nicolette. Norbert
rimase con loro fino a sera, nel salotto tranquillo
dall'armonioso arredamento, che gli
era piaciuto fin dal primo giorno. pi ancora
che durante il suo ultimo soggiorno aveva
l'impressione di trovarsi con la sua vera famiglia
della quale ora condivideva la vita
spirituale.
Insieme con loro segu le funzioni delle
grandi giornate che ricordano l'amore e il
sacrificio cruento dell'Uomo Dio; insieme
con loro prov la gioia trionfante della Resurrezione.
La sera del Sabato Santo, in piedi
sul terrazzo, ascolt, con il cuore palpitante
di commozione, le campane sonore che avevano
in lui echi vibranti.
L vicino, affacciata alla finestra di camera
sua, anche Nicolette ascoltava il magnifico
duetto che con le sue onde sonore portava
lontano il grido di tutta la cristianit:
Cristo  risorto!. Quando le voci dei bronzi
tacquero, la ragazza volse la testa verso il
terrazzo di Norbert, e disse con fervore:
Mi piacciono le campane di Pasqua!
Sono nata qui, venti anni fa, proprio mentre
sonavano. Fui battezzata due giorni dopo.
Ero cos piccina che credevano non potessi
vivere a lungo; eppure, vedete, sono sempre
viva.
Fece una di quelle dolci risatine che a
Norbert piacevano tanto.
E state benissimo, Nicolette.
S, non c' male. Il mio caro babbo mi
ha curata tanto! Come la migliore e la pi
attenta delle madri. E voglio ricompensarlo
di questo nei suoi vecchi giorni; perci non
lo lascer mai.
Eppure, Nicolette, quando vi sposerete...
Quale impulso lo spingeva a parlarle cos,
mentre era convinto che Nicolette non pensava
al matrimonio, che fosse destinata alla
vita monastica come un bel giglio riservato
a Dio?
Ella fece un gesto di viva sorpresa:
Sposarmi? Ma non ci penso nemmeno!
Oh, no di certo, non mi sposer mai!
Poi scosse la testa, e alla luce declinante
del tramonto Norbert vide un sorriso schiuderle
le labbra.
Si sporse all'angolo del terrazzo al quale
stava appoggiato:
A che cosa pensate?
Lo guard con una espressione allegra.
Pensavo che si sta cos bene tutti e quattro
insieme, cugino Norbert, e che sarebbe
bello rimanere sempre cos.
Nei suoi begli occhi non c'era che semplicit
e candore, e Norbert non ebbe nemmeno
per un istante l'idea di dare un'altra interpretazione
a quella perfetta ingenuit.
Ma quando poco dopo Nicolette si fu ritirata,
si mise a riflettere, seduto sulla poltrona
del nonno, e cap tutto.
Non era pi amore fraterno quello che
provava per la cuginetta. Ora non poteva distogliersi
da quella certezza, negare quell'amore
ben diverso da quello che aveva nutrito
per Reine. Un amore forte, eppure di
una alta spiritualit come conveniva che fosse
per colei alla quale aveva pensato tante volte
come a creatura di essenza angelica.
A lungo, con la fronte tra le mani, si lasci
invadere dalla gioia di quella rivelazione.
Nicolette... la cara piccola Nicolette il cui
ricordo non lo aveva mai abbandonato, dal
loro primo incontro in poi. Figura di luce e
di pura tenerezza che il Cielo gli aveva concessa
come egida in quegli ultimi mesi in cui
era passato dalle tenebre dell'ateismo alla
luce smagliante della verit.
Ma poteva sperare che diventasse per lui
ben altro che una sorellina affettuosa? Forse
aveva la vocazione religiosa, bench non lo
avesse detto, poco prima, quando Norbert le
aveva parlato di matrimonio. Pareva non
avesse altra prospettiva che quella di non lasciare
mai il padre.
Norbert pensava:
Questo non sarebbe un ostacolo. Mi impegnerei
volentieri a tenere con noi mio cugino.
Questi obietter senza dubbio l'et
troppo giovane, la salute un po' delicata della
figlia. Ma potremmo aspettare.
Certo, per ottenere Nicolette, nessun sacrificio
poteva costargli!
Assorto nei pensieri di felicit e di ansia
che si alternavano nella sua mente, dimenticava
la fuga del tempo, e sussult quando
Elisa venne ad avvertirlo che era l'ora di recarsi
dai cugini, dai quali pranzava ogni
sera.
Scendendo, dopo aver lasciato il padrone,
la domestica pensava:
Come sembra felice! Mi pare di rivedere
il signor Raimond prima che si ammogliasse;
poich dopo, poveretto...!
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Tre giorni dopo Norbert ebbe la risposta a
una delle domande che si poneva spesso in
cuor suo.
Il marted di Pasqua, nel pomeriggio, Nicolette
lo condusse in giardino, dal quale pochi
giorni di tepore primaverile avevano cancellato
ogni traccia dell'inverno. Raggiunsero
il chiostro, percorrendo i vialetti coperti
di ghiaia bianca. Sotto le arcate ogivali Nicolette
si ferm e guard intorno.
Tra poco potremo venire a stare un
po' qui; cominciano le belle giornate. Che
gioia! A me piace tanto immaginare i frati
di un tempo, i bianchi Agostiniani, che circolavano
nel chiostro, allora collegato a uno
degli edifici dell'abbazia.
Il suo sguardo indugi nell'ombra delle
arcate, mentre Norbert diceva in tono pensoso:
S, tutto parla di loro in questa dimora
e nei dintorni. Da quando conosco la storia
dell'abbazia e il modo di vivere dei suoi primi
abitanti, pare anche a me di vederli andare
in su e in gi per il chiostro, o seduti nel refettorio
del quale purtroppo non rimane che
il ricordo, o raccolti negli stalli, in chiesa,
alle ore dell'uffizio. Le loro figure bianche popolano
questi luoghi dove vissero, pregarono,
morirono.
Che vita bella e augurabile!
Vi piacerebbe?
Ella rispose con slancio:
Oh, s!
Poi, scotendo lievemente la testa, soggiunse:
Ma non mi sento chiamata.
Rimase per un istante immobile, nell'ombra
delle arcate del chiostro. Poi congiunse
le mani fini e bianche, e ripet in un tono di
malinconico rimpianto:
Non sono chiamata.
Una pace improvvisa inond il cuore di
Norbert. Dunque poteva eventualmente pensare
a sposare Nicolette senza temere di andare
incontro a un rifiuto. Nei suoi disegni
impenetrabili il Signore non aveva segnato
il posto di quel fiore idealmente bianco tra
i gigli del suo giardino celeste.
Quella sera, dopo aver a lungo riflettuto,
decise di confidare il suo desiderio e le sue
speranze al signor Laurentie, e quando si
trov solo con lui, il giorno dopo, gli parl
con piena sincerit. Il signor Bruno scosse
leggermente la testa, osservandolo con pensosa
simpatia.
La mia piccola Nicolette  ancora troppo
giovane per pensare a questo, caro ragazzo...
troppo giovane, e di salute troppo delicata.
S, ci ho pensato. Ma tra due o tre
anni...
Allora s, potremo riparlarne. Ma avete
pensato a quello che direbbe vostro padre di
questa unione?
Passato il primo momento di contrariet,
non farebbe opposizione. Mi considera
gi cos poco della famiglia! Che cosa potrebbe
importargli?
 vero; ma lui, e tutti quelli che gli
stanno intorno, non mancherebbero di accusarci
di avervi accalappiato perch siete
ricco.
Ebbene, lascer volentieri la mia parte a
mia sorella. Quel denaro guadagnato, temo,
con speculazioni pi o meno lecite, mi fa
orrore. Ci che ho ereditato da mia madre,
unito a quello che guadagno con il mio lavoro,
baster benissimo per mantenere onoratamente
la mia famiglia. No, cugino, nessuno
ostacolo potrebbe impedirmi di sposare
Nicolette.
Per conto mio non la darei con maggior
fiducia a nessun altro, ora che niente ci separa
dal punto di vista spirituale. Credo che
vi ami in piena ingenuit; ma non le parliamo
ancora di niente. Quando avr ventidue
o ventitr anni, vedremo, se avrete sempre
gli stessi sentimenti.  meglio che per
ora non conosca la vera natura del vostro affetto
per lei.
Norbert dov approvare quella prudenza
paterna, ma dur fatica a trattenere la confessione
che gli saliva alle labbra quando,
alla vigilia di partire, vide gli occhi di Nicolette
pieni di lacrime e ud la sua voce tremante
che diceva:
Come saranno lunghi due o tre mesi
senza vedervi!
Sorridendo per nascondere la propria commozione,
egli rispose:
Davvero, cuginetta, vi sono diventato
cos indispensabile?
Anche lei sorrise senza rispondere, mentre
lo guardava con pensosa tenerezza. E lasciando
Clergeac il giorno dopo, egli port
con s come un prezioso ricordo, quello
sguardo.
Poco dopo il suo ritorno and a trovare i
Dolmaine per dar loro notizie del vecchio arciprete,
di Bruno, di Nicolette. Mentre stava
tornando a casa incontr Adrien Korf. L'austriaco
gli and incontro a mani tese.
Buon giorno, carissimo. Avete passato
delle buone vacanze?
Norbert rispose freddamente:
Ottime. Come sta Lisette?
Bene, benissimo ora; ma la bambina 
gravemente malata. I medici credono che non
passer la notte.
Cercava di assumere un'aria commossa,
afflitta; ma Norbert era tra i pochi che egli
non riusciva a ingannare.
Lisette  coraggiosa e non lascia vedere
il suo dolore; eppure soffre molto, certamente.
Norbert disse in tono un po' asciutto:
Bisogna sperare. Andr a trovarla presto...
forse oggi stesso.
Glielo dir. Arrivederci, mio caro.
Strinse la mano che il cognato irrigidiva
per un senso di repulsione, e continu per la
sua strada.
Quel giorno stesso, verso le quattro, Norbert
si rec dalla sorella. La trov in un salottino,
elegantissima in un vestito da casa,
a chiacchierare e a prendere il t insieme con
due amiche venute a chiedere notizie della
bambina. Questa non migliorava. Come aveva
detto Korf, c'era da temere che avesse poche
ore di vita.
Lisette era calma e, anche se provava dolore,
non lo dimostrava. Quella insensibilit,
vera o fittizia, sdegn Norbert. Se ne
sarebbe andato via subito, se non fosse stato
per lo scopo che si era proposto.
Le amiche della baronessa Korf non si
trattennero molto, e Norbert si trov solo
con la sorella. La giovane si sprofond nei
cuscini della poltrona e chiuse gli occhi dicendo:
Che sonno ho! Stanotte non ho chiuso
occhio. Ninette  stata molto male. Stamani,
nelle prime ore, abbiamo avuto un po' di speranza;
ma alle nove, quando il medico  tornato,
non ci ha nascosto che dispera di salvarla.
Teneva le palpebre abbassate e parlava con
voce pacata. Il suo bel viso, per, aveva dei
lievi fremiti. Norbert si sed accanto a lei
e le prese una mano.
Mi dispiace che la tua bambina non
possa vivere, Lisette. Occupandoti di lei avresti
forse imparato a condurre una vita meno
agitata. S, se tu l'avessi educata bene, sarebbe
stata un conforto per te.
La giovane si raddrizz, alzando gli occhi
per fissare il fratello con uno sguardo ironico.
Un conforto? Perch? Credi forse che
soffra? No, no, caro! Non sono fatta di quella
pasta, io. In quanto alla mia piccina...
Contrasse le labbra e le trem un po' la
voce mentre soggiungeva:
Le volevo bene. Desideravo che vivesse,
ma non avrei saputo educarla.
In quel momento la porta fu aperta ed entr
una donna in grembiulone bianco.
Signora, la bambina  peggiorata.
Lisette si alz bruscamente e usc dal salotto
seguita da Norbert.
Nell'elegante nursery la piccola Ninette
agonizzava. Sembrava gi morta, e Lisette
dov avvicinare il viso fino a toccarle con la
guancia le labbra, per afferrarne il respiro.
Si volt verso la bambinaia e chiese con
voce asciutta:
Perch non mi avete avvertita prima?
Si  aggravata improvvisamente, signora.
A un tratto mi sono accorta che respirava
appena.
Lisette era pallidissima, e Norbert vide che
cercava di contenere un tremito violento.
Le circond affettuosamente le spalle con
un braccio e la baci sulla fronte madida.
Povera cara! Rester con te sino... sino
alla fine. Ma dimmi, Lisette, me la lasci battezzare?
Ella lo guard con stupore.
Battezzare? Che idea!
Ti prego, sorella mia! Non puoi capire,
non hai avuto alcuna istruzione religiosa...
ma io so che cos la tua bambina acquister
una immensa felicit.
La giovane fece una leggera spallucciata e
disse con la solita voce asciutta:
Fai come vuoi. La cosa non ha alcuna
importanza per me.
Su richiesta di Norbert la bambinaia port
dell'acqua, e pochi minuti dopo il neo convertito
la versava sulla fronte della nipote
pronunziando le parole sacramentali.
Lisette, in piedi accanto a lui, guardava il
visino livido e contratto. Poi tese la mano,
sfior la testina coperta di una peluria bionda,
e disse in un soffio:
Ninette!
Norbert si rivolse alla bambinaia.
Non c' davvero pi niente da tentare?
Niente, signore. Il dottore  venuto alle
due e l'ha trovata peggio di stamani.
Lisette in quel momento accostava di nuovo
la guancia alle labbra della bambina. Si raddrizz
a un tratto dicendo con voce soffocata:
Ho paura che...
S, l'anima di Ninette, liberata della macchia
comune a tutti i figli di Adamo, era volata
a raggiungere gli angeli.
Lisette si chin sulla culla, prese tra le
mani la testina inerte e appoggi le labbra
sul visetto dagli occhi chiusi. Poi volse verso
il fratello il viso calmo, senza lacrime.
Vuoi andare ad avvertire la mamma?
Doveva venire oggi, ma senza dubbio  stata
trattenuta.
Ci vado. E tuo marito? .-
Lisette pieg le labbra sprezzante.
Non so dove sia. Che importa! Quello
che  successo lo lascia indifferente.
A tra poco, cara. Torner qui da te...
Oh, non disturbarti! Non mi lascio abbattere,
sai. Questo avvenimento  molto...
molto penoso, ma mi sforzer di dimenticare
presto. Buona sera, Norbert, e... grazie.
Gli porse la mano fredda e tremante, poi
distolse gli occhi dallo sguardo serio e compassionevole
del fratello.
Mentre Norbert usciva dalla stanza arriv
la signora Defrennes, elegantissima, con aria
indaffarata, importante, come se tutta la direzione
del mondo riposasse nelle sue mani.
Ah! Sei qui, Norbert? Ebbene, Lisette?
Sono stata trattenuta alla riunione dei
Bambini abbandonati di cui mi hanno
eletta presidente.
Parlando si era avvicinata, e a un tratto
vide il visetto senza vita.
Come? Sarebbe morta? Ah, povera Lisette!
S, poco fa. Norbert veniva ad avvertirti.
La signora Defrennes abbracci la figliuola
dichiarando:
Era cos delicata! Non poteva vivere.
E tu non avevi ancora avuto il tempo di attaccarti
a lei...
Lisette la interruppe, impazientita:
Risparmiami questi discorsi insulsi,
mamma. Ti prego soltanto di occuparti delle
formalit indispensabili delle quali io non
mi intendo affatto.
Norbert offr il suo aiuto alla matrigna;
poi, accorgendosi di non essere di alcuna utilit,
lasci il sontuoso appartamento dei Korf
e torn nella sua casa solitaria. Provava una
intima gioia pensando all'opera divina che
per sua mano era stata poco prima compiuta.
La bambina era ora vicina a Dio. Che cosa
sarebbe diventata tra quel padre dall'anima
vile e quella madre egoista, leggera, sprovvista
di senso morale? Quella madre che, mentre
la morte stava per afferrare la sua creaturina
condannata dai medici, chiacchierava,
prendeva il t con le amiche nel tepore del
salottino pieno di fiori?
Eppure la fibra materna non era del tutto
inaridita in lei; ma quanto egoismo, quanta
frivolezza, quanto disprezzo per tutto quello
che richiedeva uno sforzo o un dovere, ne
paralizzavano le vibrazioni!
S, povera Ninette, in questo mondo saresti
stata abbandonata al pari dei bambini
raccolti dall'opera di cui la signora Defrennes
era stata eletta presidente.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Nella seconda met di luglio Norbert part
per Clergeac, dove si proponeva di trascorrere
la maggior parte delle vacanze.
Gi la minaccia di guerra cominciava a
gravare sull'Europa. Norbert, che era stato
in Germania due anni prima ed era in relazione
con diversi alsaziani rimasti nella
zona tedesca del paese, e anche con dei danesi
amici della Francia e dei polacchi perseguitati,
aveva la certezza che il cataclisma
fosse imminente. Perci voleva andare a ritemprarsi
per qualche giorno nell'atmosfera
spirituale e familiare dei luoghi nei quali
aveva trovato la fede e la pace della sua
anima inquieta.
Il giorno prima di partire incontr Lisette
che usciva da un negozio di gioielliere.
La giovane donna gli dette la mano, dicendo:
Ciao, ho molta fretta. Partiamo domani
per la Svizzera. Adrien si  fatto ordinare
un soggiorno a Eagatz da un medico, bench
stia benissimo. Credo che desideri pi
che altro trovarsi fuori di Francia qualora
scoppiasse la guerra. L'idea mi va; laggi
staremo tranquilli.
Sal nella macchina, e di l fece un salutino
al fratello.
Norbert trattenne una spallata, pensando:
S,  meglio che se ne vada. In caso di un
cataclisma nazionale, che cosa potremmo
farci di donne simili?
Rattristato da quell'incontro si rec dal
suo amico Bartholier.
Lo scultore era nello studio dove stava abbozzando
una testa di Minerva. Si trovava
in uno di quei giorni di malinconia, assai
frequenti in lui, da quando il padre della ragazza
che amava aveva risposto con un rifiuto
alla sua domanda. E quel giorno alla
malinconia si univa anche il malumore.
Quando Norbert parl di voci di guerra,
alz le spalle borbottando:
Eh, tutto finir in nulla come le altre
volte! Eppoi, se si deve andare, per me  lo
stesso. La mia vita non vale gran che, e non
lascer nessuno a piangermi.
Forse potrai riabilitarti con atti di coraggio
agli occhi del signor Glainzy e di sua
figlia.
Oh! Vi ho rinunziato. Quella  gente
irriducibile!
Ma sebbene ostentasse un'aria disinvolta,
era preoccupato. Quando Norbert fu per andare
via lo trattenne dicendogli:
Senti, amico, ho da confidarti una cosa.
Qualora ci fosse la guerra e ci lasciassi la
pelle...
La voce gli si arroch e le sue labbra tremarono.
Andrai a trovare Marta Glainzy, le dirai
che l'ho amata fino all'ultimo momento...
che sarei stato un marito fedele.,, e che non
le serbo rancore...
Le parole gli si strozzarono in gola. And
lesto lesto alla scrivania, prese un foglio e
torn verso Norbert.
Ecco il suo indirizzo. Posso fidarmi
di te?
Norbert gli strinse la mano, profondamente
commosso.
S, amico mio, se sopravvivo, compir
fedelmente la missione che mi hai affidata.
Ma prima di tutto spero che questa terribile
prova sia risparmiata al nostro paese, e poi
che, qualora il flagello venisse scatenato, tu
ne esca indenne, con un nuovo merito da far
valere agli occhi della signorina Marta.
Bartholier scosse la testa, poi punt l'indice
al soffitto dello studio.
Qui sopra abitava un tedesco, sedicente
incisore su metallo, che sospettavo da un
pezzo dedito a un altro mestiere. Era un giovanottone
biondo, che faceva il gentile con
tutti, ma che aveva una grinta dura quando
non si credeva osservato. Sicch, sai, in
fondo, penso che sia venuto il momento in
cui tutta quell'orda ci piomber addosso.
Non sei anche tu di questo parere?
Norbert dovette riconoscere che su questo
punto condivideva le idee dell'amico. Si separarono
con una pensosa seriet insolita in
Bartholier. Avevano il presentimento che non
si sarebbero rivisti per molto tempo.
Clergeac era calma quando Norbert arriv,
addormentata nella sua abituale quiete di
cittadina di provincia; ma i Laurentie, gente
riflessiva e bene informata degli avvenimenti,
cominciavano a provare una certa ansia, resa
pi acuta dal loro ardente patriottismo.
Quel velo di incertezza offusc la gioia profonda
che Norbert prov a trovarsi vicino a
Nicolette durante i dieci giorni che pass
nella vecchia casa avita, in rapporti quotidiani
con i cugini. La ragazza sembrava
calma, serena, ma si indugiava sempre pi
in chiesa, e talvolta, quando guardava Norbert
il suo sguardo luminoso era pieno di angoscia.
Il 29 luglio, in mattinata, il giovane and
a bussare alla porta dei cugini. Gli apr Nicolette.
Egli disse, mostrando una lettera
che teneva in mano:
Uno dei miei amici, Bartholier, di cui
vi ho parlato mi scrive che la guerra  inevitabile.
L'ordine di mobilitazione pu essere lanciato da un momento all'altro.
Parto dunque stasera, per esser l...
Si interruppe. Il visino era impallidito e
una voce soffocata mormor:
La Francia! E voi, Norbert...
Che sguardo angosciato in quei cari occhi
dorati! Egli ricord una frase pronunziata
qualche giorno prima dal signor Laurentie:
Il grande amore di Nicolette, dopo Dio, 
la Francia.... E ora, nell'impeto della commozione,
la ragazza pronunziava il suo nome
insieme a quello dell'amata patria. Si sarebbe
detto che li amava in uno stesso anelito,
in una stessa ansia di fronte al pericolo
imminente. Forse...?
S, nel suo sguardo ingenuo Norbert leggeva
chiaramente il candido amore che la
faceva trepidare per l'essere amato. Amore
purissimo, angelico, che si rivelava nel sussulto
di quel momento, all'approssimarsi del
grande dramma.
E Norbert si sent trascinato dalla gravit
dell'ora. Prese la mano di Nicolette, divenuta
a un tratto gelida e tremante. Chino su
di lei, chiese, con gli occhi negli occhi della
fanciulla:
Vi dispiacerebbe molto se morissi in
guerra? 
E me lo domandate?
Non sapete che mi siete diventato tanto caro?
S, lo so... e io, Nicolette, ho un grande
affetto per tutti voi... ma per voi in maniera
particolare. Vi amo, cara piccola Nicolette.
Gli occhi bruni, pieni di lacrime, continuavano
a guardarlo con la stessa ingenua profondit.
Egli soggiunse:
Lo dissi gi a vostro padre durante il
mio ultimo soggiorno. Gli chiesi se acconsentiva
ad affidarvi a me, come sposa dilettissima.
Mi obiett la vostra giovane et e
mi disse di aspettare che aveste compiuto
ventun anno. Era giusto, ed  ancora pi
giusto adesso, poich non  il momento di
prendere impegni. Tuttavia, partendo, mi sarebbe
caro, Nicolette, portare con me la speranza
che non direte di no quando vi chieder
un giorno, se Dio mi dar vita, di diventare
mia moglie.
Mentre parlava un tenue rossore copriva
le guance di Nicolette. Alle ultime parole
la ragazza impallid di nuovo, ma sotto il
velo delle lacrime i suoi occhi avevano una
luce dolcissima.
Caro, caro Norbert... credo che non dir
di no, infatti. Ma il babbo ha ragione, sono
ancora troppo giovane. Aspetteremo... e pregher
tanto per voi!
Norbert strinse delicatamente la piccola
mano che tremava un poco. Qualcuno in quel
momento stava scendendo le scale. Nicolette
riconobbe il passo pesante della domestica,
e disse in fretta:
Andiamo dal babbo. Gli diremo tutto,
non  vero, Norbert?
Lo studio del notaro era una grande stanza
con due finestre che davano sulla strada. In
quella cornice di una semplicit provinciale,
un po' antiquata, il notaro Laurentie appariva
dignitoso e accogliente, compito ma non
rigido, probo e franco nelle sue parole e nelle
sue azioni, nobile continuatore di quella vecchia
stirpe di uomini di legge che da tante
generazioni occupavano l'antica casa dei monaci.
Non rimprover Norbert per aver fatto conoscere
a Nicolette i sentimenti di cui lui,
il padre, era stato il primo confidente, ma
ripet quanto aveva gi detto al giovanotto.
Non parleremo ancora di fidanzamento,
cari figliuoli. Bisogna che Nicolette rifletta;
eppoi, lo sapete, Norbert, non vorrei maritarla
prima di due o tre anni.
Nicolette, seduta accanto al padre, appoggiava
alla sua spalla il visetto arrossato. Tra
le ciglia scure i suoi occhi sorridevano a Norbert.
Alz un poco la testa e baci con tenerezza
il notaro.
Aspetteremo, babbo. Io sar felice al
solo pensiero di vivere sempre accanto a Norbert
al quale voglio tanto bene e che ora 
delle nostre idee, ha la nostra stessa fede.
La candida confessione fece sorridere il padre
e trasalire di dolce commozione Norbert
che era in piedi, appoggiato alla scrivania.
Posando una mano carezzevole sulla testa
della figlia, il signor Laurentie disse:
In quanto a me, non ti darei a nessun
altro con altrettanta fiducia, mia bambina
carissima. Norbert  un uomo onesto e leale,
e sapr amarti come meriti. Siate dunque
pazienti, ragazzi miei, rimettetevi nelle mani
di Dio, che un giorno sapranno riunirvi se
in questo matrimonio  il vostro bene spirituale.
Si alz, si avvicin a Norbert e lo abbracci.
Poi baci Nicolette e disse con un tremito
di commozione nella voce:
Ora andiamo ad annunziare allo zio la
vostra partenza, Norbert. E oggi nel pomeriggio
Nicolette verr con voi a mettersi sotto
la protezione della Regina degli Angeli, nella
nostra vecchia chiesa dedicata al vostro
Santo patrono.
Il sole cocente di luglio cominciava a incendiare
le vetrate dell'abside, quando Nicolette
e il cugino varcarono la soglia di Saint
Norbert. La navata, deserta e fresca, sembrava
illuminata misticamente da quella luce
che prendeva vari colori passando attraverso
le sontuose vetrate antiche. Norbert e Nicolette,
entrambi raccolti, la costeggiarono lentamente
e andarono a inginocchiarsi davanti all'altare della Madonna.
Nei vasi antichi si ergevano rose e gigli
colti nel giardino dei Laurentie, e il loro
odore soave si effondeva per l'aria fresca. Un
lungo raggio di luce purpurea, scendendo dai
vetri, avvolgeva la statua della Vergine,
bianca e delicata, eretta sull'altare, con le
mani aperte come nell'atto di chiamare a s
l'umanit sofferente e peccatrice.
Norbert, con la fronte appoggiata alla
mano, riandava col pensiero a un giorno dell'estate
precedente, a quella mattina infocata
dal sole in cui aveva visitato per la prima
volta la vecchia chiesa in compagnia di monsignor
Laurentie e di Nicolette. Allora era
in preda al dubbio, e al malessere. Era ancora
innamorato di Reine. Ora una pace,
una luminosa certezza, empivano la sua
anima di credente, e l'eletta del suo cuore
era la piccola candida Nicolette della quale
possedeva l'amore purissimo.
Ella pregava al suo fianco, a mani giunte,
con gli occhi alzati verso la Madonna che
sembrava aprirle le braccia. Un sincero fervore
animava il visino delicato al quale facevano
aureola i dolci capelli castani accarezzati
da un raggio di luce.
Quando, un quarto d'ora dopo, i fidanzati
si alzarono per lasciare la cappella tutta illuminata
dai bagliori del tramonto, Nicolette
disse a voce bassa, posando la mano sul braccio
di Norbert:
Ti ho raccomandato a Lei, caro.
Lei! Egli non chiese: Di chi parli?.
Poich anche lui aveva messo tutta la sua
anima ai piedi della Madre di Ges, della misericordiosa
Protettrice la cui immagine sembrava
sorridere ai due giovani penetrati di
tutte le pi alte, le pi pure virt cristiane.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Norbert torn a Clergeac circa un anno
dopo, nell'aprile. Aveva una licenza di quindici
giorni che and a passare vicino alla
fidanzata.
Partito sergente, era ora sottotenente, proposto
per la Legione d'Onore per atti di coraggio
e di eroico sangue freddo che i suoi
superiori avevano segnalati. Ferito non aveva
voluto lasciare la sua compagnia e si era fatto
medicare sul posto.
Da allora era rimasto continuamente in
prima linea, sempre pronto per le missioni
pericolose, comunicando ai soldati la sua
calma e il suo indomito coraggio, pieno di
affettuosa sollecitudine per loro, e riposandosi
delle miserie, delle privazioni, delle sofferenze
morali e fisiche, in fiduciosi sfoghi
con Nicolette e con i cugini Laurentie nelle
lunghe lettere in cui, ai semplici particolari
della vita quotidiana, si mescolavano i pi
elevati pensieri, le pi profonde considerazioni
spirituali.
La corrispondenza era molto meno frequente,
e soprattutto pi breve, tra lui e i
genitori. Maurice Defrennes, vedendo che gli
affari della banca erano fiacchi, si era messo
a fare forniture militari allo Stato. La sua
larghezza di idee, come diceva la moglie, o
meglio la sua mancanza di scrupoli, gli erano
utilissimi in quella occasione, non meno delle
sue relazioni politiche.
La signora Defrennes aveva preso la direzione
di una opera per i profughi. Bench
addossasse tutto il lavoro alle assistenti volontarie,
pareva sempre indaffarata, affrettata,
importante. Le sue lettere erano un susseguirsi
di piccole frasi brevi, e il loro tono
generale era di un crudo pessimismo che faceva
fremere di sdegno Norbert, cos profondamente
patriottico e fiducioso nei destini
della Patria.
Lisette e il marito erano tornati nel mese
di gennaio dalla Svizzera. Il signor Defrennes,
grazie alle sue relazioni, aveva ottenuto
la naturalizzazione del genero, e ora questi,
debitamente trasformato in francese, testimoniava
il suo zelo patriottico andando
ogni giorno a fare atto di presenza al Ministero
della Guerra, dove Maurice Defrennes
lo aveva fatto trasferire.
Norbert aveva veduto i suoi in gennaio,
durante una licenza di quarantotto ore che
aveva trascorsa a Parigi.
In quella occasione aveva passato molte
ore con la signora Dolmaine, rimasta sola
perch il figlio era stato mobilitato fin dall'inizio
della guerra. In quell'ambiente di
nobilt morale e di fervente eroismo il giovane
ufficiale si sentiva molto pi a suo agio
che nella casa paterna, dove tutto, opinioni,
sentimenti, maniera di vivere, urtavano in lui
fibre delicate e profonde, rese ancora pi vibranti
dai tragici avvenimenti del momento.
Norbert non esit un istante sulla scelta
del luogo dove trascorrere la licenza di aprile.
Soltanto a Clergeac avrebbe trovato la distensione
necessaria, la gioia calma e pura
di cui la sua anima era assetata.
Vi giunse in una limpida mattina di aprile.
Una leggera nebbia copriva i castagneti che
circondavano la citt e stendeva un velo sulle
torri di Saint Norbert. La cittadina appariva
tutta soffusa di una pallida luce, inerpicata
sul fianco della collina coronata dalla chiesa
e dagli avanzi della vecchia abbazia. Svelti
pioppi ergevano nelle vicinanze i rami sui
quali ben presto sarebbero spuntate le prime
foglie, e il fiume, ai loro piedi, scorreva calmo
e limpido nel suo letto di erbe fluttuanti.
Il notaro Laurentie accolse Norbert all'arrivo
del treno. Lo abbracci affettuosamente
e disse, con una emozione che gli faceva tremare
la voce:
 Caro figliuolo, finalmente ci rivediamo!
S, cugino, eccomi qui, venuto a ritemprarmi
nel caro ambiente familiare. E la nostra
cara Nicolette?
Non sta molto bene, altrimenti sarebbe
venuta con me.
Si sente male? Niente di serio?
No, certo. Soltanto un po' di esaurimento.
Il tuo arrivo la rimetter, del tutto,
caro Norbert.
Risalirono la via della Santa Pasqua, nella
frescura soleggiata del mattino. Sulle porte
le massaie, i bambini, apparivano un momento,
guardavano curiosi il giovane ufficiale,
e, riconosciutolo dicevano:
Ah!  il cugino del signor Laurentie!
 il signor Defrennes, di lass. Grazie a Dio,
 di quelli che non si danno aria, bench sia
un bel giovanotto!
Mentre stavano per giungere alle due case
contigue, il signor Bruno chiese:
Vieni prima da noi? Nicolette ti attende
e ti ha preparato lei stessa la colazione.
Oh, s, voglio vederla subito, la mia piccola
Nicolette!
Era l, in attesa, dietro la porta, che apr
udendo i passi dei due uomini arrestarsi sulla
soglia di casa.
Tese le mani a Norbert, con un gesto rapido
e grazioso.
Caro Norbert!
Non pot dire altro; la commozione le chiudeva
la gola e le coloriva leggermente il viso
un poco smagrito.
Norbert l'attir a s e pos con dolcezza le
labbra sulla fronte che si offriva, come aveva
fatto al momento della partenza, quasi un
anno prima.
Nicolette mia, vengo a passare qui, accanto
a te, i giorni di riposo che mi sono stati
concessi... accanto a te, nella vecchia casa
dei miei padri, che furono dei buoni, dei nobili
francesi.
Nel vestibolo, dietro a Nicolette, apparve
il vecchio sacerdote, seguito dalla signora
Dolmaine venuta a passare qualche settimana
dal fratello. Soltanto Giuseppe, il parroco,
mancava alla riunione familiare, ma doveva
arrivare il giorno dopo, perch era riuscito
a far coincidere la propria licenza con quella
del cugino.
Norbert, penetrato da una interna gioia,
rivide la vecchia dimora dei Laurentie, il
giardino dove gi fiorivano i primi mughetti,
il chiostro adorno dai lunghi tralci di vite
vergine. Nicolette lo accompagnava, con la
mano nella sua, presa anche lei dalla gioia
fremente di quei primi istanti. Ed ecco che
nell'aria calma una delle campane di Saint
Norbert vibr, poi cominci a spandere in
onde sonore la sua voce possente.
C' stato un funerale, stamani,
spieg Nicolette.
Norbert, che si era fermato per ascoltare,
disse con fervore:
Ah, le nostre campane! Le nostre vecchie
campane... come mi piace sentirle di
nuovo! Nicolette, per Pasqua mi trovavo in
un paesetto nelle retrovie. La chiesa era stata
quasi distrutta, ma una campana era rimasta
nel campanile crivellato dai colpi. La
feci sonare da uno dei miei soldati, un bretone
che era campanaro al suo paese, e chiudendo
gli occhi mi sentii per un istante trasportato
qui, presso la nostra vecchia chiesa.
Lo scoppio di un obice a poca distanza mi
ricondusse presto alla realt.
La mano di Nicolette trem in quella del
fidanzato.
Oh, Norbert, eri continuamente in pericolo!
Certo. Ma la morte  poca cosa, Nicolette,
per chi  pronto a riceverla, per chi, in
questa terra, cerca di vivere in Dio, per Lui,
con Lui.
Ella abbass il volto serio.
S,  vero. La morte  la soglia della
vita, la morte ci introduce nell'eternit di
amore. Pochi lo comprendono. Ma noi, caro
Norbert, noi lo sappiamo.
Si erano fermati sotto il chiostro, avvolti
dall'ombra fresca, all'ora in cui il sole cominciava
a scendere verso gli alti castagneti.
Nicolette appoggi la mano sul braccio di
Norbert; aveva gli occhi animati da una commozione
profonda.
Amico mio, sussurr con voce vibrante
di fervore quanto vorrei anch'io
soffrire e morire per la Francia!
Dopo quella sosta di pace nell'oasi benedetta
Norbert si ritrov nella fornace che
ogni giorno consumava tanti figli di Francia.
Aveva visto la matrigna per poche ore passando
da Parigi. La signora Defrennes gli
aveva aspramente rimproverato di aver trascorsa
la licenza a Clergeac; poi aveva soggiunto
con il suo usuale sarcasmo:
 una grande attrazione per te quella
famiglia Laurentie! Di' quello che vuoi, persisto
nel credere che la cuginetta cos disinteressata
c'entri per qualche cosa.
Norbert aveva risposto con freddezza:
Non posso discutere con te questi argomenti,
tanto non ci comprendiamo.
Questa volta la signora Defrennes non
aveva insistito; cominciava a capire che era
inutile davanti alla calma energia del figliastro,
a quella volont pi forte della sua.
Tra s e s rifletteva:
Non mi conviene spingerlo agli estremi,
altrimenti si getter addirittura tra le braccia
di quella gente.
Norbert, durante la breve sosta a Parigi,
non vide la sorella. Seppe che si distraeva
pi che poteva, non curandosi affatto di pensare
alla patria insanguinata. Korf era stato
riformato per una malattia di stomaco scoperta
al momento opportuno, e si associava
ai fruttuosi affari del suocero.
L'anno dopo, nel paesetto distrutto dove
dopo un attacco aveva ricondotto i suoi uomini
in riposo, il giovane ricev un giorno
una lettera della sorella. Lisette diceva:
Mio caro,
devo comunicarti una cosa che non ti stupir:
non posso pi sopportare Korf e subito
dopo la guerra divorzier. S, s, lo far, nonostante
tutte le suppliche dei miei! Ti devi
figurare, Norbert, che quel furbone ha risolto
il difficile problema di mettere nel sacco il
babbo, pur tanto astuto e diffidente! Ora,
non so come, lo ha in suo potere... e mi pare
di capire che il babbo si sia lasciato compromettere
da lui in affari piuttosto loschi, favorevoli
al nemico. Perci quando ho parlato
di divorzio si  addirittura disperato!
Non fare una cosa simile, Lisette! Lui
non accetter mai! Oppure sar la rovina e
il disonore, per noi!
Dunque perch mio padre  stato imprudente
e poco scrupoloso io dovrei restare tutta
la vita legata a quell'individuo? Ah, no davvero!
Gli altri si arrangino; io riprender
la mia libert. Ho gi il mio piano. Ti ricordi
del giovane Moulgrin, figliuolo del fabbricante
di tessuti?  riuscito a farsi trasferire
al Ministero della Guerra grazie a occulti
e forti appoggi; quelli stessi che hanno
favorito anche il padre facendogli assegnare
forti ordinazioni per la guerra. Dunque, stato
finanziario ottimo.
Andrea Moulgrin  innamorato pazzo di
me, e mi sposer a ogni costo. Il vecchio
Moulgrin non far certo il difficile; non ne
avrebbe il diritto, perch anche lui ha una
faccenda piuttosto sporca nel suo passato:
ricatto o truffa, non so bene.
Il foglio che tremava nelle mani di Norbert
gli sfugg dalle dita. Con un brivido di
orrore il giovane pens:
Ma  una cosa orribile!... Mio padre! Mio
padre!
E per una improvvisa associazione di idee
rivide l'attacco del giorno prima... gli uomini
che cadevano falciati dalle mitragliatrici,
un giovane ufficiale a lui molto caro
ucciso sul colpo per una pallottola al cuore.
Agonia, morte, sofferenze intorno a s...
E intanto suo padre...
Si alz con un movimento cos brusco che
fece cadere la rozza seggiola impagliata sulla
quale era seduto, nella sala mezza rovinata
in cui si trovava.
No, non era possibile! Un Defrennes non
poteva cadere cos in basso, per quanto corrotto
fosse.
Fece qualche passo, meditabondo, e nel suo
cervello affaticato dalla tensione nervosa dei
giorni scorsi pass una allucinazione tremenda.
Era come un fiume di fango che portava
nel suo immondo corso dei rivoli d'oro
e cercava di dilagare sulla Francia, di sommergere
la terra inzuppata di sangue sotto
la quale riposano tanti francesi morti per la
patria! Oro e fango... era il solo ideale di
un Korf. Ma Maurice Defrennes, il figlio dei
Defrennes di Clergeac...!
Per alcuni istanti Norbert prem con mano
tremante la fronte che gli scottava. Ah, perch
non era morto il giorno prima conducendo
i suoi uomini all'attacco! Non avrebbe
avuto l'atroce dolore di pensare che suo padre...
suo padre...
La porta della stanza, o meglio le due assi
di legno che funzionavano da porta, si aprirono,
e l'attendente si affacci annunziando:
Capitano, un ufficiale chiede di voi.
Norbert cerc di rasserenarsi e disse con
sforzo:
Fallo entrare, Gerlier.
Ma alla vista della persona che arrivava,
gli and incontro a braccia aperte.
Voi, Giuseppe!
Le loro mani si strinsero e per qualche
istante rimasero in silenzio, guardandosi negli
occhi, entrambi molto commossi.
Il parroco Dolmaine parl per primo.
Sono qui di passaggio, in missione
presso il vostro colonnello.  un anno che
non ci eravamo visti, amico.
Un anno, s... e... arrivate proprio a
proposito, Giuseppe! Ho avuto proprio ora
un tremendo dolore.
Tese la mano verso la lettera rimasta aperta
sulla vecchia tavola zoppicante.
Leggete. Mi direte se non  un incubo
orrendo.
Si mise a camminare per la stanza, mentre
il sacerdote prendeva la lettera di Lisette e
la leggeva attentamente.
Fermandosi a un tratto davanti a lui, Norbert
chiese con voce rauca:
Ebbene, che ne dite?... Ecco il Defrennes
dei tempi nuovi... il Defrennes libero dei
vecchi pregiudizi... il suocero di un Adrien
Korf.
Il prete appoggi le mani sulle spalle del
cugino, guardandolo con affettuosa piet.
Povero Norbert! Capisco quanto deve
soffrire un'anima come la vostra. Ma spero
che vostra sorella esageri... che vostro padre
non sia alla merc di quel miserabile.
Norbert scosse la testa.
Ho sempre avuto l'impressione che
Korf fosse l'uomo pi astuto e pi pericoloso
che si possa immaginare. Lo dimostr gi
dal modo in cui accalappi Lisette, che non
 davvero una ingenua. Mio padre, bench diffidente,
fu conquistato fin da principio alle
scaltrezze di costui. Perch si accorgesse del
tranello, che gli tendeva quel miserabile
avrebbe dovuto avere degli onesti princpi,
una misura morale che non ha, purtroppo!
Sono tanti anni ormai che il denaro  il solo
scopo della sua vita. Korf gli ha senza dubbio
fatto intravedere la possibilit di guadagni
ingenti, e la sua coscienza, ormai falsata da
tanti precedenti compromessi, non avr saputo
resistere alla tentazione.
Torcendosi le mani Norbert soggiunse con
accento di profondo dolore:
Ah, che sofferenza essere costretti a giudicare
il proprio padre! Sapete, Giuseppe:
quando siete entrato qui, stavo pensando che
Dio avrebbe dovuto farmi la grazia di essere
tra quelli che morirono ieri.
Se cos non ha voluto, amico,  segno
che vi destina a espiare ancora per quelli
della vostra famiglia che affondano nel fango
e nei piaceri.
Ma tutto ci  orribile, Giuseppe, pensateci!
Korf  uno straniero. Lavora contro
la Francia. In quale odiosa trama ha avvolto
mio padre? Questi  davvero un...?
La parola orrenda non pot passare dalle
labbra di Norbert.
Speriamo che non lo sia, Norbert!
Oh, tutto piuttosto che questo!... Giuseppe,
che cosa direbbe la mia piccola Nicolette
se sapesse? Lei che ama la Francia con
tutte le fibre dell'anima sua?! Se mio padre
avesse commesso qualche colpa spaventosa
dovrei renderle la parola, perch sarei indegno...
io, figlio di...
Non dite cos, Norbert! Comunque vadano
le cose sarete sempre degno di lei, di
noi tutti, dei vostri avi. Via, calmatevi, pensate
che se un Defrennes ha errato, voi almeno
servite la patria con tutto l'ardore, con
tutta la passione dell'anima vostra.
Cos parlando il sacerdote faceva sedere il
cugino e gli rimaneva accanto. Norbert disse
in tono doloroso:
Come  poca cosa la morte in confronto
a certe sofferenze! E avete visto, Giuseppe,
che mentalit ha quella povera Lisette! Non
una parola di sdegno... niente, niente! Per
lei solo il denaro conta, con i piaceri che esso
procura.
Appoggi la fronte alla mano mormorando
con fervore:
Ah, mia Nicolette... mia candida fidanzata,
verso quale ideale mi elevo quando
penso a te!
Il sacerdote, desiderando distrarlo da quei
pensieri, disse:
Ebbi ieri una lettera dello zio Bruno.
Deve partire a giorni per Tolosa per un affare...
e conduce con s Nicolette per farla
visitare da un suo amico, il dottor Dublanc.
Norbert chiese subito ansioso:
Si sente male?
No, ma  un po' esaurita. Le dure vicende
della patria colpiscono, in un'anima
come la sua, le fibre pi sensibili. Inoltre,
sta molto in pensiero per voi, Norbert.
Il giovane mormor con profonda e dolorosa
tenerezza:
Cara, buona piccina!
L'angelica visione aleggi un istante nella
sala devastata, con il soffitto sfondato e le
pareti sconnesse che il cannone vicino faceva
tremare. E i due uomini che erano l, vittime
designate dalla morte, ebbero per un
momento l'impressione di ritrovarsi nell'antica
dimora dei monaci, tutta pervasa dalle
forti virt ancestrali e del fascino purissimo
di Nicolette, l'amica degli Angeli.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Carissimo Norbert,
eccoci finalmente tornati da Tolosa. S,
finalmente... perch questi otto giorni sono
stati per me molto penosi.
Come sai, abbiamo laggi dei cugini di
mia madre, i Caveiller, gente di condizione
piuttosto modesta fino a due anni fa: stanno
ora diventando ricchi. Il cugino Caveiller
vede la sua industria pencolante prendere a
un tratto uno sviluppo inaspettato, e ne 
molto fiero, poveretto! E sua moglie... E le
sue figliole...
Ah, Norbert, ci sarebbe da ridere, se non
fosse una cosa pietosa, con i tempi che corrono!
Quei poveri disgraziati incoscienti non
pensano che il denaro guadagnato con la
guerra gronda di sangue francese, del sangue
del loro stesso figliuolo ucciso all'inizio dell'anno
scorso.
Anche ammettendo, come spero, che sia
stato guadagnato onestamente, dovrebbe bruciar
loro le dita, oppure sembrare come un
sacro deposito destinato a sollevare le miserie
create dal flagello. Purtroppo non  cos!
Godono pi che possono di questa inattesa
ricchezza, deplorando soltanto la mancanza
dei divertimenti del tempo di pace.
L'altro giorno la signora Caveiller diceva,
guardando con tenerezza le figlie che
tornavano da una lunga prova dalla sarta e
narravano le difficolt incontrate per procurarsi
le stoffe al mercato nero:
Povere figliuole, bisogna bene che si
facciano dei vestiti! Non hanno altra distrazione,
in questi tempi.
Pensai subito al povero Alfonso, il suo
figliuolo... e mi parve di vedere il suo corpo
sottoterra, nella trincea dove cadde... e altri
soldati, innumerevoli, come te, come tanti
che conducono una vita da termiti, nel fango
gelido, nel buio, con la minaccia incessante
della morte.
E frattanto esistono delle donne francesi
che non possono rinunziare ai vestiti, che
comprano cose inutili al mercato nero, che
riempiono ogni giorno le pasticcerie, che
vanno, vengono, viaggiano come maggiolini
indaffarati, avide soltanto di godere, di mettersi
in evidenza! E tutto questo avviene, almeno
per alcune di loro, con accompagnamento
di canzoni patriottiche o religiose. Oh,
che pena! E quanto ne ho sofferto!
S, ho riportato nella vecchia casa una
impressione dolorosissima, Norbert. La miseria
umana, la miseria morale che rode le
anime mi si  rivelata in tutta la sua triste
verit. Mi pare, da allora, di avere un peso
nell'anima, mi sento oppressa da una angoscia
continua.
Vorrei averti qui, caro, per confidarti
quello che provo. Ma sei lontano, al tuo posto
di onore e di dovere. Ah! Adesso ti invidio
ancor pi di soffrire, di darti tutto per
la patria! Io, povera ragazza, non posso fare
niente... niente... soltanto offrire per te le
mie imperfette preghiere e le mie pene...
Norbert pens con commozione:
Le tue preghiere di santa, mia cara Nicolette!
Leggeva quella lettera nel lettuccio di ospedale
dove si trovava gi da qualche giorno.
Ferito a un braccio, era stato mandato a Parigi,
con suo grande disappunto, perch la
matrigna era stata a trovarlo e aveva manifestato
l'intenzione di tornare spesso... e
tutto in lei, opinione, atteggiamenti, abiti,
urtava Norbert al massimo grado.
E ben pi penosa era stata per il giovane
la breve apparizione che Maurice Defrennes
si era sentito in dovere di fare presso di lui,
quella mattina stessa.
Il banchiere sembrava impacciato a dispetto
del suo abituale sussiego. Pensava
forse che con la sua losca cupidit di gaudente
si era fatto complice dei nemici che
avevano ferito il figlio? Oppure lo sguardo
doloroso, indagatore, che penetrava nel suo,
risvegliava in lui una certa vergogna, o un
vago rimorso?
Norbert si era proposto: Quando vedr
mio padre gli parler di quello che mi ha
scritto Lisette... cercher di riportarlo alla
ragione. Ma quella mattina era cos prostrato
dalla febbre che non pot attenersi a
quella risoluzione, e quando Maurice Defrennes
si alz, dopo pochi minuti, per andarsene,
gli disse soltanto:
Tornerai a trovarmi, babbo?
Il banchiere, posando la sua sulla mano
ardente stesa sul lenzuolo, rispose:
Ma certo, certo, carissimo! Non subito,
capirai... perch sono molto occupato!
Questo non deve impedirti di venire a
trovare il tuo figliuolo ferito.
Nell'accento di Norbert vibrava un rimprovero
quasi sdegnoso, e Maurice Defrennes
balbett:
Ma s, verr certamente... prima possibile.
E se ne and quasi in fretta, abbassando
le palpebre sullo sguardo confuso, come se
non potesse sopportare la vista di quegli esseri
doloranti, mutilati, vittime del nemico
e dei suoi complici.
Norbert stette a guardarlo mentre si allontanava.
Stentava a dominare il doloroso disprezzo
che gli rivoltava l'anima, l'orrore che
lo attanagliava.
Perch il contegno impacciato del banchiere,
quella fretta di allontanarsi dal luogo
dove soffrivano i soldati di Francia, quello
sguardo che sfuggiva gli occhi angosciati del
figliuolo ferito, non erano forse una confessione
di colpa?
Nel pomeriggio del giorno dopo una giovane
signora entr nella camera occupata da
Norbert e da altri tre ufficiali feriti. Era
Reine Figures.
Norbert aveva saputo dalla matrigna che,
dopo essere stata infermiera in quello stesso
ospedale, aveva da poco sposato un mutilato,
il colonnello Marceuil, lontano parente della
signora Defrennes. Gli ex fidanzati non si
erano pi rivisti dal giorno in cui Reine si
era recata in casa di Norbert per tentare un
ultimo passo; ma la signora non apparve affatto
imbarazzata quando si avvicin all'ufficiale
e gli porse la mano dicendo gentilmente:
Sono venuta a trovare le mie antiche
compagne di ospedale, e colgo l'occasione per
farti un salutino e chiederti come stai.
Egli ringrazi, molto disinvolto anche lui.
Reine non era che un ricordo ormai lontanissimo.
Altri, pi potenti, regnavano sovrani
nella sua anima trasformata.
La signora Marceuil conservava nell'abbigliamento
la squisita eleganza che aveva sempre
distinta Reine Figures. Norbert ritrovava
in lei quella grazia modesta, quel fascino
sereno che gli erano tanto piaciuti nella
fidanzata di un tempo. Fisicamente era quasi
la stessa; soltanto la sua carnagione di
bionda aveva perso un poco la delicata freschezza.
Moralmente Norbert non pot giudicare,
in quel breve colloquio, se qualche cambiamento
si fosse prodotto in lei.
Reine, uscendo dalla camera, incontr
sulla soglia Lisette, vestita all'ultimissima
moda, con la quale scambi una rapida
stretta di mano e poche fredde parole. La baronessa
Korf si avvicin al letto del fratello
e si chin per baciarlo.
Ebbene, poverino,  toccata anche a te,
eh? Volevo venire prima, ma non riuscivo a
trovare un momento...
Un profumo penetrante emanava dai suoi
abiti, dai suoi capelli, quasi del tutto nascosti
sotto il pi strano cappellino che Norbert
avesse mai visto. Fin dal primo sguardo
si accorse quanto era cambiata. Il suo viso
appassiva prematuramente. Una piega di cinica
amarezza le piegava le labbra tinte, e
la sfrontatezza dello sguardo era giunta a tal
segno, che fece impressione al fratello.
Egli rispose freddamente alle sue prime
parole:
Giacch sei tanto occupata, mi dispiace
che tu ti sia disturbata per me.
Lisette fece una delle sue solite risatine
stridule.
Via, non essere suscettibile! Sai bene
come sono... cio come sono stata educata.
In fondo, caro mio, se voglio un po' di bene
a qualcuno al mondo, lo voglio a te, a te.
Questa dichiarazione, la prima del genere
che udisse uscire dalla bocca di Lisette, commosse
Norbert nonostante il tono ironico in
cui era fatta.
Prese la mano della sorella e fiss un lungo
sguardo sul giovane viso che gi portava i
segni di precoci colpe morali.
Povera bambina, che cosa hanno fatto
della tua anima?
Se l'ho, un'anima,  ben misera, te lo
dico io. Ma parliamo di te. Come va la tua
ferita?
Si era seduta sul letto e appoggiava una
mano sulla spalla del fratello. Egli rispose
brevemente alle sue domande.
Sempre lo stesso! esclam lei ridendo.
Non ti piace parlare di te. Dimmi:
hai avuto or ora la visita della tua ex fidanzata,
vero?
S... era venuta a salutare le infermiere
ed  entrata un momento.
Lisette fece un sorrisetto malizioso che le
rese per un istante una espressione di giovinezza.
Se non  venuta espressamente per te!
Il colonnello Marceuil  un bell'uomo, ha un
bello stato di servizio... ma non pu gareggiare
con te, Norbert, e credo che Reine non
ti abbia dimenticato.
Ti sbagli certamente. Reine  una donna
onesta e...
Chi lo nega? Sarebbe onesta lo stesso
anche se si concedesse l'innocente piacere di
rivedere qualche volta l'uomo che ha amato,
che forse ama ancora.
Io sono di un altro parere. Il suo dovere,
se non mi avesse dimenticato, sarebbe
di evitare ogni occasione di riavvicinamento,
perch per una donna sposata cercar di incontrare
un uomo che ha amato  gi un principio
di tradimento.
Che rigore. Allora che cosa diresti di
me? Ma non ti faccio le mie confidenze, ti
scandalizzerei troppo.
Le labbra troppo accese si sollevarono in
un sorriso sarcastico.
Norbert disse con mestizia:
No, non ti scomodare a farmele. Le immagino
abbastanza per soffrirne profondamente.
Ah, Lisette,  mai possibile che tu discenda
dalla stirpe forte e cristiana dei Defrennes,
di cui compresi lo spirito fin dai
primi giorni che passai a Clergeac? Tu... Tu... mia sorella!
Ella alz le spalle con impazienza e una ombra pass nei suoi occhi scintillanti e arditi mentre rispondeva quasi con asprezza:
Chiedi ai miei genitori perch hanno
fatto di me quella che tu mi rimproveri di essere!
Se esiste un Dio, come credi, dovr riversare
la sua punizione su loro.
Norbert mormor con voce sorda:
S, purtroppo!
Il sorriso spunt di nuovo sulle labbra di
Lisette, che replic con un leggero tono scherzoso:
Via, non assumiamo un tono tragico.
Veramente non li rimprovero di avermi educata
cos, perch in fondo sono felice, tranne
in qualche momento. Presto pianter Korf e
sposer Moulgrin figlio che non vede che per
i miei occhi. Saremo una coppia di buoni
compagni. Lui  un po' troppo innamorato e
farebbe volentieri il geloso; ma lo metter
a posto. Quando una donna  riuscita a domare
un Korf, sapr benissimo guidare un
semplice Moulgrin.
E la risata acuta rison nella camera dove
gli altri tre feriti, pur fingendo di leggere,
gettavano occhiate incuriosite verso la giovane.
Fino a quel momento aveva parlato a voce
piuttosto bassa, ma le ultime parole erano
state dette a voce alta. Norbert fece un gesto
di impazienza e mormor:
 inutile far sapere le tue tristi teorie.
Mia povera Lisette, ti compiango. E Korf,
quell'odioso vampiro, che fa? In quali compromessi
ha trascinato mio padre?
Lisette fece una spallucciata.
Non ne so niente! Posso dirti soltanto
che vanno pienamente d'accordo. Adrien  il
grande consigliere del babbo che non fa pi
niente senza di lui. E ho motivo di credere
che lo stimatissimo Korf sia in ottimi rapporti
con il nemico.
Ma forse il babbo non lo sa... no, non
lo sa certamente, perch quel miserabile
glielo tiene nascosto.
 probabile. Ma ti ripeto che Korf gli
fa fare tutto quello che vuole. I pochi scrupoli
che forse il babbo conserva ancora non
possono certamente reggere davanti all'abilit
di quell'uomo che sa sfruttare ammirevolmente
i difetti e i vizi altrui.
S... ma insomma sono soltanto tue supposizioni.
Non sai mica niente di preciso
circa... circa una possibile complicit tra
loro?
No; ma conoscendo Korf sono certa che
nei suoi intrighi con il nemico si serve del
babbo come di uno schermo dietro al quale
manovra lui, con sicurezza. Se le cose vanno
male l'unico compromesso sul serio sar il
babbo: Adrien figurer soltanto come comparsa...
Si interruppe vedendo il viso sconvolto del
fratello.
Via, Norbert, non te la prendere cos!
Posso ingannarmi...
Aveva lo sguardo addolcito mentre, con
mano quasi carezzevole, stringeva le dita frementi
del giovane.
Egli mormor con accento di sconfinato dolore:
Ahim! Sento che dici la verit. Era
cos imbarazzato davanti a me l'altro giorno!
Che vergogna! Che tremenda vergogna!
Poi, con un movimento brusco, si raddrizz
sui guanciali e fiss su Lisette uno sguardo
febbrile.
E che Korf non mi venga a trovare! Cinico
come  sarebbe capace di farlo; ma non
potrei sopportarlo, non potrei fare a meno di
gridargli la sua infamia qui, davanti ai miei
compagni.
Non temere, gli impedir di fare questo
passo, che certamente si era proposto. Capir
a volo, e se non vorr capire glielo dir
chiaramente. E ora, caro, ti lascio, ma torner
presto... e parleremo di cose meno spiacevoli,
giacch temo di averti fatto salire la
febbre.
Egli fece un gesto di indifferenza.
Poco importa. Volevo sapere.
Arrivederci, Lisette. S, torna. Sei sopra una brutta
strada, povera piccina, ma sento che sei sincera
quando dici che mi vuoi bene. Se in seguito
tu fossi infelice non dimenticare che
troverai sempre un appoggio in me.
Ella si sforz di ridere e di schernire.
Io infelice?... Oh, non sono donna da
esserlo mai! Comunque, ti ringrazio, Norbert.
Usc, leggera e vivace, lasciando dietro a s
una scia di profumo penetrante e una sofferenza
pi profonda, pi acuta, nell'animo
del fratello.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Come Lisette aveva previsto quella sera
Norbert ebbe un rialzo di febbre che continu
nei giorni seguenti. Non era ancora
del tutto rimesso, quando ricev la visita del
signor Bruno Laurentie.
Il notaro, dovendo trattare un affare con
un collega parigino, aveva colto l'occasione
per andare a trovare il parente.
Nicolette voleva venire con me, spieg
a Norbert ma la povera piccina non sta
bene;  molto debole in questi ultimi tempi,
e non ho voluto farle affrontare la fatica di
un viaggio.
Che cosa ha, dunque, la mia piccola Nicolette?
Un grande esaurimento che ci preoccupa
seriamente. Lei dice che non ha nulla
e si sforza di essere allegra; ma vediamo benissimo
che non  pi la stessa. Cominci a
star peggio dopo la gita a Tolosa.
Forse laggi si stanc troppo?
No, no. Ma rimase molto impressionata
dallo stato d'animo spensierato e gaudente
delle sue cugine e di molti altri. La nostra
Nicolette  una creatura di eccezione;  incapace
di sopportare senza soffrirne profondamente
una offesa ai suoi tre grandi amori:
Dio, la patria, la famiglia. L'empiet, l'indifferenza
religiosa, il tradimento, i dolori
infiniti dell'umanit in questa epoca dolorosa,
sono per lei altrettante spade che la trafiggono,
appassionata come  sotto il suo
aspetto calmo. Non c' dunque da stupirsi
se la sua salute, gi delicata, subisce gli effetti
di questa desolazione interiore.
Ma, insomma... non c' niente di grave,
spero?
La voce di Norbert tremava. Il signor Laurentie
gli prese una mano, rispondendo premurosamente:
Ma no! Non ti preoccupare, caro! Con
delle cure la nostra cara piccina si rimetter
presto. Eppoi verrai tra poco a trovarla tu
stesso!
S, verr a passare da voi la licenza di
convalescenza.
La tua matrigna non ne sar scontenta,
immagino.
Norbert fece un gesto evasivo. Nemmeno a
quel parente, al quale voleva tanto bene e
nel quale aveva piena fiducia, voleva confidare
che vivere sotto il tetto paterno, anche
per pochi giorni soltanto, sarebbe stato per
lui una tortura insopportabile ora che era quasi sicuro della complicit del banchiere con Adrien Korf. 
Il giorno dopo, quando la matrigna gli
chiese: Verrai a passare la licenza a casa
nostra, vero? rispose che sentiva la necessit
di un completo riposo mentale che non
avrebbe trovato a Parigi, e che aveva deciso
di andare a Clergeac, la citt calma per eccellenza.
La signora Defrennes non insist, ma disse
con fredda ironia:
Decisamente la tua casa  l, ora!
Egli ribatt:
S, trovo nella vecchia casa della mia
famiglia quello che mi  sempre mancato in
casa di mio padre.
Che cosa, dunque?
I ricordi, le tradizioni, una atmosfera
di fede e di spiritualit cristiana.
La signora Defrennes fece una risatina sarcastica.
Che paroloni!... Ma infine, non faccio
commenti. Ho visto che la tua ostinazione 
irriducibile, e credo sia meglio lasciare che
il tempo, l'esperienza, le delusioni, ti facciano
capire quello che valgono i Laurentie
e la loro religione.
Norbert la guard con insistenza negli occhi, poi le chiese in tono calmo e chiaro: 
E se in quella fede trovo la pace e la
felicit, perch vorresti privarmi di questa
consolazione?
Ella rimase per un momento alquanto imbarazzata;
poi, alzando le spalle, rispose con
ironia:
Ma no, mio caro, non voglio privartene.
Tientela pure, la tua fede. Ti predico soltanto
che una intelligenza come la tua ne
sar presto stanca.
Norbert trattenne a stento l'amara risposta
che aveva sulle labbra. Ah! L'ipocrisia
si trova dappertutto! Il parroco Dolmaine
gliela aveva mostrata nei falsi devoti che nascondono
sotto l'apparenza della religione i
loro odii o i loro vizi; lui la ritrovava nella
sua matrigna, la sedicente libera pensatrice,
in realt la settaria che, imbevuta di cieco
odio, cercava di mascherare la sua feroce animosit
con dei pretesti.
Mia piccola Nicolette, pens con fervore
tra poco ritrover accanto a te la sincerit,
la luce pi pura. Amor mio, le anime
come la tua sono preziosi doni divini concessi
alla povera umanit che si agita nella sua
miseria, nel suo materialismo.
Quanto la trov cambiata entrando nel salotto
dei Laurentie! Sembrava pi che mai
immateriale nel vestito bianco in cui sguazzava
il suo corpicino smagrito, con i capelli
che le ricadevano, trattenuti da un nastro di
seta bianca avvolto intorno alla testa! Si
alz per accogliere Norbert, per ricevere il
bacio che le dette sulla fronte; poi ricadde
sulla poltrona, dicendo con un dolce sorriso:
Lo vedi, Norbert, non sono ancora molto
forte! Ma ora che sei qui, andr certamente
migliorando.
Infatti nei giorni seguenti parve riprendere
le forze. Norbert la fece passeggiare lentamente
al suo braccio nel giardino soleggiato
dove fiorivano le ultime rose. A volte
il pallido viso, diventato minuto, si coloriva
un poco. In quei cari occhi color del fogliame
autunnale Norbert ritrovava la stessa tenerezza
candida, la stessa dolcezza luminosa,
ma non pi, o almeno ben di rado, la serena
gaiezza di un tempo.
Nicolette partecipava ai dolori della patria
con straordinaria intensit, e Norbert se ne
spaventava in cuor suo per via della sua salute
delicata. Ma che cosa poteva fare contro
l'ardore misterioso di quella giovane
anima tutta accesa di carit?
Non c'era per esaltazione alcuna in lei.
Quella natura privilegiata possedeva un equilibrio
perfetto, una grande facolt di sereno
giudizio. Perci andava meravigliosamente
d'accordo con Norbert; e nei loro colloqui
niente veniva a turbare l'unione delle loro
anime.
Norbert non fece parola alla ragazza dei
suoi dolorosi sospetti sul padre. Sapeva che
avrebbe sofferto profondamente del suo dolore
e anche al pensiero che un Defrennes
potesse essere complice dei nemici della
Francia. Le parl invece di Lisette, di quella
povera anima senza guida nella quale, come
una fiammella vacillante, rimaneva un po' di
affetto per il fratello, cos diverso dai suoi
genitori e dalle persone che frequentava abitualmente.
E Nicolette, giungendo le mani, mormor
con voce tremante di piet:
Povera Lisette! Povera Lisette!
Si sedevano talvolta sotto il chiostro ricoperto
dalla vite vergine. Nicolette, lavorando
a maglia, ascoltava Norbert che le parlava
dei suoi compagni del fronte, dei suoi soldati
che amava con fraterno affetto. Le leggeva
le lettere che gli avevano scritte, quelle
del parroco Dolmaine, e altre del suo amico
Bartholier, ferito gravemente, riformato, divenuto
da poco felicissimo sposo di quella
cugina un tempo cos ostinatamente rifiutatagli dal padre.
Il  barbaro padre ha ceduto facilmente,
questa volta, alle preghiere di Marta, scriveva
lo scultore.  convinto che le prove,
le sofferenze, mi abbiano fatto mettere giudizio,
e non ha torto. Andremo a vivere a
Moussenac, nella mia vecchia casa. In seguito,
finita la guerra, faremo qualche soggiorno
a Parigi. Brevi soggiorni, probabilmente,
perch a Marta piace stare in campagna,
e anch'io ora la penso come lei.
Ecco una buona famiglia, diceva
Norbert. Bartholier  un bravo ragazzo,
affettuoso, che render felice sua moglie.
La sera, intorno al lume del salotto, si riunivano
il vecchio sacerdote, il notaro Bruno,
i fidanzati e la signora Dolmaine che, nell'assenza
del figlio, passava diversi mesi a
Clergeac.
Quelle veglie malinconiche di cuori inquieti
erano dominate dalle speranze tenaci delle
anime francesi e dalla profonda, forte rassegnazione
cristiana.
Poi, dopo avere sfiorato con le labbra la
fronte di Nicolette, Norbert tornava a casa
sua, nella vecchia camera dei nonni, dove
Elisa aveva preparato tutto per la notte.
Come durante il suo primo soggiorno in
quella dimora familiare egli sentiva i muti
consigli di coloro che prima di lui avevano
abitato in quella stanza, sentiva intorno a s
la loro invisibile presenza. Pregava con tranquillo
fervore, con fede inalterabile, dinanzi
alla piccola Madonna di legno e al suo Bambino
dal dolce viso. Poi si addormentava
dopo aver pensato a lungo a Nicolette, la sua
angelica fidanzata.
Giunse purtroppo il giorno in cui Norbert
dov partire di nuovo. Quando ebbe varcata
la soglia di casa Laurentie, si volt, e la vide
in piedi, tutta bianca, nella inquadratura di
pietra, sotto la luce calda di mezzogiorno.
Nicolette tese le mani in un ultimo gesto di
addio e si sforz di sorridergli affinch portasse
con s un ricordo consolante, nella fornace
in cui tornava.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Da quell'ambiente dignitoso e comodo Norbert
cadde in pieno dramma, in pieno mistero;
e che orrendo, che terribile mistero!
Per deferenza filiale aveva riservato l'ultimo
giorno di licenza per passarlo nella casa
paterna. Pensava anche di poter avere con il
padre quel colloquio che il banchiere, come
se avesse sospettato il proposito di Norbert,
era riuscito a schivare fino ad allora.
Arrivando al palazzo Defrennes il giovane
trov la matrigna agitatissima. Lei sempre
tanto padrona di s, si preparava a partire
per Saint-Germain dove Maurice Defrennes
aveva preso in affitto una bellissima villa
nella quale conduceva vita brillante.
Pochi momenti prima erano venuti ad avvertirla
che suo marito era stato trovato moribondo,
ferito da una revolverata, in una
delle sale della villa. Accanto a lui, con ancora
in pugno l'arma usata contro il suocero,
era disteso il barone Korf, morto. Vicino a
Maurice avevano trovata una rivoltella mancante
di tre proiettili; questo spiegava le tre
ferite trovate su Korf.
Senza dubbio si era svolta tra i due uomini
una scena violenta, avevano estratto simultaneamente
l'arma, di cui erano sempre provvisti,
e avevano sparato. Il colpo tirato da
Korf aveva ferito gravemente il banchiere,
ma questi aveva avuto la forza di sparare ancora
e aveva ucciso il genero. Tale era la
tesi della polizia, e tale fu anche il pensiero
di Norbert mentre si sedeva accanto alla matrigna
nella macchina che doveva condurli a
Saint-Germain.
In quanto al motivo dell'alterco, il giovane,
per rispetto filiale volle immaginarlo
onorevole. Senza dubbio il signor Defrennes,
nauseato dei loschi affari a cui suo genero lo
faceva partecipare, aveva dichiarato al miserabile
che non intendeva seguirlo pi oltre
su quella strada, e poich Korf lo aveva minacciato,
gli aveva sparato addosso. S, questa
era certamente la vera versione del
dramma.
Nella macchina che li conduceva a Saint-
Germain, la signora Defrennes restava silenziosa.
Passato il primo momento di sgomento,
sembrava riprendere la sua presenza
di spirito. Negli occhi non aveva una lacrima.
Norbert, osservando quel viso pallido agitato
da contrazioni nervose, si chiedeva:
Che cosa sa, lei, degli affari di mio padre,
delle manovre di Korf? Poco, forse...
magari niente. Pur vivendo sotto lo stesso
tetto facevano ognuno la propria vita.
Ricordava tuttavia che le questioni politiche
non lasciavano indifferente la signora
Defrennes e che il banchiere era solito discuterne
con lei. Il giovane aveva anche notato
spesso maggior calore, maggiore accanimento
in lei che nel marito durante le loro
discussioni, e anche un certo settarismo.
Il signor Defrennes doveva aver subito
l'influenza delle sue idee, dei suoi consigli,
nell'orientamento politico della sua vita. Era
dunque da supporre che un uomo scaltro e
intelligente come Korf si fosse valso di quella
influenza femminile per meglio circuire il
suocero.
La domanda che tremava sulle labbra di
Norbert fu pronunziata finalmente con voce
esitante, un po' sorda:
I rapporti tra mio padre e Korf erano
dunque tanto tesi da far pensare che un
dramma simile possa essere scoppiato tra
loro?
La signora Defrennes volse la testa verso
il figliastro e rispose brevemente:
Pareva che andassero d'accordo. Non
ho mai avvertito alcun dissenso.
Eppure qualcosa ci deve essere stato,
se sono giunti a questo punto!
Certo... Probabilmente c' stata una
discussione, e tuo padre, che gi da qualche
tempo era molto nervoso, si sar lasciato
sfuggire un gesto di minaccia. Ma queste
sono soltanto delle ipotesi. Ti ripeto che non
ho la minima idea di ci che ha potuto originare
questo fatto orribile.
Bench Norbert sapesse da un pezzo quanto
la matrigna fosse fredda ed egoista, rimase
tuttavia impressionato dall'assenza di ogni
commozione in quella tragica circostanza.
Inoltre vi fu qualcosa, nell'accento della signora
Defrennes, che gli fece l'impressione
di falso, di menzognero.
Insist; voleva sapere fino a che punto suo
padre era stato d'accordo con Korf.
Eppure Lisette pensava che suo marito
esercitasse una grande influenza su mio padre
e che lo avesse indotto a terribili compromessi.
La signora Defrennes corrug la fronte.
I suoi occhi azzurri brillarono mentre fissava
con durezza il viso fremente di Norbert
che cercava di dominare la propria angoscia.
Lisette  insopportabile, da qualche
tempo. Si era urtata con Adrien e lo avrebbe
accusato di qualunque delitto. Non devi prendere
sul serio le sue chiacchiere, che intaccano
l'onore di suo marito e di suo padre.
Eppure credo Korf capacissimo di aver
cercato di compromettere mio padre per salvare
se stesso. E non ti pare che questo straniero
di origine equivoca, privo di scrupoli,
avr avuto la sua parte nei lucrosi intrighi
e tradimenti che hanno condotto il nostro
paese sull'orlo dell'abisso?
Non so niente di tutto questo, te lo ripeto,
Norbert. N tuo padre n Adrien si
sono confidati con me, e anch'io mi perdo
come te in congetture su questo alterco finito
cos tragicamente.
Norbert cap, questa volta, che non voleva
parlare. Forse esitava a svelare al figlio
l'ignominia del padre? Oppure la prudenza
la consigliava a negare ogni sua consapevolezza,
ogni sospetto della connivenza criminale
che era esistita tra Korf e il marito?
Norbert, per, riteneva con certezza che la
signora Defrennes sapesse tutto, e capiva anche,
con grande sdegno, che la matrigna non
provava orrore di quella complicit, se non
attiva, per lo meno tacita, di Maurice
Defrennes con un venduto al nemico.
Era per lui un nuovo dolore che si aggiungeva
alla prova straziante verso la quale si
incamminava.
La casa dove era avvenuto il dramma era
una villa di stile neoclassico, lussuosa e comune,
circondata da un bel giardino. Sulla
scalinata due servitori che discorrevano con
animazione tacquero all'avvicinarsi della automobile.
Uno se la svign nell'interno mentre
l'altro andava ad aprire lo sportello.
A Norbert, che mentre scendeva di macchina
chiedeva notizie del padre, il domestico
rispose:
Il signore  ancora vivo, ma sta molto
male.
Conducetemi alla sua camera, ordin
la signora Defrennes.
Norbert, seguendo la matrigna per le scale
ricoperte da un ricco tappeto, pensava con
ansia:
 vivo! Forse potrei risvegliare in lui un
lampo di pentimento...
Ma al primo sguardo dato al moribondo
cap di essere arrivato troppo tardi: Maurice
Defrennes era ormai in agonia e spir
nel momento in cui la moglie e il figlio si
chinavano sopra di lui.
Fu per Norbert una durissima prova. Non
avrebbe mai scordato il terribile momento in
cui vide ascendere al tribunale divino l'anima
paterna.
Poi fu preso dalle formalit, dov rispondere
alle domande dei magistrati venuti per
fare una inchiesta sul drammatico avvenimento.
La signora Defrennes, interrogata,
rispose come gi aveva risposto al figliastro:
non aveva mai notato che vi fossero dei contrasti
tra suocero e genero e non sapeva niente
del grave dissenso che, evidentemente, doveva
esser nato tra loro.
Non perse nemmeno per un istante la sua
presenza di spirito, la sua calma imperturbabile.
Neppure davanti al letto sul quale era
spirato il marito ebbe un momento di commozione.
Certo gi da molto tempo vivevano completamente
separati, e lei aveva sempre lasciato
capire a tutti, perfino ai figliuoli, che accettava
con gioia la libert che era stata accettata
dai due sposi, entrambi desiderosi di risparmiarsi
l'impiccio del dovere.
Norbert non ricordava che vi fossero state
discussioni di una certa importanza tra i due
coniugi. La signora Defrennes era sempre
sembrata molto soddisfatta della sua sorte,
e non aveva mai dimostrato amarezza o risentimento
verso il marito. Non si poteva
dunque attribuire a rancore quella freddezza,
quella insensibilit davanti all'orrore di un
tale dramma e a una fine cos tragica.
In quella circostanza Norbert pot misurare
ancora meglio la distanza che lo separava
spiritualmente dalla matrigna, e una
volta di pi ne prov una dolorosa stretta al
cuore.
Seguendo le indicazioni della signora
Defrennes mand un telegramma a Lisette, che
si trovava a Riarritz. Non occorse cercare
una formula atta ad attenuare il primo colpo.
La morte di Korf sarebbe stata per la giovane
una buona notizia; quella del padre
l'avrebbe lasciata quasi indifferente.
Norbert non si faceva illusioni in proposito,
e non fu sorpreso di ricevere un telegramma
con queste parole:
Impossibile venire. Prendete disposizioni
necessarie.
Lisette
La signora Defrennes, dopo aver letto il
telegramma portatole da Norbert, disse in
tono di viva contrariet:
 ridicolo agire cos! Da qualche tempo
Lisette detestava il marito. Eppure era cortese
e premuroso con lei. Comunque avrebbe
fatto bene a scomodarsi, in questa occasione,
se non altro per non suscitare commenti. La
gente curiosa sar fin troppo pronta a cercare,
secondo il solito, i retroscena del
dramma.
La vedova del banchiere si dava da fare
con molta energia, affinch quella gente curiosa
non sapesse niente, o per lo meno non
indagasse troppo sulla tragica avventura di
Maurice Defrennes; e bench ci fosse materia
per uno scandalo clamoroso, questo fu
soffocato, con l'aiuto di amici e complici dei
due defunti.
In apparenza, dunque, il nome dei Defrennes
restava onorato. Ma Norbert, ripartendo
per il fronte, portava con s il pesante fardello
dei dubbi, dei sospetti, del dolore cocente
che gli stringeva l'anima quando pensava
al padre colpevole, sparito cos repentinamente,
lasciando un mistero intorno alla
sua tragica fine.
Nei mesi seguenti Norbert e i suoi uomini,
sfiniti dopo diversi scontri, furono mandati
a riposo in un paesetto della Champagne.
L'ufficiale era alloggiato in casa di un possidente
locale.
Occupava una grande camera luminosa,
con due finestre che davano su un giardino
in disordine. La mobilia, di stile Luigi Filippo,
gli ricordava quella della vecchia casa
di Clergeac. Sotto una campana di vetro un
brutto orologio a pendolo di marmo, adorno
di qualche bronzo, segnava le ore di quella
tregua concessa al combattente.
Questi, per la prima volta dall'inizio della
guerra, provava una specie di abbattimento
morale, o meglio uno sgomento che non riusciva
a dominare. Il ricordo doloroso del padre
entrava in gran parte in questo stato
d'animo. Bisognava aggiungere a ci le sofferenze
fisiche e morali della guerra: le sue
e quelle degli altri, ancora pi penose per il
suo animo generoso, e la preoccupazione per
Nicolette che continuava a stare poco bene.
A questo stato d'animo non era estranea
anche la morte, avvenuta nell'ultimo attacco,
di un sergente al quale si era affezionato
come a un fratello: Andrea Maugrennes, un
giovane cresciuto senza alcun principio religioso,
verso il quale si era sentito attratto
per la sua rettitudine, il suo coraggio senza
smargiassate, la freschezza e la spontaneit
dell'animo suo, e forse pi ancora perch discerneva
in lui, sotto le sue affermazioni di
ateismo e le sue spinte teorie sociali, qualche
cosa come una inquietudine, una nostalgia,
simili a quelle di cui egli stesso aveva a lungo
sofferto.
Nato in una famiglia forgiata da antenati
profondamente religiosi, Andrea Maugrennes,
seguace dei predicatori della rivoluzione
e degli avversari dell'esercito, si era sentito
improvvisamente francese e pronto al sacrificio.
Aveva data la vita per la patria semplicemente,
oscuramente, con la soddisfazione
di compiere un dovere altissimo, e forse
con il pensiero di rientrare cos nella grande
famiglia dei suoi antenati, dai quali i suoi
educatori avevano cercato di allontanarlo
per sempre.
Norbert rimpiangeva quel giovane che forse
sarebbe diventato suo discepolo e del quale
gli piaceva comprendere l'anima, apparentemente
complessa, ma in fondo molto semplice,
poich era, come quella di molti suoi
contemporanei, quella di un povero ragazzo
tenuto lontano, per una educazione sbagliata,
dalle vive sorgenti alle quali la stirpe francese
ha attinto le pi forti virt, e la sua attitudine
allo slancio verso ogni nobile causa.
Dalla matrigna Norbert riceveva rare lettere,
tutte piene di questioni relative agli
affari della successione. Il banchiere lasciava
un patrimonio considerevolmente aumentato
negli ultimi anni.
Norbert, a cui ripugnava quella ricchezza
costruita sul dolore e sulla morte, aveva deciso
di darne la maggior parte a opere di beneficenza
per mutilati e combattenti, per le
vedove e gli orfani di guerra. Il resto sarebbe
bastato ampiamente alla vita comoda, ma
senza lusso, che intendeva condurre con Nicolette,
se usciva vivo da quella tempesta.
Lisette gli scriveva brevi biglietti molto affettuosi.
Non gli dava particolari sulla sua
maniera di vivere, e da questo egli concludeva
che doveva essere riprovevole. Nelle sue
risposte alla giovane insinuava qualche buon
consiglio, qualche riflessione atta a fermare
per un istante il pensiero frivolo di quell'anima
sviata, pervertita, forse non irrimediabilmente.
Ma trovava vero conforto nelle lettere di
Nicolette. La ragazza, troppo debole per poter
scrivere lunghe lettere come prima, inviava
al fidanzato soltanto poche righe nelle
quali si condensavano la soavit, l'ardore, la
semplicit delicata di quell'anima, e il suo
amore purissimo per Norbert.
Accennava appena alla propria salute. Non
si lamentava mai, e anzi diceva:
Sono felice di soffrire unita a te, a tutti i
combattenti, miei difensori. E che piccole
sofferenze sono le mie in confronto alle vostre!
Una sera Norbert stava appunto rileggendo
l'ultimo di quei biglietti che risaliva a quindici
giorni prima, quando l'attendente entr,
annunziando:
 arrivato il furiere, Capitano. c' una
lettera per voi.
Il giovane afferr vivamente la busta sulla
quale riconobbe subito la larga calligrafia
ben marcata di Bruno Laurentie. L'apr e
ne estrasse un foglio doppio, ricoperto della
stessa scrittura, che conteneva un foglietto
sul quale erano alcune righe scritte da Nicolette.
Norbert lesse subito quelle!
Norbert mio, amico carissimo,
Dio mi chiede il sacrificio della vita. Mi
chiede di rinunziare alla nostra felicit sulla
terra, e io ho detto:  Che la vostra volont
sia fatta. Signore!. Norbert, ricorda che
questa vita  solamente un passaggio dopo il
quale ci ritroveremo per l'eternit. Io non
smetter di amarti, l dove vado, in Colui
che  tutto amore. Non piangere per me,
caro, vado verso la Vita, verso la Luce; ma
consola il mio caro babbo, il mio povero vecchio
zio, la mia buona zia Teresa. Addio,
mio fidanzato, mio Norbert dilettissimo. Ci
rivedremo nella gioia senza ombre, senza fine.
La tua piccola Nicolette
Il foglio tremava tra le mani di Norbert,
che mormor passandosi una mano sulla
fronte madida.
Che dice? Nicolette mia... mia piccola
cara...!
Poi, avidamente, afferr la lettera del signor
Laurentie e lesse:
Norbert, figliuolo mio caro,
la nostra Nicolette  andata a raggiungere
i suoi amici, gli Angeli. S, ha lasciato
questa terra, la mia bambina dal cuore dolcissimo,
la piccola che ci era pi cara di tutti
i tesori del mondo.
Ieri si aggrav improvvisamente in maniera
del tutto inattesa. La debolezza and
aumentando con spaventosa rapidit senza
che i medici potessero combatterla. La nostra
piccina diletta si  spenta dolcemente, da
quella piccola santa che era. Lo dicono a
una voce tutti quelli che l'hanno conosciuta,
e specialmente chi l'ha vista morire.
pi di una volta ha pronunziato il tuo
nome. Pochi istanti prima di morire, l'ho
vista schiudere le labbra. Chinandomi ho afferrato
queste parole: Norbert... ci vogliono
dei santi... per riparare....
Le poche righe che ti mando, e che ho
trovate in camera sua con sopra scritto:
Da consegnare a Norbert, ci provano che
aveva sentito l'appello divino prima che il
suo stato si aggravasse.
Figliuolo mio, noi siamo affranti, ma benediciamo
Iddio di averci data una delle Sue
creature pi pure, che  stata per venti anni
la nostra gioia e la nostra consolazione. Ora
ha lasciato la nostra terra di lacrime e vive
nell'amore eterno.
Il cuore mi si spezza nello scriverti questo.
E tu, Norbert, figlio mio... tu che l'amavi
tanto nobilmente... pensa alle lacrime di
Cristo, nostro Maestro, sul Getsemani... stai
vicino a Lui per bere questo calice. Tutto si
pu sopportare... tutto, quando ci uniamo a
Lui.
Il foglio sfugg dalle dita di Norbert. Egli
si abbandon sulla vecchia tavola che era davanti
a lui e, appoggiati i gomiti sul vecchio
legno di mogano, stretta la fronte tra le mani
diventate improvvisamente gelide, mand un
rauco grido, e invoc:
Nicolette!
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Dalle vetrate poste sopra al portale di Saint
Norbert la calda luce di giugno effondeva
raggi azzurri, aurei e porporini sulle prime
colonne della navata, come la mattina in cui
Norbert Defrennes era entrato per la prima
volta nell'antica chiesa cistercense, sotto la
guida del vecchio sacerdote e di Nicolette.
Finita la Messa cantata, la folla dei fedeli
era uscita.
Ne restavano soltanto pochi, come il signor
Bruno Laurentie inginocchiato nella sua
panca, la signora Dolmaine con il velo di
crespo nero alzato, che lasciava scoperto il
viso smagrito, invecchiato, ma calmo, e accanto
a loro Elisa, la fedele domestica che
continuava ad aver cura della casa dei Defrennes.
Nel coro indugiava ancora la leggera nebbia
dell'incenso. Un vecchio sagrestano, andava
e veniva dall'altare alla sagrestia, strascicando
i piedi.
In uno degli antichi stalli sui quali erano
scolpite le scene del Nuovo Testamento, stava
inginocchiato il giovane prete che aveva celebrata
la Messa. Teneva il viso tra le mani
sottili e lunghe, assorto in una profonda
azione di grazie. Dopo aver terminato a Roma
gli studi teologici, aveva detto quel giorno
la sua prima Messa in quella chiesa di Saint
Norbert nella quale tanti dei suoi avi avevano
pregato, e dove Nicolette Laurentie
aveva trascorse tante ore della sua breve vita
in mistici colloqui con il Signore.
Quel sacerdote era Norbert Defrennes. Due
ragioni lo avevano spinto in quella via durante
gli ultimi anni della guerra: le ultime
parole di Nicolette morente, che il signor
Laurentie gli aveva riportate: Norbert... ci
vogliono dei santi... per riparare..., e una
frase del giovane don Dolmaine, in una lettera
che gli stava scrivendo nel momento in
cui un obice lo aveva ferito mortalmente,
poco dopo la morte di Nicolette:
La vigna del Signore ha bisogno di operai.
Ci vogliono anime generose, cuori apostolici
per rialzare le rovine morali...
A poco a poco, Norbert aveva sentito l'appello
che Dio gli rivolgeva per mezzo di quelle
due creature elette. La sua vita, che gli appariva
senza scopo da quando Nicolette non
era pi, era stata fortemente orientata verso
questo nuovo avvenire. La collera della matrigna
non aveva potuto fermarlo.
Appena libero dagli obblighi militari era
partito per il seminario francese di Roma...
ed ecco che quella mattina aveva compiuto
l'atto indimenticabile della vita sacerdotale:
il sacrificio divino offerto dalle sue mani a
Colui che regna nei cieli.
Era come schiacciato dal peso di quel dono
che gli spiriti angelici potevano invidiargli.
La sua anima fremente ringraziava e si umiliava...
poi si offriva in olocausto per le anime
colpevoli e, con dolore, pensava a quelle che
gli erano pi vicine: Maurice Defrennes, la
signora Defrennes tutta presa dalla sua vita
vuota e frivola, Lisette sposata al figlio dell'industriale
Maugrin, sempre pi avida di
piaceri, che danzava, purtroppo come tante
altre, sulle tombe appena chiuse delle vittime
del dramma spaventoso.
L'orologio della chiesa batt la mezza. Norbert
si alz lentamente, come controvoglia,
e and a raggiungere il signor Bruno e la
signora Dolmaine. Tutti e tre uscirono dalla
chiesa per la porta laterale davanti alla quale
una mattina Nicolette, sbucando dall'ombra
del piccolo portico nella fiammeggiante luce
estiva, era apparsa a Norbert come uno di
quegli ardenti serafini che circondano il trono
di Dio nella eternit.
Si recarono al cimitero e si inginocchiarono
nella cappellina di stile Rinascimento
attigua a quella dei Defrennes, sotto l'olmo
secolare. In quegli ultimi anni il sepolcreto
dei Laurentie aveva accolto tre nuovi ospiti:
Nicolette, il suo prozio che le era sopravvissuto
di poco e il reverendo Dolmaine che la
madre vi aveva fatto portare dal cimitero di
guerra dove era stato provvisoriamente inumato.
Ma nessun nuovo ospite riposava sotto la
cappella del secolo diciottesimo sul cui frontone
era scritto il nome Defrennes. Il corpo
di Maurice Defrennes era nel cimitero Pre-
Lachaise, a Parigi; la moglie gli aveva fatto
inalzare un ricco mausoleo nel quale mancava
il segno della Redenzione. L'anello spezzato
restava separato per sempre dalla catena
di antenati cattolici alla quale Norbert
si era ricongiunto.
Al ritorno il signor Bruno e gli altri rimasero
in silenzio. Il notaro si appoggiava al
braccio del giovane sacerdote che chiamava
figlio. Dopo la morte di Nicolette era molto
invecchiato, ma quell'uomo pieno di fede sapeva
reagire contro l'abbattimento del dolore,
e attendeva con nobile pazienza, nella
pratica di opere caritatevoli, che Dio lo riunisse
alla cara figliuola.
La signora Dolmaine viveva ora presso il
fratello e si occupava della casa, non pi illuminata
dalla grazia delicata di Nicolette.
Sapevano entrambi, per averlo imparato fino
dai loro primi anni, che la vita terrestre 
soltanto un passaggio che conduce alla vera
Vita, e che soltanto questa certezza pu risolvere
l'enigma delle sofferenze e delle ineguaglianze
del creato.
Mentre il signor Laurentie e sua sorella,
rientrati in casa, stavano cambiandosi, Norbert
usc dal salotto e si trov nel giardino
profumato dalle rose.
Il giardino era rimasto come al tempo in
cui Nicolette lo percorreva con il suo passo
leggero, quasi etereo. Costeggiando i vialetti
ombrosi, il neo sacerdote giunse ai resti del
chiostro, in fondo al giardino.
L, in un pomeriggio di luglio, Norbert,
accompagnato dal vecchio Monsignore e da
suo nipote, aveva avuto la graziosa visione
della fanciulla.
Appoggiato a una delle colonnette di pietra,
egli riviveva le ore di quel pomeriggio.
Nicolette! Piccola santa, fiorellino verginale!
Era passata nella sua vita come una
visione purissima, e ora lui, che apparteneva
interamente al Signore poteva, senza alcuna
colpa riandare con la mente a quell'essere
benedetto, il cui candido cuore gli aveva
ispirato un amore soprannaturale, spoglio di
ogni contingenza terrestre.
...
.
...
FINE.